
Do you know the enemy? Pt. 2
Serie: Ticket to hell
- Episodio 1: I’m gonna show my scar Pt. 1
- Episodio 2: I’m gonna show my scar Pt.2
- Episodio 3: The saints are coming pt. 1
- Episodio 4: The saints are coming pt. 2
- Episodio 5: It’s the end of the world as we know it
- Episodio 6: Are we not men?
- Episodio 7: Do you know the enemy? Pt. 1
- Episodio 8: Do you know the enemy? Pt. 2
STAGIONE 1
La luce era così insistente, nonostante fosse notte fonda. Giacomo era andato a letto soltanto tre o al massimo quattro ore prima. Non poteva essere già ora di svegliarsi. Eppure, la sveglia suonava e lui tastando sul comodino con la mano non riusciva a trovarla per metterla a tacere. Il suono diventava sempre più insopportabile, costringendolo a nascondere la testa sotto al cuscino per non sentirlo, ma non c’era nulla da fare: l’intensità del suono sembrava aumentare quanto più il suo tentativo di zittirlo si faceva disperato. Chiamò sua madre, sperando che riuscisse a intervenire e che con una carezza gli permettesse di continuare a dormire. Sentì dei passi e sentì anche quella tanto agognata carezza sulla nuca, ma la sveglia non taceva. Allora Giacomo aprì gli occhi e si alzò di scatto a sedere, senza riuscirci: si trovò a testa in giù in macchina, assicurato dalla cintura di sicurezza. Aveva le orecchie ovattate e ci mise qualche secondo a riprendersi dal sogno. Nei sedili anteriori Anna e Lucia erano immobili, anche loro a testa in giù. Il ragazzo si fece forza e riuscì a divincolarsi da quella posizione, uscendo dall’auto e tornando con i piedi per terra. Aveva difficoltà a mantenere l’equilibrio, ma comunque si trascinò vicino alle sue familiari per soccorrerle. Le chiamava, urlava i loro nomi, eppure loro continuavano a sembrare addormentate. Non avevano ferite evidenti particolarmente gravi. Nel frattempo, Giacomo stava riacquistando l’udito e poteva sentire il suo cuore battere all’impazzata, mentre le lacrime gli segnavano il volto. Si allungò verso Lucia e cercò di scuoterla per farla rinvenire, ma fu invece Anna a riaprire gli occhi per prima. Era stordita dall’urto e dallo spavento, ma in pochi secondi si era resa perfettamente conto della situazione e con l’aiuto di Giacomo si era liberata dalla cintura di sicurezza. Insieme estrassero Lucia dall’auto e la fecero distendere sul prato. Quando la donna aprì gli occhi e sorrise debolmente ai ragazzi, i due tirarono un sospiro di sollievo. Ancora non sapevano cosa avessero fatto esplodere i militari o quale fosse il loro scopo, ma quanto meno erano vivi. Recuperarono quello che poterono dall’auto e si videro costretti a proseguire la loro fuga a piedi. Nell’incidente avevano riportato parecchie contusioni: Anna sanguinava dalla testa, ma si trattava solo di un piccolo taglio lungo una tempia, nulla di grave, inoltre aveva un grosso livido sulla spalla destra, probabilmente dovuto all’urto contro la portiera dell’auto; Lucia aveva difficoltà a camminare per l’urto delle ginocchia contro il volante e diversi ematomi sul volto e sul collo; Giacomo aveva urtato il finestrino con un gomito, che ora faticava a muovere, e si era procurato uno squarcio nei pantaloni e un taglio alla gamba, per via di un coltello scivolato dal suo fodero.
Percorsero la strada principale per pochi chilometri, giungendo nei pressi di una pompa di benzina isolata. Con uno sguardo i tre compagni di viaggio si intesero: in quelle condizioni non avrebbero potuto proseguire ancora a lungo e non sapevano se avrebbero incontrato una sistemazione migliore lungo il loro cammino. Per di più il fatto di trovarsi in un luogo isolato avrebbe giocato a loro vantaggio, poiché ci sarebbero state meno possibilità di incontrare non-morti o militari. Decisero, dunque, di comune accordo di rinchiudersi lì dentro fino alla mattina seguente.
“Come ci assicuriamo che dentro non ci siano dei…” accennò Anna con voce tremante.
“Dei mostri?”, suggerì Lucia. “Non lo sapremo finché non entreremo”
“Qual è il piano?”, domandò Giacomo.
Ci fu qualche istante di silenzio. Anna fu la prima a parlare.
“Io ho sparato una volta, posso provare a rifarlo, ma… non so se ne sarò capace. È stato un colpo di fortuna l’altra volta”
“Preferisci accoltellarli?”
“Perché devi parlare così, Giacomo? Sono persone!”
“Erano persone”, la corresse il cugino. “Ora vogliono mangiarti”
“Va bene, basta così!”, li zittì Lucia, spazientita. “Entrerò io per prima. Porterò con me una pistola e un coltello. Voi rimarrete all’entrata a controllare che non entri qualcun… qualcos’altro che non sia già dentro. Intesi?”
I due cugini rimasero a bocca aperta.
“D’accordo, ma io entro con te. Ti seguirò per controllare che qualcosa non ti attacchi alle spalle. Giacomo farà la guardia”, insistette Anna, parlando con un tono di voce deciso e che non ammetteva repliche.
Lucia aprì lentamente la porta ed entrò nell’edificio con passo felpato. Si guardò attorno attentamente, sfruttando la luce esterna del sole prossimo al tramonto. Il caos regnava ovunque: gli scaffali erano stati depredati e merce di ogni tipo giaceva rovesciata sul pavimento. C’era un silenzio innaturale e angosciante. Lucia tremava impugnando il coltello con entrambe le mani, mentre la pistola era assicurata nella cintura dei pantaloni. Mosse un primo passo attenta a non inciampare in qualche lattina. Anna la seguiva facendo ugualmente attenzione. Avrebbero innanzitutto girato intorno a tutti gli scaffali e avrebbero poi controllato nel retrobottega. L’area antistante agli scaffali era sicura: non c’era traccia di anima viva… né non-morta.
Giacomo saltellava sul posto in preda all’agitazione. Ogni tanto lanciava un’occhiata all’interno per controllare come se la cavassero Anna e Lucia, quando ad un certo punto le perse di vista. Probabilmente erano andate a controllare nel retrobottega, ma non vederle lo stava facendo impazzire dall’ansia. Nella sua mente si susseguivano orribili e sanguinose immagini a cui non poteva fare a meno di pensare. Non riusciva ad avere pensieri coerenti, né a tranquillizzarsi in alcun modo. Se avesse almeno sentito uno sparo, avrebbe saputo che erano ancora vive. Invece, dopo pochi seppur interminabili minuti, sentì la voce della cugina chiamare il suo nome. Sussultò violentemente e, quasi con le lacrime agli occhi, si voltò nella direzione da cui proveniva la voce di Anna che, con un sorriso, gli disse che andava tutto bene e non c’era nessuno all’interno. Si chiusero dentro e si rifocillarono con quello che era rimasto da mangiare.
Serie: Ticket to hell
- Episodio 1: I’m gonna show my scar Pt. 1
- Episodio 2: I’m gonna show my scar Pt.2
- Episodio 3: The saints are coming pt. 1
- Episodio 4: The saints are coming pt. 2
- Episodio 5: It’s the end of the world as we know it
- Episodio 6: Are we not men?
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Finalmente i nostri eroi possono trascorrere qualche momento di pace, anche se mi chiedo per quanto tempo durerà l’idillio. Sono inoltre curiosa di sapere se Alessia, la protagonista del terzo episodio, ed i due giornalisti sono destinati ad unirsi a loro.