Diario di una donna perbene

Serie: Diario di una donna perbene


Oggi la pioggia delinea traiettorie inconsuete. Scrivo di getto in preda alla fame di percezioni verbali: parole, inchiostro e suoni scivolano nel silenzio interiore. Risuonano e rimbalzano nell’intimo esistere per percuotere la ragione. Esistono ragioni del cuore che la mente non condivide, un’irrazionalita’ espulsa e recondita, rivelata nel soggettivismo esasperato:essere singoli nella solitudine estrema di umano non sentire. Ora piove in un crescendo impuro effluvi spessi o lenti, mentre cala ombra ed un sublime opaco sentimento del nulla. Apatico questo fluire del tempo mi inonda e mi concilia il sonno.Dopo. Poi e ancora. Sequenze dissociate. Un assolo il mio pensare e scrivere pensieri per narrare l’inconscio ed il profondo sorgere all’idea di vivere. Tutti vorremmo vivere, sperare, aver fede nelle idealita’, eppure ci scopriamo indifesi contro l’astrazione mentale ed illogica che ci percorre. La realtà è  da rifuggire, espellere dall’anima, oltre le nudità  indifese del cuore: amare un’illusione post-romantica, un eufemismo mancato. Così  scrivo, un impulso ossessivo, l’ars amandi è  narrazione, scrittura di idee, personaggi e metateatralita’ rappresentata in visione onirica. Follia? Mi capita di osservare nello scenario intorno trame già  sperimentate e storie andate e divorate dalla muffa narrativa. Cos’altro narrare? La vita narra. La narrazione vive.

Spesso nella scena quotidiana marionette manovrare dal caso. Odori pungenti, come miele aspro sulla lingua suoni, metafore oscene oltre il visivo: uomini persi dietro il desiderio di vita e donne che appaiono vistose nella loro cecità  del cuore. Sul marciapiede incontri, oggi. Sorrisi asettici e sguardi opachi. Noia. Pensieri sparsi.

Rimugino. Cosa ci appare? Non senso.

Accade di vedere uomini donne e persone consumate dal potere e dalla teatralità  senza avvedersene, come depositari della cultura, in preda ad un dogmatismo seppellito e tra la riesumazione di topoi innaturali, consumano le esequie della verità.  Qual è  il vero? La storia, la noia, l’abbandono?

Mentre rimugino l’essenza, celebro il nulla. Caos.

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Discussioni

  1. Di interessante, in queste riflessioni sulla teatralità della vita e sulla vitalità del teatro, c’è l’idea di volersi interrogare sul senso della narrazione. Che senso ha simulare la vita attraverso una storia? E se il senso fosse quello di immaginare una vita diversa da quella che ci circonda, con degli epiloghi migliori, sarebbe davvero una consolazione? La risposta non è scontata.