Disoccupato a tempo pieno

Serie: Mio caro lockdown


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un ragazzo di quasi 25 anni perde il lavoro, viene truffato dall'azienda per cui lavorava e si trova nel bel mezzo di un lockdown. Racconto autobiografico che testimonia come un periodo orribile possa diventare in poco tempo uno dei più belli mai vissuti.

                                I

Perdere il lavoro non è mai bello, per me però fu quasi una liberazione. Quasi speravo non rinnovassero il contratto, avevo già un altro lavoro a portata di mano ma non immediatamente. Pensai che mi sarebbe bastato un mese o due di disoccupazione, così da poter riposare prima di avventurarmi in una nuova realtà lavorativa.

                              II

La sensazione di liberazione svanì di colpo quando scoprii che l’azienda che mi aveva assunto non aveva mai versato un contributo a mio nome in due anni. Non avevo diritto a nessun tipo di indennità e quella che ai tempi era la mia compagna viveva in altro comune, di conseguenza non potevo incontrarla per nessuna ragione. In parole povere passai dall’avere un’entrata mensile assicurata ed una relazione stabile ad avere zero entrate ed una relazione telefonica, tutto in un solo giorno. Ero stressato, nervoso, passavo le giornate al telefono tra sindacati e avvocati di ogni tipo per cercare in qualche modo il bandolo di una matassa impossibile da sbrogliare. Una bomba senza timer pronta ad esplodere da un momento all’altro.

                             III

 La mia stanza era di dimensioni normali, resa piccola dal quantitativo assurdo di mobilia e altri oggetti al suo interno: un letto a due piazze; un armadio a tre ante; una mensola su cui vi erano poggiati Alexa, una lampada smart e i vari caricatori; mensole alte su cui prendevano polvere profumi, action figure, bottiglie di alcolici simbolo di varie serate, foto di famiglia e documenti dimenticati da Dio; uno scrigno con all’Interno i miei libri preferiti; ed infine, il sacro mobile su cui riposavano la TV, il modem e l’amata PS4. Tutto era pronto per assicurarmi il meritato riposo pieno di svago, purtroppo però ero impegnato ad impelagarmi in situazioni più grandi di me.

                              IV 

Pochi giorni dopo ricevetti una chiamata da un amico storico che avevo perso un po’ di vista negli ultimi anni lavorando fuori città, Antonio. Mi chiese se Avessi già provato COD: Warzone, domanda stupida da porre a me che mastico videogiochi di ogni genere da quando ho memoria. Warzone è l’ennesima cavalcata di una moda: cento giocatori (ora centoventi) in una grande mappa, l’obbiettivo è fare fuori tutti gli altri e restare gli unici in vita, semplice ma divertente. durante il lockdown, e anche dopo, è stato il gioco più scaricato e giocato, complice anche la sua forma free to play. Chiesi ad Antonio con chi giocasse lui, mi informò di un gruppo composto interamente da miei vecchi amici e cugini ormai persi di vista a causa di strade diverse; mi chiese di unirmi ma ero restio all’idea di entrare, nel gruppo c’era una persona che per me in passato era stata molto importante, ma la vita ci aveva messo l’uno contro l’altro anni prima. Decisi di rifiutare l’invito, Antonio non accettò il rifiuto. Non avevo la più pallida idea che entrare in quel gruppo Whatsapp avrebbe trasformato quel periodo orribile in uno dei più belli della mia vita.

Serie: Mio caro lockdown


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Discussioni

    1. Sicuramente andrò a recuperare la lettura, ho visto qualcosa e mi ha incuriosito. Per quanto riguarda l’estensione del racconto, questo episodio lo considero un prologo, sto già lavorando al resto. Grazie mille!

  1. E’ vero, a volte un forzato arresto può rappresentare un nuovo inizio. Questo lockdown ha portato con sé moltissimi disagi, ma anche il tempo per riflettere con calma e reinventarsi: alcuni hanno saputo utilizzarlo come una opportunità. Per assurdo, alcuni rapporti a distanza hanno acquistato un valore autentico, perdendo l’alone asettico dettato dallo schermo di un cellulare o un pc. Personalmente trovo che le nuove tecnologie, se utilizzate correttamente, possano agevolare l’aggregazione

    1. Vero, le tecnologie utilizzate in modo corretto offrono mezzi potentissimi sia per la socializzazione che per la conoscenza. Il lockdown per alcuni, me compreso, è stata una mezza salvezza. approfondirò presto!

  2. Ciao Morris, secondo me questa serie promette bene, sin dal primo episodio. L’argomento e’ interessante. Sul gioco citato vorrei saperne di piu’: sono ignorante in materia, direbbe Sgarbi, come una capra. La curiosita’ sul seguito e’ tanta. Aspetto il secondo episodio.

    1. Ti ringrazio molto per il parere e per l’interesse, mi fa molto piacere!
      Sul gioco approfondirò sicuramente; è importante secondo me entrare nel mood di un’esperienza che, per quanto secondaria al fine del racconto, serve per empatizzare non poco.

  3. “La sensazione di liberazione svanì di colpo quando scoprii che l’azienda che mi aveva assunto non aveva mai versato un contributo a mio nome in due anni”
    Purtroppo è un agire abbastanza comune in alcuni casi, anche prima della pandemia, da condannare perchè non trova giustificazione alcuna.
    Nonostante il male che ha portato in sé l’evento di questi due anni, credo abbia portato anche il germe per vagliare nuove nuove opportunità e nuove modalità di pensiero.