Discorsi da sauna

Serie: Il sacrestano


Dopo aver pranzato, trascorsero il pomeriggio sfidandosi ai giochi da tavolo: Tarmo vinse clamorosamente, per ben tre volte, al primo gioco. Si chiamava “Ark Nova” e consisteva nel costruire uno zoo per gli animali che i giocatori avevano sulle proprie carte. Mentre Kari e Matti continuavano a pescare animali inutili, che avrebbero fruttato solo una manciata di punti, Tarmo, inspiegabilmente, riusciva sempre ad avere in mano l’elefante, il serpente o l’aquila, le creature in assoluto più ambite. Dopodiché, Kari pareggiò con Matti giocando a “Terraforming Mars”.

Solo alle ventuno, quando cominciò ad annebbiarsi la vista dalla fame, si accorsero di aver giocato per ben dieci ore di fila.

Matti si alzò di scatto, realizzando di non aver ancora preso l’ultima compressa della giornata. Quando tornò al tavolo, i due lo fissarono con sguardo interrogativo.

«Avevo dimenticato una medicina importante. Tranquilli, vi dirò tutto dopo cena, adesso andiamo ad accendere il barbecue, che muoio di fame.»

Mangiarono fettine di maiale e insalata, godendosi lo spettacolo di un meraviglioso tramonto. I cigni erano andati via e un silenzio surreale aleggiava su quello specchio limpido che, senza la minima increspatura, rifletteva i colori caldi del cielo.

Matti andò ad accendere la sauna, quindi aspettarono che la temperatura raggiungesse almeno gli ottanta gradi.

Nell’attesa, raccontò loro le vicende più significative dell’ultimo anno, in particolare di come avesse scoperto di avere il Parkinson, della terapia che sembrava funzionare, della recente morte di Juuso. Loro ascoltarono senza dire una parola.

Quando arrivò il momento di entrare in sauna, Kari andò avanti e Tarmo, indugiando per rimanere al passo di Matti, gli si avvicinò mettendogli una mano sulla spalla:«Avresti dovuto dircelo prima.»

«Forse hai ragione, ma non mi sentivo pronto a raccontarlo.»

«Hai fatto bene a confidarti, queste cose non vanno affrontate da soli. Come ti senti?»

«Bene, te l’ho detto. La terapia sta funzionando. Se non fosse per…»

«Cosa?»

Entrarono nella sauna e presero posto.

Matti continuò:«Niente, Sari è convinta che io abbia avuto delle allucinazioni. In effetti, mi è capitato di sentire o vedere qualcosa, ma dopo il primo episodio ho evitato di dirglielo: mi avrebbe trascinato immediatamente in ospedale!»

«E cosa avresti visto?» domandò Kari incuriosito.

«Una ragazzina, in chiesa.»

«In chiesa ci sono sempre tanti ragazzini»

«Kari, avevo già chiuso. Ero solo. Lei è apparsa dal nulla. E c’è dell’altro: mi ha preannunciato la morte di Juuso. Come potrebbe mai un’allucinazione fare una cosa del genere?»

I due lo osservarono, pallidi come se avessero appena visto un fantasma.

«Mi credete pazzo, vero?»

«Assolutamente no», rispose Tarmo. E continuò: «In effetti, dato che ne stiamo parlando, penso di dovervi raccontare una cosa: ricordate quella mia brutta influenza, due anni fa?»

E Matti: «Certo, quando sei rimasto a letto per tre settimane!»

«Esatto. Avevo la febbre a quaranta e in nessun modo riuscivo a farla scendere. Un pomeriggio, ho sentito dei passi, come se qualcuno si stesse avvicinando alla porta della mia camera. Mi sono girato e ho visto, lì in piedi, un amico che era morto pochi mesi prima. Forse lo ricordate anche voi, veniva spesso in chiesa, poi un cancro ai polmoni l’ha portato via in meno di un anno. Io lo andavo a trovare, durante la sua malattia. Parlavamo molto. Lui non aveva paura di morire, anzi mi diceva che un giorno ci saremmo incontrati di nuovo e che sarebbe stato proprio lui ad accogliermi in Paradiso. Quindi, quando l’ho visto ho pensato che quella febbre mi avrebbe ucciso. Lui era talmente reale! La camicia a quadri, i jeans, la mano in tasca e quel suo sorriso. Era lui, vi dico. Poi, senza dire niente, è andato via.»

Kari prese il mestolo e gettò dell’acqua sulle pietre roventi, generando una nuvola di vapore.

Matti, fissava il vuoto, profondamente turbato dal racconto di Tarmo:«Quindi anche tu credi che non siano allucinazioni. E poi c’è un’altra cosa: ogni volta che mi capita di entrare in contatto con quella ragazzina, il tempo sembra impazzire. Scorre in modo diverso, come se in sua presenza mi trovassi improvvisamente in un’altra dimensione.»

«Kairos, il tempo di Dio!» intervenne Kari, ricordando le parole di Tarmo.

«Allora qualcuno mi ascolta durante la Messa!»

Risero alla sua battuta. Ma tornarono seri un attimo dopo, quando Tarmo aggiunse:«Il tempo non scorre. Ciò che percepiamo come passato, presente e futuro è solo un’illusione.»

«E se non fossero loro ad apparirci, ma fossimo noi ad entrare nel tempo di Dio, avendo un contatto con quella realtà?»

«Potrebbe essere. Noi crediamo nel mondo spirituale, giusto?»

I due annuirono.

«È una dimensione separata dalla nostra, alla quale avremo accesso solo dopo la morte. Eppure, credo che in certe condizioni particolari, potremmo avvicinarci tanto da riuscire a percepirla»

«Vuoi dire, come quando avevi la febbre alta?»

«Sì, la febbre, un trauma o qualsiasi cosa riesca a mettere il nostro corpo nello stato ideale per entrare in contatto con quella realtà. Ad alcuni capita poco prima di morire.»

«Non mi piacciono questi discorsi», commentò bruscamente Kari.

Versò altra acqua sulle pietre e il vapore riempì nuovamente la sauna.

«Sapete, è pericoloso cercare un contatto con l’aldilà! Non dovremmo nemmeno parlarne. Se Dio ha posto dei limiti tra quella realtà e la nostra, ci sarà un motivo.»

«Non sono stato io a cercare quella ragazzina. È venuta lei da me», rispose Matti un po’ risentito.

«Comunque non dovresti pensarci più di tanto. Faresti meglio a dimenticare l’episodio e lasciare che i morti stiano al loro posto.»

«E chi ti dice che sia morta?» intervenne Tarmo.

«Allora chi era?»

«Io penso che lei sia…»

Lo fissarono, quasi temendo ciò che avrebbe potuto dire.

«Un angelo.»

Non appena ebbe pronunciato quelle parole, tutta la sauna oscillò, come se ci fosse stata una scossa di terremoto.

Serie: Il sacrestano


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Discussioni

  1. I dialoghi sono il tuo punto forte. 🤩Il legame tra i tre protagonisti è l’aspetto che sei riuscita ha rappresentare meglio in questo episodio senza trascurare di alimentare il mistero intorno alla bambina,🤔

  2. Molto bello. Tocchi temi che mi sono cari e che affronto spesso anch’io. Nel mio essere ateo sono molto attento al dopo e, senza metterci in mezzo dio, credo che qualcosa, nella trasformazione che impone la morte, rimanga. Mi piace come fai muovere e parlare i tuoi personaggi, c’è molta dolcezza e solidarietà. Brava Arianna.

  3. Mi piace tantissimo il modo in cui introduci il dettaglio delle allucinazioni, associandole alla malattia (sia nel caso di Matti, si nel caso della febbre alta). Lo stato alterato in cui si manifestano rende più difficile scindere la realtà dall’immaginazione e crea attenzione e curiosità nel lettore.

  4. “«Kairos, il tempo di Dio!» intervenne Kari, ricordando le parole di Tarmo.”
    Ecco, ciò che mi spaventa è che in questi giorni sto leggendo un libro sullo sciamanesimo celtico, e l’ultima cosa che ho letto è proprio la non linearità del tempo. E si diceva appunto che il tempo degli dei è un tempo che non è nè passato nè futuro. E poi leggo il tuo racconto e mi trovo questo.

  5. Ho apprezzato moltissimo questo racconto che sfiora, con un tono leggero, senza essere superficiale, un tema importante, spesso trascurato dalla narrativa contemporanea, con accenni filosofici semplificati dai dialoghi fra pochi amici, tra una gioco di
    carte e confidenze varie.
    Se, come penso, questa serie nasce, almeno in minima parte, da esperienze di vita, direttamente o indirettamente, vissute, nell’ambiente più o meno
    spirituale (non sempre) di una chiesa, credo che ci racconterai altri strani incontri o situazioni molto interessanti.

  6. Bello Arianna, mi stai lentamente portando nel tuo mondo raccontandomi una bellissima storia! Non è un esercizio facile, ma ci stai riuscendo benissimo! Un sacco di spunti di riflessione non scontati e non facili, la malattia, la fede, la morte raccontati con una naturalezza spiazzante!

  7. Dialogo improntato sul tema del cosa c’è dopo la morte, trattato in questo racconto dal punto di vista di chi ha fede. Azzeccato l’abbinamento con lo streaming di questo documentario finlandese (sono andato a cercar notizie).
    Ma se devo dirla sinceramente la parte più cool dell’episodio è: “Allora qualcuno mi ascolta durante la messa!” 😀

      1. Vive a Varese, dove abito io, l’ho vista ieri sera alla festa di Carnevale (essendo il nostro rito ambrosiano e non romano, lo festeggiamo dopo). Non siamo molto amici, andiamo d’accordo, a volte sembra che non le stia troppo simpatico

        1. Magari le stai simpatico, ma non lo dimostra. I finlandesi stessi ammettono di avere sempre la stessa espressione sul viso😅

        2. No, no, credimi, è stato difficile per me starle simpatico. Mi ha invitato alla sua festa di compleanno in febbraio ma fino a quel momento non mi aveva mai invitato seppur avesse organizzato tante cose. Mi considererà strano!

  8. Cara Arianna, mi sono recuperata il penultimo episodio e non ho potuto fare a meno di leggere questo. C’è molta umanità in quello che scrivi e descrivi. Forse c’è anche molto di te (i giochi da tavola, la chiesa). Io sono convinta del fatto che lo scrittore vero non si debba celare dietro a pseudonimi o stratagemmi per creare (forse) aloni discutibili di mistero. Mi perdoneranno in molti e non si risentiranno di questa mia ingenua sincerità che è semplicemente legata alla mia maniera di vedere il nostro piccolo mondo di scrittori amatoriali e certamente non vuole essere giudicante. Questa sbrodola per dirti bravissima, perché non c’è artificio nella tua scrittura, bensì aria di quotidianità, di vissuto. I personaggi e i dialoghi sono così reali in questa serie che pareva di stare lì, in attesa della carne, sentendone il profumo; oppure nel vapore di quella sauna. L’inserimento del mistero si incastra perfettamente in questi luoghi dove la natura fa ancora da padrona e dove quei 20 gradi estivi a me sono parsi freddissimi anche in primavera. Le diverse opinioni in merito altro non fanno che rendere la storia ancora più bella e interessante. Molto brava.