Devozione

Serie: Wiccats.


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Non è sempre facile capire che si è al cospetto di una divinità. Gli dei tendono ad assumere delle forme confortanti e familiari, a volte con un grado di fascino tale che è impossibile non sentirsi coinvolti in una forma di devozione totale.

Davide somigliava a una mirror ball con la forma di un essere umano illuminata da mille faretti colorati.

Lo stregone diamantato indicò i polsi della sua amante oscura, due pesanti bracciali di contenzione si materializzarono con una lunga catena che terminava tra le mani di quello Swarovski di Nhtoi.
Erano bracciali argentei, lucidati a specchio, il loro potere principale era quello di assorbire e neutralizzare la volontà e l’energia dello spirito ribelle, limitandone ogni libertà e bloccandone ogni desiderio.

«Non mi rinchiuderai in una CAZZO di boccetta con una combinazione impossibile da scoprire. Troverò il modo di liberarmi. Mi conosci, non riuscirai a cambiarmi, non mi costringerai a implorare la tua pietà.»
Muihnak cercava di forzare i ceppi che le intrappolavano le braccia contorcendosi e spingendoli con tutte le sue forze.
«No, non hai capito. La tua “cazzo di boccetta” sarà il giovane mago. E non dovrai neanche implorarlo, lui ti odia già abbastanza da non concederti neanche il conforto di una mezza parola. Ma vedrai che col tempo si ammorbidirà, perché questo strano ibrido di essere umano artificiale ha un cuore fin troppo generoso e se ti comporterai bene ti sarà concesso anche più di quello che meriteresti. Devi ringraziare lui se non ti seppellisco in una fossa sperduta nelle profondità marine dentro un’anfora contenente urina di hyrax.» Nhtoi diede uno strattone alla catena, tirando a sé la creatura oscura che non tentò nemmeno di opporsi, continuava altresì a muovere i polsi, ruotando alternativamente le mani: un essere umano si sarebbe scorticato la carne attorno al carpo e metacarpo, ma per Muihnak il dolore era qualcosa di piacevole, il nero assoluto della sua pelle si stava schiarendo in una gradazione simile all’ebano stagionato e il suo volto adesso aveva una forma, una tridimensionalità con un aspetto quasi armonioso, strano e affascinante al contempo, poteva benissimo far parte di una squadra di atleti colpevoli di vincere ogni medaglia eliminando fisicamente i propri avversari.
Nhtoi si passò una mano sul petto luccicante, aprendo un varco a forma di losanga. Una stanza, una piccola camera ellittica, una cella asettica color arancione slavato. Non aveva porte, non aveva finestre o spiragli, poggiò il primo anello della catena con la delicatezza di un orologiaio che ripara un prezioso cronografo: la catena iniziò a scorrere all’interno del corpo dello stregone luminoso, tirando a sé quella strana creatura umiliata con quattro occhi che, urlando disperatamente, tentava di strapparsi le braccia a morsi.
Il corpo di Davide inghiottì quella creatura alta più di due metri, l’urlo rabbioso e avvilito si spense nel momento in cui il torace dello stregone si richiudeva.
«Giovane mago, adesso tocca a te cercare di farle capire cosa sia davvero importante. Prova a raddrizzare questo chiodo contorto e ossidato fino al midollo. Sarà complicato e snervante, ti avverto, ma il tuo carattere ha la forza necessaria per non cedere. Abbi cura di lei, te ne sarò grato.» Nhtoi si spense, lasciando un Davide barcollante in preda ad una strana vertigine.

Il mago diede un’occhiata a ciò che lo circondava: una ragazza mora sanguinava dal moncherino di una gamba tagliata di netto all’altezza dell’inguine, la sua vita stava scivolando via velocemente; poco più in là un donnone gigantesco si teneva il collo ferito fino all’osso, era stata quasi decapitata e doveva essere pure una strega visto lo strano animale attaccato alla sua schiena. Numerose persone, tutte ferite gravemente giacevano sparse lungo la strada principale e le viuzze laterali. Decine invece i corpi ormai esanimi sparpagliati lungo tutto il suo campo visivo.
Allargò le braccia, quello stregone nudo e non più acceso come un albero di Natale: un flash verde smeraldo illuminò le pareti dei palazzi, il manto stradale e i marciapiedi rimasti intatti, un’onda di cura imponente, una marea risanatrice violenta e travolgente. Chiuse gli occhi, sentendosi tremendamente in colpa per un simile disastro.

«Ehi! Ehi tu! Che sta succedendo qui?»

Davide si girò di scatto, non si aspettava una voce, un essere umano sveglio. In realtà non si aspettava una ripresa di coscienza tanto rapida.
Si voltò cercando chi o cosa lo stava chiamando. Era una bambina? Aveva appena svoltato l’angolo della sua via e si stava guardando intorno come una turista smarrita in una città che non voleva nemmeno visitare.
Notò subito i capelli biondo oro e la maglia verde con delle righe bianche sulle braccia.
Davide cercò di pensare a una scusa da utilizzare senza far insospettire o spaventare una eventuale escursionista o passante già angosciata da tutta quella distruzione.
Gas. L’esplosione di una bombola di GPL o un terremoto… no, il metano era più credibile..
La bambina si avvicinava, valutando la situazione e guardando tutti quegli arti umani amputati sparsi lungo il percorso senza dargli troppa importanza. Poteva avere un’età compresa tra i dodici e i quattordici anni, la sua treccia dorata seguiva i movimenti della testa e la sua espressione trasmetteva una calma assoluta, una serenità e una terrificante sensazione di pacatezza.
Un’esplosione di gas si ripeteva, era la giustificazione da usare pensò con convinzione.

La piccola si piazzò davanti a Davide con le mani sui fianchi, guardò il terzo piano distrutto del palazzo, l’appartamento di Nadine era praticamente sventrato.
Aveva una frangia importante, ma tagliata diagonalmente, come una di quelle cantanti che sussurrano lamenti e suonano ogni tipo di strumento.
«Ciao! Mi spieghi cosa è successo?» Gli occhi di quella ragazzina si spostarono direttamente su quelli di Davide. Erano di un verde sconcertante, Davide si stava innamorando di due bulbi oculari con un’iride che richiamava il fascino di una galassia verde bottiglia sperduta nelle profondità di un universo inquietante.
«Ho lottato contro uno spirito elementale oscuro, Muihnak. Adesso lei è rinchiusa dentro il mio corpo, ammanettata e condannata ad una pena quasi eterna. Sono riuscito ad avere la meglio solo grazie allo spirito della luce Nhtoi, che credo sia un pezzo grosso nel suo mondo, ma questa è solo una mia ipotesi, perché in realtà non so niente della dimensione spirituale.»
Tre secondi di silenzio. E la bombola di metano? Davide sorrise sorpreso, aveva rivelato ogni cosa a una perfetta sconosciuta.

Continua...

Serie: Wiccats.


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Young Adult

Discussioni

  1. Che emozione Davide, mi ha fatto tanta tanta tenerezza. Tutto il tempo a dirsi la storiella del gas, e poi…mi hai fatto davvero sorridere! (e l’ho capito alo volo, avrei fatto lo stesso al posto suo, di fronte a due occhioni così 🥹…anzi, ora che ci penso: quando trovo due occhioni così, lo faccio sempre 😅😂).
    Questo piccolo presunto angioletto biondo, credo sappia il fatto suo, son curiosa di sapere cosa combinerà….

    1. Davide “porello” non ha neanche la più pallida idea dell’essere che sta fronteggiando. Più o meno si somigliano dal punto di vista puramente estetico: Davide è un vasetto di terracotta dalla forma umanoide, lei è invece un impasto siliconico miscelato, nelle strutture più robuste come le ossa, con il germanio. Due creature strambe, non c’è che dire… ❤️