DINOSAURI

Serie: Semplicemente Paladino

Paladino seguì Capitan Splatter nella giungla incontaminata di Paleo Pianeta. Ovvio, si chiese cosa ci facesse una simile natura in un pianeta tanto lontano dalla Terra, cosa che aveva ingannato Capitan Splatter, il quale aveva creduto di aver viaggiato nel tempo anziché nello spazio. Pose questa domanda a Capitan Splatter, ma questi fece spallucce: non lo sapeva. Paladino si diede dello stupido. Certo che non lo sapeva se aveva avuto fino a quel momento un’idea differente di quel che gli era successo.

Capitan Splatter spiegò che da molto tempo combatteva i militari fascisti che erano stati trascinati con lui nel vortice dimensionale. Costoro si erano stabiliti in un campo, che chiamavano Campo Duce. Erano circa un migliaio e con loro c’era personale femminile. Erano armati di missili, tecniche, autoblindo. Avevano creato una sorta di colonia, in cui si riproducevano e fabbricavano armi oltre che carburante e proiettili. Erano autosufficienti, come in una base antartica. Capitan Splatter li voleva spazzare via, ma finora non c’era riuscito. Aveva dunque congegnato un piano, in cui Paladino ne avrebbe fatto parte. Ma prima voleva sapere quanto fosse potente e deciso.

Paladino gli mostrò le armi: i guanti Lapolaki e quelli Darganiani, l’M1928A e poi la sua capacità di volare.

«Sì, be’, sembri un’armeria ambulante» constatò Capitan Splatter. Paladino non si offese. Capitan Splatter gli chiese un saggio della sua forza: doveva uccidere un brachiosauro.

«Okay» si limitò a dire Paladino.

Presto, i due, volando raggiunsero un lago in cui si abbeveravano numerosi erbivori: apatosauri, anchilosauri, stegoceri… e infine un possente brachiosauro. Era sul serio molto grosso! Il collo lungo, il corpo possente, la coda interminabile, tutto ricoperto da scaglie grigie blu. Aveva però una testolina solcata da una cresta. Era incredibile pensare a un animale di quella mole che aveva un cervello minuscolo.

«Uccidilo!» gli disse Capitan Splatter.

Paladino passò sopra il brachiosauro e capì che doveva giocare d’astuzia: l’M1928A l’avrebbe paralizzato… anche se non era sicuro che un M19289A fosse capace di paralizzare un animale di quella grandezza, mentre i guanti riduttori non sarebbero stati utili. Allora rimanevano i guanti Lapolaki.

Paladino creò una sfera d’energia e la gettò fra le zampe della bestia, in modo che non passasse oltre.

La sfera colpì il terreno e si gonfiò.

Il brachiosauro si allarmò e fece per fuggire, ma inciampò nella sfera che cresceva di volume.

Mentre tutti gli erbivori intorno fuggivano, il brachiosauro provò a rialzarsi e allora Paladino gli lanciò una sfera contro il capo.

Il brachiosauro gemette e vide quella sfera schiacciargli il capo contro il terreno.

Il dinosauro ebbe la testa spappolata e il suo corpo divenne una gigantesca carogna, che presto avrebbe attirato chissà quali predatori.

Paladino tornò da Capitan Splatter e soddisfatto disse: «Ucciso».

«Bene. Bravo» si complimentò con lui Capitan Splatter. Poi ghignò. «Ora, a Campo Duce».

Campo Duce ferveva d’attività: era l’unico luogo dove l’uomo abitava in quel pianeta. Ogni tanto Capitan Splatter, che non era poi da definirsi uomo, lo attaccava. Ma non faceva mai abbastanza danni. Uccideva un paio di soldati, sabotava gli impianti, ma non era mai capace di annientare il campo.

Il campo produceva di tutto, e come conseguenza c’era l’inquinamento. In un pianeta in cui l’aria era pulita, l’acqua sana, vicino a campo Duce le acque erano inquinate, c’era smog nell’aria. Gli elementi inquinati erano però di una minima frazione e quindi Paleo Pianeta non ne risentiva. Non c’erano miliardi di uomini che inquinavano e consumavano le risorse energetiche.

Paladino sorvolò il campo e vide soldati e operai, che poi in quel caso erano la stessa cosa, muoversi perché occupati a lavorare. Poi lo notarono e si allarmarono.

La contraerea fu attivata e furono lanciati dei missili.

Ma furono troppo lenti perché Paladino li fece scoppiare con i guanti riduttori.

Poi, prima di ulteriori reazioni, iniziò il bombardamento di sfere d’energia.

Le sfere d’energia piombarono sugli edifici, sventrandoli e facendoli scoppiare. Gli uomini venivano travolti e, in modo diretto o meno, morivano.

Paladino non era contento di quelle azioni. Aveva già ucciso, e con un morso allo stomaco ricordò la strage di via Nazionale. Lo faceva solo per aiutare Capitan Splatter.

I militari sparavano contro Paladino, e se i missili li trovava facili da distruggere, quelle vespe rabbiose quali erano i proiettili colpivano lo skateboard.

Paladino paralizzò i fucilieri con l’M1928A, quindi iniziò ad allontanarsi.

Non era diserzione. Era così nel piano.

Il terreno prese a tremare e dalla giungla spuntò Capitan Splatter a cavallo di un tirannosauro, seguiti da una torma di svariati dinosauri predatori.

Il cancello elettrificato fu divelto e ciò costò la vita a un paio di allosauri, i cadaveri poi calpestati dall’orda che seguiva.

I predatori dilagarono nel Campo Duce e presero a divorare chiunque incontrassero.

Capitan Splatter iniziò a martoriare i militari nemici ridendo estasiato.

Paladino riprese il suo bombardamento e uccise per sbaglio alcuni di quei dinosauri. Un fuoco amico che non dispiacque a Capitan Splatter.

Molti uomini fuggirono, pochi resistettero. Paladino raggiunse Capitan Splatter e gli disse: «Sono arrendevoli».

«Sono fascisti, sono vigliacchi per definizione. Hanno idee malsane, più vecchie di questi dinosauri. È logico che soccombano davanti alla nostra potenza» sputò Capitan Splatter.

Già. Capitan Splatter aveva avuto proprio bisogno di Paladino. Paladino aveva distratto i militari, e Capitan Splatter aveva influenzato e guidato quel branco di dinosauri carnivori per spazzare via Campo Duce. Capitan Splatter avrebbe potuto pure agire in quel modo senza Paladino, ma non era certo che avrebbe vinto. Invece i due si erano alleati e avevano vinto.

Vinto, sì. Ma Paladino non era contento, mentre Capitan Splatter rideva crudele, al vedere i velociraptor, gli eoraptor e i deinonici rincorrere i militari, divorarli, contendersi le carni. Che orrore! Capitan Splatter lo trovava divertente come gli antichi romani si divertivano al vedere i condannati a morte essere sbranati dalle fiere. Che crudeltà! Almeno Paladino dava un prezzo alla vita, Capitan Splatter invece si comportava come se fosse tutto un divertimento.

Poi Paladino si distrasse da quei pensieri al vedere qualcosa che gli parve famigliare seppur non appartenesse alla Terra, a nessuna Terra: un’astronave triangolare. «Tank futuri!» esclamò il supereroe.

«Carri armati?» domandò Capitan Splatter.

«No» gli disse Paladino, e gli spiegò chi erano.

I due si avvicinarono all’astronave, e la trovarono deserta. Un velociraptor, goloso, stava per aggredirli. Capitan Splatter gli tagliò la testa con un fendente della mano. «Indaga pure» Capitan Splatter invitò Paladino. «Io veglio» aggiunse. Attorno non c’erano Tank futuri, né Tank presenti. Non c’era nessuno. Forse erano stati tutti divorati, o erano fuggiti nella giungla. Capitan Splatter si fece pensieroso e disse: «Alcuni sono fuggiti. Sono così tanti che non li posso uccidere tutti. Penso che moriranno nella foresta, uccisi dai dinosauri. Dubito che rifonderanno Campo Duce».

«Può darsi» disse evasivo Paladino. Trovò una porta e decise di entrare. Dentro, non vide nessuno. Con la mente tornò a quando visitò il caccia Lapolako, quello in cui aveva trovato il suo equipaggiamento. Decise di esplorare quell’astronave. Capitan Splatter rimase fuori, per impedire che qualche predatore tascabile decidesse di entrare e dargli la caccia. Adesso che erano lì a terra, i due potevano essere vittima delle zanne di chi prima era controllato da Capitan Splatter.

Paladino non trovò nulla. Fece spallucce e decise di uscire da lì. Si rese conto che, per quanto piccola fosse l’astronave, sembrava contenere al suo interno un labirinto ben più grosso di quel che sembrava da fuori. Ebbe timore di perdersi. Ma non si perse, per fortuna. Trovò l’ingresso e vide Capitan Splatter oltre che le membra di tre o quattro dinosauri massacrati.

Capitan Splatter si girò al notarlo e gli disse: «Ne ho uccisi un po’, di questi dinosauri!».

«Dinosauri!» ripeté una voce sepolcrale.

«Chi è?» si girò Paladino. Non era la voce di Capitan Splatter. «Chi è?» ripeté Paladino.

L’interno dell’astronave fu illuminato da una luce inquietante e Paladino vide una figura umanoide, dotata di ali e con la testa mostruosa, irta di zanne. «Dinosauri!» ripeté quella figura.

«Chi è?» ripeté ancora Paladino.

Serie: Semplicemente Paladino
  • Episodio 1: DUE ANNI DOPO
  • Episodio 2: ATOM DUM
  • Episodio 3: I SOLI DELLA SOLITUDINE
  • Episodio 4: SFIDA AL FUTURO
  • Episodio 5: LE NINFE E L’UOVO
  • Episodio 6: SALVATE IL PIANETA ATOM DUM
  • Episodio 7: LIBERTÀ
  • Episodio 8: I MERCANTI DEL CREPUSCOLO
  • Episodio 9: CAPITAN SPLATTER
  • Episodio 10: DINOSAURI
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    Commenti

      1. Kenji Albani Post author

        Ciao Micol e grazie per avermi letto! Non ho idea di cosa sia Starcraft, adesso cerco…