DI NOTTE

Serie: I PENSIERI DELLA CITTÀ


Un commissario di Polizia, con la passione per la musica, viene incaricato dai suoi superiori di creare una squadra speciale per la risoluzione di casi specifici.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: DI NOTTE

A quell’ora della notte, poche auto transitavano davanti la colonna della libertà, il monumento più importante della città. Era tutto silenzioso. Neanche un gatto passeggiava tra i vicoli che si aprivano sulla piazza centrale. Ma un uomo, coperto interamente dalla testa ai piedi da un cappotto da sera, e con un cappello in testa, spuntò all’improvviso dal Vicolo Alighieri, attraversò metà piazza e si fermò all’altezza del monumento, sedendosi su di uno scalino ai piedi della Colonna. Si mise in attesa di qualcuno e iniziò a osservare attentamente le varie stradine, cercando di scorgere qualche movimento.

«Volevi parlarmi?» sentì chiedere da una persona alle sue spalle. L’uomo si voltò di scatto, spaventato dalla “sorpresa” tesagli dal suo interlocutore. Riprese fiato.

«Sì. Riguarda quel fatto. Non posso più esservi utile.»

«Sai benissimo che non puoi farlo. Avevamo un accordo.»

«L’accordo valeva fino a un certo punto. Quello che avete fatto è gravissimo, e io non voglio essere vostro complice in questo crimine.»

«Il denaro pattuito, però, l’hai intascato tranquillamente, Giulio. In quel momento non eri nostro complice?»

«È inutile rivangare sempre le stesse cose. Ormai ho deciso: non vi aiuterò più.»

Il misterioso uomo, ritto davanti a lui, rimase in silenzio per un po’. Pensò attentamente a cosa dire; poi, in modo pacato ribatté: «Va bene. Se è quello che desideri…»

«Certo, ne sono convinto.»

«Allora il tuo lavoro per noi è ufficialmente concluso» rispose. «Un’ultima cosa però: prima di salutarci, fatti stringere la mano. Abbiamo pur sempre collaborato fino ad ora, no?»

L’altro tentennò. Aveva paura di fidarsi. Conosceva troppo bene la persona con cui stava parlando, e si aspettava da parte sua qualunque mossa. Anche una pugnalata alle spalle. Tuttavia, decise di fare ciò che l’uomo gli aveva chiesto, ma non prima di aver impugnato la pistola che teneva nascosta in tasca, pronto a utilizzarla se necessario. I due si strinsero la mano in una presa vigorosa e decisa, mentre in cuor suo Giulio sentiva aumentare la paura per una possibile sortita dell’uomo. Iniziò a sudare copiosamente. Sentiva il cuore battere a mille.

Non accadde nulla

«Grazie per il tuo aiuto Giulio. Mi dispiace soltanto che ti stia tirando indietro proprio adesso, ma non fa niente, non preoccuparti.»

Giulio, spaventato com’era, non proferì parola.

«Allora buona notte» concluse l’altro.

«Grazie. Anche a te.»

Salutatisi con un cenno della mano, Giulio si allontanò velocemente dal luogo dell’incontro, lasciandosi alle spalle il terrore che lo stava attanagliando fino a pochi secondi prima. Attraversò vicolo Alighieri a ritroso e a passo sostenuto, voltandosi ogni tanto indietro per accertarsi che nessuno lo seguisse. Percorreva il dedalo di stradine di soppiatto, guardandosi le spalle come un ricercato, mantenendo ben salda la presa sulla pistola. Poteva fidarsi solo di quella, in quel momento. Arrivò a casa. Prese le chiavi dalla tasca dei pantaloni per aprire la porta ma, a causa della fretta, queste ultime gli caddero di mano. Si abbassò per riprenderle, e proprio in quel momento un rumore alle sue spalle, proveniente dalla fitta vegetazione presente di fronte casa, attirò la sua attenzione. Immediatamente tirò fuori la pistola dalla tasca, saltò un piccolo muretto e ci si nascose dietro, puntando al tempo stesso l’arma verso il punto da cui aveva sentito provenire il suono. Era pronto a sparare, qualunque fosse la cosa che si trovasse lì. Attese, meditabondo, in silenzio. Tuttavia, dopo pochi secondi, vide fare capolino da un cespuglio solamente un semplice gatto. Alla vista dell’animale, tutta l’ansia accumulata in quell’interminabile minuto scemò rapidamente. Si alzò, controllò nuovamente intorno a sé, cercando di scorgere, forse, qualcosa, ma non vide nulla. Aprì finalmente la porta di casa ed entrò. Posò il mazzo di chiavi su un mobiletto posto all’entrata, dopodiché appoggiò il cappotto e il cappello a una sedia, stanco com’era. Andò in salotto, si avviò verso la finestra e guardò fuori scostando leggermente le tende, ma continuò a non vedere nulla di sospetto.

Riprese la pistola, si sedette sul divano e non fece nulla. Fissava la porta d’ingresso attentamente, voltandosi ogni tanto verso la finestra trascorrendo l’intera nottata seduto lì, inerme, impaurito e preoccupato come non mai.

Ma la sua ansia era destinata a ritornare a galla: a un certo punto della notte un altro rumore, ma questa volta dal bagno, destò nuovamente le sue preoccupazioni. Si alzò silenziosamente e percorse il piccolo corridoio che univa le varie camere della casa. Si appostò vicino la porta, acquattato, poi con uno scatto la aprì ed entrò. Non c’era niente. 

«L’ansia mi sta facendo impazzire» disse rabbiosamente. Ritornò in salotto e si rimise a sedere comodamente sul suo divano.

Prese allora una bottiglia d’acqua ed iniziò a bere. Una volta posata sul tavolino di fronte, notò che il liquido era diventato di colore rosso. Istintivamente riprese la bottiglia e annusò: un leggero odore di sangue lo pervase. In modo quasi automatico portò una mano alla bocca e scoprì, proprio in questo modo, di star sanguinando. Iniziò a tossire violentemente, poi una fitta lancinante lo bloccò. Tentò di alzarsi, ma un dolore ancora più forte gli serrò le gambe facendolo ruzzolare a terra rovinosamente. Portò una mano nel punto da cui aveva sentito provenire la fitta, la alzò e vide che era completamente colorata di rosso: lo avevano colpito. Si udirono allora dei passi avvicinarsi a lui. Nell’ombra si scorgeva una strana figura nascosta nel buio e informe, ma quando quest’ultima si mostrò, dando sfoggio dei suoi lineamenti, lo riconobbe.

«Ti avevo avvisato Giulio» debuttò l’uomo con cui aveva parlato qualche ora prima. Si abbassò poco dopo verso di lui per guardarlo sadicamente morire da vicino. Poi, dopo essersi accostato all’orecchio del poveretto, gli sussurrò: «Cosa stai provando?»

Un conato di sangue uscì dalla sua bocca, mentre varie espressioni di dolore iniziarono a rigargli il viso. Non riusciva ad alzarsi, né tanto meno a respirare. Il suo assassino, nel mentre, si era seduto di fronte a lui osservando attentamente, quasi affascinato, tutte le sue movenze. 

«Com’è? Com’è provare la stessa sensazione delle tue vittime?»

«Sei…un bastardo.»

Alla provocazione, il sadico omicida non rispose. Si appropinquò, allora, quel tanto che bastava alla sua vittima, riversa a terra, per sussurrargli ancora: «Taci! Mostrami cosa succede quando si uccide un uomo.»

Giulio non aveva più forze. Sentiva sempre più venir meno le energie. Dritto, su di lui, vide il suo killer puntargli una pistola e caricarla.

«Addio Giulio.»

Serie: I PENSIERI DELLA CITTÀ


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi è piaciuto molto come hai gestito il mistero, l’accrescere della tensione e i colpi di scena.
    Adesso sono curiosa di sapere come mai il protagonista sia stato ucciso e chi sia l’assassino!

  2. Mi è piaciuto molto il ribaltamento finale, e il modo in cui hai saputo tenere la tensione, fino all’ultimo, e poi il colpo di scena. Curiosa di sapere il seguito! Ho notato molti dettagli irrisolti sparsi qua e là…o almeno così mi è sembrato…

    1. Ciao Dea, grazie per l’apprezzamento! Si, hai ragione, vi sono vari dettagli irrisolti lasciati appositamente per nutrire ancor più la curiosità del lettore. Hai colto nel segno. Grazie ancora ❤️😃

  3. mi è piaciuto molto il dialogo iniziale fra i due e anche la descrizione dello stato d’ansia e di allarme in cui precipita il protagonista. Ma da che cosa è stato colpito? Forse si scoprirà in seguito.
    Chi la fa l’aspetti, verrebbe da dire.

    1. Ciao Elena, grazie per il commento davvero gentile. Mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato. Hai indovinato, si scoprirà in seguito da cosa è stato colpito. Grazie ancora!! ❤️😃