Desideri

Serie: Buio al tramonto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Wendy incontra un'amica... e un desiderio la stuzzica, fino a farle credere di aver trovato l'amore.

Capitolo 4


2

Jessie l’aspettava seduta al tavolino più prossimo alla riva. Il chiosco gremiva di gente, e Wendy non l’avrebbe vista se Jess non si fosse alzata per venirle incontro.

“Wendy!” esclamò spalancando le braccia.

Wendy le corse incontro, abbandonandosi all’abbraccio dell’amica, che in segno di affetto la strinse a sé. Wendy ebbe un sussulto, e si ritrasse di scatto.

Ci fu una pausa, sullo sfondo del brusio del chiosco, durante la quale le due ragazze si fissarono sbalordite.

“Stavo per dirti che ti trovo bene” disse Jess. “Devo rimangiarmi la parola?”

Wendy sospirò. “Scusa” disse, e questa volta fu lei ad abbracciare, a lungo, l’amica.

“Vieni, sediamoci” disse poi Jess. I suoi occhi ora avevano un qualcosa di accusatorio che fece irritare Wendy, sebbene riconoscesse nel profondo che forse aveva ragione. Decise che non avrebbe parlato, se lei non le avesse chiesto nulla. A dire il vero, non aveva alcuna voglia di affrontare l’argomento. Faceva fresco, e Wendy si strinse la felpa attorno alle spalle. Si perse ad ammirare riflessi della luna..

“Guarda” disse Jess, “Laggiù al banco.”

Wendy, presa alla sprovvista, si voltò di scatto.

“Non così, scema” si affrettò a sussurrarle Jess, sforzandosi di non scoppiare a ridere. “Un po’ più discreta, magari.”

Wendy non rispose, e continuò a guardare. Gli angoli delle sue labbra sottili si erano alzati disegnando sul suo viso un sorriso.

“Non male” commentò alla vista di un ragazzo la cui schiena larga e la vita snella risaltavano, tra le teste pelate dei turisti e le loro pance allo sbaraglio.

“Sì, ma ora girati, perdio.”

Wendy distolse lo sguardo. Avvertì il volto avvampare.

“Scherzavo” disse Jess ridendo sotto i baffi. “È uno scrittore, sai?”

“Uno scrittore?” disse Wendy, eccitata, poi sospirò. “Non leggo un libro dalle superiori. Forse addirittura dalle medie.”

Quindi?” l’apostrofò Jess.

“Di che potremmo parlare, io e lui da soli?” chiese Wendy.

“Chi ha detto che dovete parlare di qualcosa?”

Wendy la fissò a bocca aperta, poi avvertì – anche se non poteva vederlo – il color porpora dipingerle le guance come il trucco di un clown. Abbassò lo guardo.

“Oh, santo cielo” esclamò Jess, “a volte mi sembri una suora.”

“Non lo so” disse Wendy. In fin dei conti Jess cercava di aiutarla, e lei lo sapeva. Aveva bisogno di iniziare a cambiare la sua vita. Un bisogno disperato. Si rilassò. “In ogni caso, non credo proprio che uno come lui voglia trasferirsi in un posto come Rotten Bridge. E soprattutto non vedo perché dovrebbe prestare attenzione a una come me.”

“Beh” disse Jess dopo aver bevuto un sorso del suo frappé, “per cominciare, perché sei una gran gnocca.”

Wendy arrossì, ma non poté trattenere un sorriso.

“E a quanto pare lo sai” osservò Jess. “E poi perché dovrebbe essere lui a trasferirsi qui?”

Wendy sospirò. “Come faccio con mio padre?”

Lo sguardo di Jess si fece serio. “Alla fine i nodi vengono al pettine.”

Wendy non disse nulla per un po’. Poi disse: “L’invalidità…”

“Ma certo… vedo che l’invalidità non gli impedisce di esser un figlio di puttana” disse Jess indicandole il braccio. Il fondotinta iniziava a macchiarle l’estremità della manica.

Si guardarono per un lungo istante, poi Wendy distolse lo sguardo. Iniziò a guardarsi attorno, e non per adocchiare lo scrittore di bell’aspetto seduto al banco del chiosco. Sulle sue gote il rossore era svanito. Il suo volto avrebbe potuto essere una fotografia in bianco e nero.

“Wendy” la richiamò Jess.

“Non voglio parlarne”. La sua voce tremava. Si strinse ancora di più nella felpa. Era una sua impressione, o l’aria che soffiava dal centro del lago si era fatta gelida?

“Nulla lo giustifica a metterti le mani addosso” sbottò Jess.

“Ho detto” disse laconica Wendy, riacquistando il colore sul volto, stavolta per la rabbia, “che non voglio parlarne.”

Jess, che iniziava a sentirti addosso gli sguardi incuriositi dei presenti, non proseguì. Il suo sospiro pose fine alla conversazione.

“Ti va un gelato?”

Wendy adocchiò l’orologio da polso. Erano le nove e mezzo.

“No. Ora devo proprio andare.”

Jess assunse un’espressione contrariata, e aprì la bocca, forse sul punto di ignorare gli sguardi imbarazzati delle persone intorno e proseguire il suo tentativo di convincere Wendy che non doveva per forza ricadere tutto sulle sue spalle. Alla fine chiuse la bocca e non disse nulla.

Ci fu una pausa, durante la quale Wendy sembrò dimenticarsi delle persone attorno. Di Jess. Non sentiva nulla, solo la brezza gelida. Pensava; rendendosi conto che la Wendy di quel momento era diversa dalla Wendy di un quarto d’ora prima. Era la Wendy che trovava fastidiose le ingerenze della sua amica, considerandole alla stregua di un insulto personale – quasi che lei fosse suo padre – ma che al contempo non riusciva a smettere di pensare alla pistola che era sempre stata rinchiusa in una scatola di latta in cucina. Non era tanto l’arma in sé il problema – sapeva (o forse ne era solo convinta) che quella scenetta non era altro che una dimostrazione di potere – ma piuttosto si chiedeva come accidenti avesse fatto uno storpio ad arrampicarsi su una sedia.

“Wendy, tutto bene?”

Il suo sguardo scattò in cerca di quello di Jess, ma prima di trovarlo finì al banco del chiosco, nel punto in cui lo scrittore gustava una birra. Le venne l’impulso di sorridere, ma non ci riuscì.

“Posso darti un passaggio? Si sta facendo buio.”

Wendy la fissò con diffidenza.

“Fino al frutteto. Poi continuo a piedi.”

Jess esitò. Era un bel pezzo, ma alla fine accettò.

Prima di lasciare la spiaggia, Wendy si voltò un’ultima volta per rubare uno sguardo del ragazzo che, scherzi a parte, per qualche motivo al di là dell’aspetto sembrava piacerle. Quando tornò sui suoi passi vide che Jess la stava osservando.

“Perché vedo un sorriso sotto ai tuoi baffi?” le chiese.

Jess assunse un’espressione provocante, e minò il gesto di arricciarsi i baffi. “Comunque non c’è bisogno di supplicarlo a trasferirsi” disse. “Abita proprio qui sopra.”

Wendy sentì il petto alleggerirsi. Non dissero più nulla, ma in quel momento Wendy La Foe credeva che tutto sarebbe andato per il verso giusto. E pensava alla casa, che dall’alto della collina ammirava il lago Makoyi.

Continua...

Serie: Buio al tramonto


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Mi è piaciuto molto il dialogo, la rappresentazione dell’amicizia tra le due ragazze. Sei sempre molto bravo nel saper creare le atmosfere e caratterizzare i personaggi. Mi piace molto come “mostri,” senza dire.

  2. Un capitolo basato sull’amicizia, quella vera: due persone che si vogliono bene e per questo, anche a costo di ferire l’altra, ci si dice le cose con schiettezza. Jess è rimasta a fianco a Wendy, anche quando le sue parole le hanno fatto male, addirittura proponendosi di riaccompagnarla a casa.
    La mia parte preferita? Quella sul pettegolezzo e i vari discorsi tra donne, ovviamente! 😼
    Ho la netta sensazione che tra Nick e Wendy nascerà qualcosa di bello. 😻

  3. “Sulle sue gote il rossore era svanito. Il suo volto avrebbe potuto essere una fotografia in bianco e nero.”
    Quanto ho adorato questo passaggio! è perfetto nella sua semplicità! 😻

  4. Ecco il nuovo episodio.🤣 La storia si fa più interessante e inizio ad avere una chiara idea della cornice della storia. Mi piace molto. Bravo. Si vede che stai prendendo confidenza con la storia ne beneficia anche la scrittura. 👍😉

  5. Ciao Nicola.Continua a piacermi tanto questa tua capacità di creare atmosfera. La scena del tramonto sul lago, con il mondo che si tinge di rosso e quel canto inquietante delle strolaghe, è potente e quasi cinematografica. Anche il momento in cui Wendy applica la pomata sugli ematomi, con la paura che sale insieme al ricordo, è scritto con una tensione sottile.
    Mi colpisce molto anche come riesci a raccontare il rapporto tra genitori e figli senza mai renderlo didascalico. Il telefono con scritto “Papà” che Nick lascia squillare in silenzio, o la scena della pistola tirata fuori dalla scatola di latta, dicono tantissimo con pochi gesti. Si percepisce che dietro c’è un mondo emotivo complesso, e questo rende la storia viva e ancora più coinvolgente.