Dialogo sopra due tazze di cioccolata
– Ti ricordi di me? –
Lo guardò confusa. No, certo che no. Come poteva? Era entrata in quell’istante in biblioteca, non ci aveva mai messo piede prima d’ora.
– Forse mi confonde con qualcun altro. –
Il signore scosse la testa. Gli angoli della bocca curvavano le labbra in un accenno di sorriso, enigmatico come il cielo dell’Impero delle Luci.
– Non mi sbaglio. Io ricordo tutto. –
Lei sostenne quello sguardo furbo con l’altezzosità di secoli, millenni di esperienza senza nemmeno una ruga sul viso, e il vigore di chi rinnova se stesso ad ogni passo.
– Non lo credo possibile.-
– Perché? – incalzò lui.
– Perché no. Come fa a ricordarsi quello che è successo dieci anni fa? E cento? E mille anni fa? Succedono di continuo un sacco di cose, sa? –
Il signore non rispose. Con lo stesso sorriso le diede le spalle, scartabellò tra gli scaffali e tirò giù un paio di libri.
Cambiò argomento all’improvviso.
– Cosa stai cercando? –
– In realtà sono venuta a restituire qualcosa. –
La donna prese dalla pesante borsa un enorme tomo.
– L’ho finito. –
– Di leggere? –
– Diciamo di sì. –
– è stato interessante?-
Lei scrollò le spalle con disinteresse.
– Ho letto di meglio. Una volta avevano più fantasia. –
– Chi?-
– Ma gli Autori naturalmente. Ora si parla solo di sangue, guerre fatte con le macchine, calcoli razionali. Una volta … ah, una volta. –
Si appoggiò sognante al tavolo del bibliotecario, tra i volumi, i rotoli e i fogli volanti scritti con ogni alfabeto.
– Una volta erano pieni di sogni, d’immaginazione! C’era magia ovunque, si poteva leggere il destino … e le guerre! Gli uni contro gli altri, gli scontri all’arma bianca, i racconti leggendari … –
– Erano altri tempi. –
– No, erano altri i protagonisti! È questo il problema. –
Lui le porse una tazza di cioccolata. La donna ne assaporò per un attimo il profumo ad occhi chiusi.
– C’è … del peperoncino? –
Il bibliotecario le fece l’occhiolino.
– Forse. –
– La adoro. Come lo sai? –
– Io so tutto. –
Lei rise.
– Non ci credo – portò la cioccolata alle labbra, bevendo piano – Non si può sapere tutto. Nessuno sa tutto. –
– Io sì.-
– E chi te lo ha raccontato? Nemmeno io conosco ogni cosa, e dire che mi scrivono in ogni momento. –
– Lettere? –
– Magari. Libri! Enormi tomi, come quello che ti ho dato poco fa. Dentro ci sono anche lettere, disegni, leggi … ogni tipo di cosa. ogni tanto finiscono un volume, e subito ne aprono un altro. –
Lui le si mise accanto con la sua tazza – Eppure non sei mai venuta qui prima d’ora. Perché solo adesso?-
– Perché credo che questo volume sia stato l’ultimo. –
– Vuoi dire che gli Autori non hanno più nulla da raccontare? –
– Credo di no. Sai, sono vite intere che mi informano dei loro successi, delle loro sconfitte, delle loro idee … non si sono mai dati tregua. Ma già da tempo ho avuto come l’impressione che stessero rallentando. –
– Avevano finito le idee?-
– Tutt’altro! Ne avevano, di sempre più innovative e macchinose! Volevano addirittura conquistare l’universo! –
– E ce l’hanno fatta? Cosa dicono i libri? –
La donna posò la tazzina. Scosse la testa, e un uncino di malinconia le piegò le labbra.
– Non hanno concluso la saga. L’ultima parte è sospesa, non c’è punto né finale. –
– Rimarrai col dubbio fino alla fine? –
– Temo di sì. –
– Come sai che non andranno avanti? –
– Li conosco bene. Hanno sempre scritto per me, ognuno di loro spera di essere citato su questi libri. Mi diedero il primo che ero appena nata. Dentro non c’era granché, solo qualche disegno. –
– è stata una saga appassionante? –
– Molto. Ma è ora di chiudere. –
– Senza finale? –
– Ah, gli Autori sono imprevedibili! Sapevo che alla fine avrebbero fatto qualcosa di inaspettato. –
Il signore si lisciò la barba. Terminò la sua cioccolata in un sorso, pungendosi le labbra di peperoncino.
Gli occhi di lei lo indagarono di nascosto.
– Sai … sono sicura di averti già visto. Ma non ricordo. –
Lui sorrise.
– Non sono mai andato via. –
– Forse ci siamo incrociati tra le pagine. –
– Non le ho mai lette. –
– Allora gli Autori mi avranno parlato di te. –
– Forse. Li conosco bene anche io, sai? Quegli Autori di cui parli. Ma non li chiamo così. –
Lei parve stupita. Il bibliotecario continuò.
– Mi hanno spogliato e rivestito, accusato e gratificato. Mi hanno rigirato in mille modi, e alla fine si sono messi d’accordo per trattarmi nel medesimo sistema. Sai, non per vantarmi, ma ci sono state dispute sul mio conto che sicuramente conoscerai. –
– Allora avrò certamente letto di te! –
– Ne sono sicuro. –
– E tu non hai mai letto i loro libri? –
– Ho altro a cui pensare, non posso accontentare le attenzioni di quegli Orologiai. –
– Orologiai … chiami così gli Autori? –
– E che altro sono? Cucù, pendoli, meridiane … in un modo o nell’altro hanno costruito marchingegni di ogni tipo per incastrarmi. –
– Certo, loro sono stati dei grandi inventori. –
Lui tornò dietro la scrivania, sistemando l’enorme volume che la donna gli aveva portato in uno degli innumerevoli scaffali. Lei li indicò.
– Resteranno per sempre qui? –
– Arriverà dell’altro materiale, e verranno sostituiti. –
– E quando accadrà? –
– Sta già accadendo. –
– Oh. E gli Autori non ti spediscono nulla? –
– Non conoscono il mio indirizzo. E dire che io non ho casa, potrebbero trovarmi ovunque e invece … sono troppo orgogliosi, quei piccoli Orologiai, per rendersi conto che gli passeggio sempre accanto. Si accorgono di me solo quando è troppo tardi, e mi maledicono. –
Il bibliotecario sistemò l’ultimo volume.
– Cosa farai? –
Lei alzò di nuovo le spalle. Sistemò i capelli con eleganza, senza pensare troppo alla risposta.
– Aspetterò. –
– Che cosa? –
– Che arrivino altri Autori. Sai, solo loro possono leggere quei libri. Da sola non posso fare nulla. Ho bisogno di qualcuno che si ricordi di me e mi scriva. –
– Non ne scriverai? –
– Non ne sono capace. –
– Li rileggerai tutti? –
– Li conosco a memoria. Li ho ripercorsi tutti, parola per parola, sulla mia pelle.-
– Allora resta qui. C’è una bella stanza per gli ospiti. –
– E tu? Cosa farai? –
– Quello che ho sempre fatto. –
Storia gli porse la tazzina, svuotata di quel dolce e amaro liquido che le ricordava le notti delle Indie Orientali, nei primi capitoli di uno dei volumi che le avevano scritto tanto tempo prima.
Tempo tornò alle sue occupazioni, stando attento a non fermarsi.
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Bellissimo racconto, l’alternarsi delle voci di Storia e Tempo mi hanno accompagnata fino alla fine e come autrice mi sono immersa nel loro ragionare
“Una volta erano pieni di sogni, d’immaginazione! C’era magia ovunque, si poteva leggere il destino … e le guerre! Gli uni contro gli altri, gli scontri all’arma bianca, i racconti leggendari … –”
❤️ Sono perfettamente d’accordo
Originale! Mi è piaciuto molto.
Grazie Martina!
Davvero bello. Il dialogo è molto immersivo, difficile staccarsene se non al punto finale.
Ti ringrazio Jessica!