Decisioni difficili

Serie: Dopo la Catastrofe


Un uomo in divisa grigia li guardava con gli occhi sbarrati mentre il respiro affannato gli impediva di tenere il fucile con fermezza, rivoli di sudore scendevano sulle tempie. Non avrebbe sparato, di questo Terry ne era certo ma non voleva farsi fregare dalle sorprese che un uomo spaventato può dare ad uno tremendamente attento. Con un movimento fulmineo mollò la mano sinistra dalla sua arma ed afferrò la canna dell’altro che non reagì sul momento, come se fosse stupito dalla reazione di un soldato americano che vede uno tedesco. Non combattè ma rimase con il fucile imbracciato come pietrificato dal tempo e non emetteva nessun suono o altro che facesse pensare ad una reazione violenta. Quando finalmente lo lasciò andare l’altro se lo mise in spalla, alla sua sinistra il prete aveva preso il coltellaccio che teneva in tasca e lo puntava a quello che rimase immobile in stato catatonico. Quasi non si rendeva conto di quello che era accaduto mentre lì fuori il mondo andava avanti e bussava insistentemente alle finestre. Per loro fortuna, constatò Terry voltandosi per un istante, i camminatori non avevano udito niente e placidamente battevano su ogni superficie disponibile. 

“Portiamolo di sopra prima che sia troppo tardi per tutti noi. Alberto, tienilo sott’occhio mentre ci muoviamo, sembra in stato confusionale ma non voglio perderlo nemmeno per un singolo istante, è troppo pericoloso.”
“Va bene.”
Salirono le scale con il nazista davanti e l’uomo di Dio che gli puntava l’arma da taglio sulla schiena e, ogni tanto, lo punzecchiava come a ricordargli che non poteva scegliere la via dell’eroe. Quello eseguiva gli ordini come un’automa e sembrava capire anche l’inglese visto che quando Terry gli diceva qualcosa lui reagiva correttamente. Una volta su rientrarono nella camera dalla quale erano scesi poco prima e fecero sedere l’ostaggio sulla sedia di legno che stavano usando.
“Levati la giacca” disse Terry guardandolo negli occhi.
Il
 ragazzo non disse niente, lo spavento non aveva fatto che aumentare ed ora dovevano prestare attenzione se non volevano scatenare qualche reazione incontrollata. Per ora appariva come un animale docile che non voleva essere ucciso ma le cose potevano cambiare rapidamente, soprattutto quando si trattava di uomini del Reich. 
“Strappagli le maniche col coltello mentre lo tengo sotto tiro” ordinò l’americano al prete.
“Per quale motivo?”
“Per legarlo, per quale altro motivo potremmo farlo?”
“Giusto, hai ragione, non ci avevo proprio pensato” disse il prete mentre eseguiva con due tagli precisi che non sfilacciarono molto la stoffa. Prese i due lembi e li annodò stretti più che poteva, nel mentre stringeva i denti per lo sforzo, e poi legò i polsi del soldato alla sedia in modo che non potesse alzarsi senza portarsi dietro tutto quanto. 
Terry stava osservando qualcosa di ben più interessante della scena, il fucile che aveva sottratto al nemico era da tiratore scelto, probabilmente era un cecchino mandato chissà per quale missione. L’ottica era in buonissime condizioni e non ne aveva mai vista una in grado di ingrandire così tanto l’obbiettivo, si poteva vedere un capello con chiarezza a centinaia di metri, aveva scoperto mirando fuori dalla finestra.
“Sei un lupo solitario?” domandò .
“Uh?”
“So che comprendi l’inglese, anche se non vuoi ammetterlo. Rispondi in tedesco se non sei capace di usare la mia lingua. Sei un lupo solitario?”
“Sì, non vado mai in missione in coppia” disse in un inglese stentato.
“Che obbiettivo avevi?”
“Dovevo attendere il lancio dei rifornimenti americani per uccidere quanti più soldati possibile. Durante i lanci è più facile che nel resto dei giorni perché escono in tanti per raccogliere il maggior numero di provviste” continuò in tedesco mentre si guardava intorno: sembrava cercare una via d’uscita alla sua situazione.
“Quanti ne hai fatti fuori?”
“Oggi?”
“No, nella tua carriera. Non mi sembri vecchio, avrai al massimo ventiquattro anni.”
“Più di quanti possa ricordarne, ho ricevuto molte medaglie per il mio operato.”
“Dovrei ammazzarti qui, adesso. Lasciarti morire come il cane che sei” urlò l’americano.
“Abbassa la voce, Terry. Non possiamo permetterci di farci sentire da quegli esseri lì fuori se non vogliamo morire tutti. Vieni con me” disse il prete prendendo da parte l’uomo.
Si allontanarono un po’ per evitare di poter essere ascoltati dal terzo incomodo che li guardava con ancor più terrore, come se dovessero condannarlo a morte ed eseguire la sentenza sul posto. Il prete sembrava molto preoccupato e cercava conforto negli occhi dell’altro.
“Ci serve, Terry, e lo sai anche tu.”
“Non ci serve affatto quel bastardo di un crucco.”
“Ascoltami bene: hai visto che razza di arma ha in mano? Ha tutta l’aria di saperla anche maneggiare e noi non possiamo proprio permetterci di perdere un uomo del genere.”
“Mi stai chiedendo di portarlo con noi e lasciargli anche un arma per ucciderci? Non se ne parla proprio amico mio. Tu sei un uomo di Dio ma io credo che non ci aiuterà se ci ficcheremo in un casino come questo tutti da soli.”
“E se ci fosse utile per sparare a quei camminatori da buona distanza? Non mi intendo di armi ma riconosco una bella ottica quando ne vedo una e quella mi sembra proprio potente.”
“Posso usarla io se questo ti preoccupa. Non sarò un cecchino ma posso sparare a dei bersagli che stanno quasi sempre fermi in attesa di essere uccisi di nuovo.”
“No, non è così che andrà. Noi porteremo quel ragazzo con noi, non mi importa se la sua divisa ha un colore diverso dal tuo. Non è questione di fede, è questione di sopravvivenza e dovresti averlo capito anche tu.”
“Non sappiamo nemmeno dove andare esattamente, per ora non ci muoviamo da qui e lui rimane legato. Avevo una fottuta mappa prima che succedesse tutto questo casino, devo andare a prendere il mio zaino. Anzi, ci andrai tu visto che io devo tenere sotto tiro quel bastardo lì.”
“Dove si trova?” domandò il prete sospirando, non si era ancora arreso ma aveva semplicemente chiesto un time-out, pensò il soldato.
“L’ho lasciato nella stanza da letto qui accanto.”

L’americano si rimise nella posizione che aveva preso nelle ultime ore prima che due persone in pochi minuti entrassero nell’edificio che riteneva più che sicuro e abbandonato. Le coincidenze nella vita a volte fanno cambiare prospettiva senza nemmeno rendersene conto. Non pensava nemmeno che un prete potesse trovarsi in una condizione del genere, gli credeva ma teneva gli occhi aperti: il nemico era sempre in agguato. Prese una sigaretta dalla tasca e poi guardò il tedesco che lo fissava avidamente senza dire niente: aspettava un po’ di tabacco anche lui.
“Ne vuoi una?”
“Sì, grazie.”
“Non ci rende amici” disse mentre gliela metteva in bocca e accendeva con l’accendino in metallo. Si era un po’ ammaccato dopo il primo lancio in paracadute e Terry aveva deciso di tenerlo come portafortuna e ricordo della sua carriera nell’esercito.
“Hai una moglie?” domandò il nazista buttando fuori il fumo.
“Non avremo una conversazione del genere, ti ho appena detto che non siamo amici io e te.”
“Va bene, va bene.”
“Quanti tedeschi ci sono in zona?”
“Non lo so, le comunicazioni via radio ormai non funzionano più da tempo.”

Alberto ritornò con un piccolo zaino militare da paracadutista e glielo porse senza proferire parola. Terry si chinò e aprì, iniziò a frugare a tutta velocità con le mani che correvano come su binari e sapevano con esattezza dove trovare l’oggetto della ricerca, quando lo prese lo tirò fuori come si fa con un coniglio dal cilindro. La mappa era ingiallita e sgualcita, almeno all’esterno, e sembrava aver subito l’azione di diversi agenti atmosferici, pioggia in primis. Aprì il grande rettangolo di carta e lo poggiò sulla finestra per vedere meglio.
“Ti aiuto a tenerla?” domandò il prete.
“No, controlla il nostro amico mentre io cerco di capire che cosa possiamo fare per andarcene da questa merda” rispose l’americano mentre i suoi occhi correvano freneticamente a destra e a sinistra.
“Non siamo lontani da quello che dovrebbe essere il quartier generale, se ci muoviamo in fretta entro mezz’ora dovremmo essere arrivati, camminatori permettendo. Potrebbe non essere una scampagnata allegra ma, con un po’ di accortezza, dovremmo farcela senza problemi.”
“E lui come lo trasportiamo?”
“Ho delle corde nello zaino, gliela legheremo intorno al collo e lo porteremo con noi” il tedesco sbarrò gli occhi.
“Scordetelo, non ti permetterò di fare una cosa del genere. Non avremo il nostro cane personale da portare al guinzaglio. Gliela legheremo in vita, questa è l’unica cosa che ti concederò di fare” rispose il prete con una smorfia di disprezzo.
“E va bene ma ricordati che sono io quello che ti ha salvato la vita, non il contrario, quindi cerca di non tirare troppo o potrebbe spezzarsi” rispose Terry buttando la sigaretta a terra.

Rumori più forti del solito provenivano da sotto, quando l’americano si affacciò vide un uomo che correva verso l’edificio, come aveva fatto il prete poco prima. Imprecò tra sé e sé mentre prendeva il fucile accanto a lui, sembrava tutto molto paradossale. 
“Che succede?”
“Questo merda è diventata un albergo e non ce ne siamo nemmeno resi conto. Rimani con il nazista, io vado a vedere di chi si tratta.”

Serie: Dopo la Catastrofe


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Discussioni

  1. Carino questo secondo episodio ma non quando il primo. Alcuni dialoghi invece, non so, specie nell’ultima parte sembrano troppo artificiali. Cioè mi danno più un senso di narrazione che di parlato.