
Dio sceso in terra?
Serie: The White Room
- Episodio 1: Una strana mail
- Episodio 2: Il primo paziente
- Episodio 3: Paziente n.13
- Episodio 4: La prudenza prima di tutto
- Episodio 5: Dio sceso in terra?
- Episodio 6: Destino crudele
STAGIONE 1
“Forza e coraggio Synove, forza e coraggio…” solo questo riuscii a dire nella mia mente per il resto del giorno.
Il giorno seguente, 23 novembre, sempre alle sei del mattino, mi vennero a prendere. Le misure di precauzione ripresero per l’ennesima volta. Arrivata lì, ero libera di fare ciò che volevo. Non c’era bisogno di dirmi cosa potevo e cosa non potevo fare. La signora mi accolse come suo solito e mi lasciò fare.
“Quale porta varcherò stavolta?”, continuai a chiedermi in mente.
Dopo essere andata avanti ed indietro per il corridoio, notai la porta n.10 e decisi di entrare. Trovai un uomo coi capelli bianchi, portava degli occhiali e cantava l’Ave Maria.
“Ave, o Maria, piena di Grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen”, recitava il signore.
“Mi scusi…la disturbo?”, gli dissi con voce bassa.
“O santo cielo! Ero così preso nel pregare che non m’ero accorto della sua venuta, prego si accomodi”, rispose il signore con tono pacato.
“Come mai pregava?”, gli chiesi incuriosita.
“Fin da bambino pregavo. Ho sempre pregato per me stesso, per gli altri e anche per coloro che non credono in Dio. Se non trovano la forza per pregare, io uso la mia per proteggere loro”, mi rispose il signore con la sua dolce e calma voce.
“Capisco…”, risposi spensierata.
“Vuole che preghi per lei?”, mi chiese il signore con un sorriso.
“No, non si preoccupi. A volte anch’io vado in Chiesa per pregare, ma purtroppo col lavoro farlo mi è un po’ difficile”, risposi al signore.
“Capisco, non è un momento che bisogna dedicare ai santi. Bisogna pregarli sempre, ma laddove non vi è il tempo per farlo, va bene anche pregare poche volte. D’altronde non vorremmo disturbarli troppo”, disse il signore ridendo.
Mi sembrava strano che una persona così calma come quella potesse essere legata in quel modo. Non aveva proprio senso, ma come potevo sapere se era davvero così calmo e tranquillo? Così chiesi un paio di informazioni per iniziare la seduta.
“Il mio nome? Thomas, Thomas Becket. Ho 64 anni, non vedo bene da entrambi gli occhi giacché sono miope e mi ritengo una persona innocente, nulla di più.”
Non riuscii a credere alle sue parole. L’anonimo, che potrebbe essere il probabile capo di questo edificio, mi fece capire che questa struttura era dedicata ai matti, a persone con gravi precedenti penali e persone malate mentalmente o afflitte da alcuni disturbi della mente.
Non esitai, così, chiesi immediatamente del perché si ritenesse innocente e questa fu la sua risposta:
“Un uomo che serve Dio non può mai essere una persona cattiva, giacché, se lo fosse, verrebbe subito punito per le sue azioni. Non ho mai osato alzare le mani né controbattere ad un litigio, siccome è inutile parlare se la persona con cui dialoghi non ti ascolta”, contestò Thomas sicuro di sé.
Non riuscivo a capire perché fosse così fissato con la religione, al che, chiesi di questo suo fanatismo.
“Il mio non è fanatismo. Credo in Dio perché è stato presente nella mia vita, e per questo lo ringrazio”, mi rispose Thomas con un tono un po’ infastidito.
“È colpa di Dio se ora si trova qua?”, chiesi pentendomi della mia domanda.
“Dio non ha mai colpe. Se qualcosa va storto nelle nostre vite, è perché non siamo riusciti a fare di meglio, non siamo riusciti ad accettare i nostri errori. È inutile dare la colpa a Dio oppure ai santi. Loro non hanno colpe, non l’hanno mai avuta”, rispose gentilemente il signor Thomas.
Nel mentre che parlai con Thomas, altre cose mi vennero in mente, ad esempio: Cosa c’entrava la targhetta col numero dieci fuori alla porta? E perché continuava a sbattere il piede 7 volte con una pausa di 1/2 secondo per serie?
Morivo dalla curiosità nel chiedergli queste cose, così, sputai il rospo.
“Il numero 10 dice? Beh, l’ho scelto perché rappresenta la perfezione, ma non soltanto questo. Pitagora disse che il 10 era la somma dei primi 4 numeri. Sommando i primi due si ottiene il 3 che sta ad indicare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, mentre la somma degli altri due dà 7 e rappresenta la completezza e la perfezione di Dio. Oltre a ciò, il dieci rappresenta Dio in persona ed anche i numeri dei comandamenti affidati a Mosè”, disse Thomas perso tra i suoi pensieri e le sue parole.
La sua prontezza nel rispondere era sbalorditiva, al che, continuai con altre domande che si distaccavano dal contesto religioso, provando in modo invano.
“Sono stato messo qui per errore. Secondo alcuni sono colui che ha ucciso dei bambini innocenti in diverse Chiese. Il vero assassino non è stato mai trovato, così, dopo varie indagini e conclusioni, si arrivò a me. Cercai di far capire agli altri che non ero stato io ad uccidere quei bambini innocenti, anche perché non ci avrei ricavato nulla. La gente estorce la vita delle persone per puro divertimento o per errore. Non so se mai si pentiranno, ma sono certo che quando essi raggiungeranno il diavolo in persona, urleranno così forte il nome di Dio per far sì che lui li perdoni. Purtroppo per loro non funziona così o almeno Dio non può e non vuole salvare tutti. È molto complicato farlo a mio parere, anche perché su 2 passi non si può cambiare. D’altronde nessuno di noi tiene entrambi i piedi nelle scarpe. Siamo sempre in bilico, tra la paura e il coraggio, tra il pentimento e il compiacimento, e così via”, rispose a cuore aperto Thomas.
Le sue parole erano talmente sagge che non sembrava parlare con una vera e propria persona. Sembrava realmente di avere Dio di fronte. Con una persona del genere, mi sembrava possibile aprirsi e confessare i propri peccati, i propri segreti e le proprie paure.
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