Nata

Serie: Legami di sangue


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il tempo scorre ed io devo capire cosa mi sta accadendo. Mi aiuterete?

Diario. Ore 17:00 del 1/4/1978

Le mie origini non sono mai state chiarite. Nata in una piccola cittadina irlandese, ancora in fasce, venni portata in Italia. Anche qui ad accogliermi fu un piccolo paese, non vi dirò il nome, ma imparerete a conoscerlo per come io l’ho conosciuto. Dove vivo la gente ti sorride solo se ti riconosce e solo perché sanno che è questo che ti aspetti da loro. È difficile vedere qualcuno sorridere senza una ragione. Ma, nel luogo dove lavoro, il mio sorriso è pronto ad accogliere tutti: un amico, un cliente, un turista, nella mia piccola bottega piena di libri presto o tardi entrano tutti. A volte, a portarli da me, è solamente il semplice bisogno di scambiare due chiacchiere, altre volte è il desiderio di sparire tra le pagine di qualche libro. E in fondo è quello che faccio anche io nelle giornate più solitarie e silenziose. Lavorare tra questi vecchi volumi per me è sempre stato un vantaggio. Queste quattro mura non conoscono confini; sono i miei libri ad abbatterli, quei libri che quasi mi dispiace vendere. Sapete, io non vendo libri qualunque: libri commerciali, romanzi dove l’amore si perde tra i tormenti di un destino avverso o l’irreale racconta universi lontani. I miei libri sono sogni che si affacciano sul mondo reale e qui trovano la loro spiegazione. Un mondo che fa paura a tanti, a coloro che hanno timore di scoprire cosa si nasconde dietro la ragione dell’uomo normale. Io purtroppo l’ho scoperto tra le pagine di uno di questi libri. Legami di sangue è il suo titolo. È qui, sopra il mio bancone. La copertina rossa suggerisce alla mia mente la parola del titolo. Dei lacci disegnati con una tecnica simile a un’incisione attraversano un cuore nero sprofondato nella porpora più vivace. Accarezzare la copertina è piacevole, i rilievi mi permettono di vederla anche senza guardarla. E quando vedi con gli occhi della mente riesci a cogliere molti più dettagli. Ma il resto del libro ho dovuto leggerlo senza sapere a cosa andassi incontro perché lì, tra quelle pagine invecchiate, era scritto il mio passato e il mio futuro.

Fu la prima frase a catturare la mia attenzione, era scritta sotto il titolo principale:

Sei qui finalmente, bentornata”.

Quel libro sembrava parlarmi, rivolgersi direttamente a me. Quindi non mi feci pregare dalla curiosità e lo aprii. Non era suddiviso in capitoli ma in ore e date, proprio come sto facendo io mentre vi scrivo. E se lo faccio c’è una ragione. C’è sempre una ragione per tutto:

Oggi è il tuo compleanno, il giorno in cui sei nata, ricordi? Eravamo così piccole e indifese. Ebbi appena il tempo di incrociare i tuoi occhi castani che due mani grandi e robuste ti sollevarono. Tu chiudesti subito gli occhi, forse per la paura. Non capivi cosa stava accadendo. Ma io lo sapevo. Avevo visto il sangue di nostra madre, era troppo, aveva imbrattato le lenzuola e i camici delle infermiere. Il medico non era riuscito a fermare l’emorragia ed era rimasto seduto in un angolo mentre altre due infermiere ci portavano via. I loro occhi erano tristi mentre pulivano i nostri piccoli corpi, ma sorridevano. Io piansi solo all’inizio, poi rimasi quasi immobile fingendo di dormire. Mi rifiutavo di vedere ancora tutto quel sangue. Tu invece facesti preoccupare tutti: non ti muovevi, nessuno strillo. Eri uscita cinque minuti dopo di me, forse eri esausta. Ero sicura di averti perso, poi all’improvviso, tra le braccia dell’infermiera, scoppiasti a piangere e tutte loro sorrisero. Io continuavo a tenere gli occhi chiusi ma vedevo tutto. Quell’oscurità nella quale eravamo cresciute era ancora dentro di me e riusciva a farmi vedere ogni cosa. Tu invece sembravi spaesata. Quando ti misero accanto a me quasi mi abbracciasti. Ed io te lo lasciai fare perché quello era l’unico modo che avevo per consolarti e per consolare me stessa. Eravamo due orfane di madre. Ma per quei pochi minuti in cui ci lasciarono vicino io ebbi modo di rivederla nei tuoi stessi occhi. Li avevi presi da lei. Poi tutto finì. Ci separarono. Non ero arrabbiata, solo triste. Avevo perso due legami nello stesso attimo: i due legami più profondi che mai avrei potuto ritrovare nella mia vita. Ma forse ti sto annoiando. In fondo tu non sai nulla di me. Come io non so nulla di te. Sappi però che noi due siamo sorelle e nessuno potrà mai separare i nostri cuori: sono legati da un sogno ad occhi aperti, lo stesso sogno che io e tu facciamo ogni notte. E sarà proprio quel sogno a farci ritrovare. Un giorno accadrà, te lo prometto. Tu aspettami, io arriverò…

Quelle parole mi avevano toccato e quel racconto aveva risvegliato nella mia mente il dolore della mia solitudine. La solitudine che mi aveva accompagnata sin dalla nascita. Una sensazione più che una solitudine oggettiva. La mia vita era piena di persone, ma non erano quelle giuste. I legami di cui parlava il protagonista di quella storia erano ben altra cosa. Ma alla fine cosa potevo saperne io di cosa fosse una famiglia? Vivevo da sola ormai, dopo aver trascorso l’infanzia in una casa che non era la mia, con persone così diverse da me da farmi ricordare di essere altro rispetto a loro. Me ne andai subito, appena compii diciotto anni. Sentivo il bisogno di essere me e di non fingere. Non fraintendetemi: li ho amati e li amo tutt’ora. Loro sono la mia “seconda” famiglia. Ma non saranno mai la prima, non potranno mai essere quel filo rosso che tiene il mio cuore appeso alla vita. E voi credo capiate cosa intendo. Purtroppo un’ora è già passata e il mio racconto è ancora lungo. Dovrò affrettarmi e descrivere solo l’essenziale. Non è semplice ma ci proverò. Sappiate però che nulla è come sembra e che, proseguendo nella lettura, dovrete prepararvi al peggio. La mia vita è nelle vostre mani. Abbiatene cura…

Serie: Legami di sangue


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Discussioni

  1. Anche in questo episodio continui a rivolgerti direttamente al lettore, che diventa parte del racconto. Come ha fatto notare @gabriel-e_02 la chiave sembra essere quella differenza di cinque minuti…
    Continuerò di certo a seguire i prossimi episodi!

  2. Mi piace come per tutto il racconto, dalla prima all’ultima parola, mantieni sempre in ogni riga quest’aura poetica che ammanta la vicenda da cima a fondo. Persino i periodi più semplici sono attraversati da questa vena che a questo punto penso ti venga quasi naturale, perché il risultato è davvero efficace. Complimenti.
    Ho un dubbio però su un dettaglio: nella parte in corsivo, quando viene detto “eri uscita cinque minuti dopo di me”, se lo interpreto correttamente, significa che le due sorelle sono gemelle e la seconda è nata cinque minuti in seguito alla prima. Se è così, com’è possibile che colei che scrive sia in grado di ricordare così vividamente i fatti, con tanto di dettagli sulle espressioni dei medici e altre cose? Può essere che il motivo verrà spiegato in seguito?

    1. Ciao Gabriele, ottima osservazione. Non posso svelare troppo, ma posso dirti che “una” delle due “sorelle” sa tutto dell'”altra”. Mi fa piacere questa osservazione, divertiti ad individuare anche altro se proseguirai nella lettura degli episodi successivi. Troverai diverse anomalie e sono curioso di vedere se qualcuno, come te, proverà a leggere tra le righe e riuscirà a decifrare in anticipo qualche elemento. Grazie sempre per il tempo che dedichi alla lettura di quello che scrivo.

  3. ” I miei libri sono sogni che si affacciano sul mondo reale e qui trovano la loro spiegazione”
    Questo passaggio mi è piaciuto moltissimo. Complimenti, riesci a mantenere alta l’attenzione per tutto l’ episodio. Non è facile

    1. Grazie, in questo personaggio ho messo un po’ del mio modo di vivere la lettura e ho lasciato che fosse lei a descriverlo. Spero di riuscire a catturare la tua attenzione anche nel prosieguo.