Dolce Sonno Infernale

Una luce forte, luminosa acceca i suoi occhi vuoti. Si trova in un posto nuovo, in un posto che non conosce.

Gli occhi faticano ad adattarsi a quella luce, ma dopo lungo tempo riescono finalmente a vedere una montagna. La montagna è verde, ricoperta di fiori colorati che emanano un profumo delizioso e ammaliante.

Avanza verso la montagna. Un sole caldo illumina un lieve sentiero che conduce fino alla vetta.

Lui comincia ad inerpicarsi su per il sentiero, non sente la fatica, l’aria lo sorregge. È cullato dalla brezza, una brezza leggera e fresca che gli accarezza il viso solcato da profonde rughe.

La distanza tra lui e la cima della montagna si accorcia sempre più; poco ci manca al dolce panorama.

Dunque, è arrivato.

Il panorama lo lascia senza fiato. Era da tempo che non vedeva tale meraviglia.

Sotto i suoi occhi si stagliava una foresta verdissima, con alberi alti e prati luminosi. Girò leggermente la testa e fu invaso da un blu che non conosceva.

Vide il mare.

I colori erano molteplici; variavano dal blu intenso fino alle sfumature più chiare e limpide dell’azzurro. Le onde leggere coloravano il mare di una spuma bianca e soffice.

L’uomo si sedette perdendosi in quella meraviglia a lui sconosciuta.

Poco dopo, alle sue spalle sopraggiunse un altro uomo, un suo amico.

Con una risata ironica lo salutò: «Anche tu qui?» e aggiunse un secondo dopo «è piccolo il Mondo, non credi?»

L’uomo si risvegliò e si voltò, lasciando il blu del mare alle sue spalle.

«Che posto è questo?» domandò al suo amico che sembrava essere meno ipnotizzato da quello spettacolo.

«Perché lo chiedi a me, che ne so io?» l’uomo parve meravigliato da quella risposta, il suo amico non era perso come lui in quel blu del mare.

Il suo amico gli si sedette accanto, lo guardò e gli disse:

«Credo comunque che ci troviamo lontano dalla realtà.» Era pensoso, pareva quasi che pure lui fosse perso in quella meraviglia.

L’uomo si girò a guardare il suo amico.

«Ma che dici?» gli domandò ridendo. L’altro lo guardò. I suoi occhi tradivano una strana ansia, forse più simile alla paura. Rispose soltanto:

«Non so.» E fissò il suo sguardo sul prato verde che adornava il paesaggio.

Erano due amici perduti in un’infernale bellezza.

Poco dopo, improvvisamente si girarono a guardarsi. I loro occhi si mescolarono, si guardarono nell’anima di uno e poi in quella dell’altro.

Fu quello il momento in cui capirono tutto.

Erano persi.

Persi nella meraviglia.

Persi in un sogno dolcissimo che speravano da tanto tempo.

Persi in un fresco paesaggio.

Persi in un fresco paesaggio che sapeva di morte.

Era tutto finito. Il mare si dissolse, il prato verde vivace scappò via col vento. La foresta con gli alti alberi si perse nell’oscurità.

Era l’oscurità che regnava sovrana.

I due uomini chiusero gli occhi, e quando ebbero il coraggio di riaprirli tutto era mutato. Non c’era più la foresta con gli alberi centenari, il mare si dissolse e il prato luminoso era solo un lontano ricordo che già svaniva e si annebbiava.

In quel giorno del 1831 l’uomo e il suo amico erano lì, seduti ad un tavolo con dinnanzi un bicchiere di assenzio. Erano lì, con la testa altrove, in un posto migliore, prima di ricominciare il lavoro infinito e massacrante. La nebbia di fumo, il puzzo stagnante delle fabbriche e la fatica che trucidava i due poveri uomini già risuonava nei meandri della loro anima.

Pochi secondi ed affogarono nuovamente in quella salvezza che era per loro l’assenzio.

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Beatrice! Bello questo racconto, che sembra richiamare un po’ l’idea di una fuga dalla realtà verso un sublime alla Poe👏🏻 Servirebbero dosi massicce anche a me, di quell’assenzio, appena prima di andare a lavoro😆

  2. Sei riuscita ad accompagnare il lettore in un vero e proprio viaggio servendoti di alcuni dei cinque sensi.
    Hai descritto un paesaggio idilliaco senza mancare di far provare al lettore una sensazione di “troppo bello per essere vero”.
    Il finale è stata una vera sorpresa, proprio non me lo aspettavo!
    Brava, brava, brava!! 😸

    1. Ciao Mary! Grazie per questo bellissimo e interessantissimo commento. Sono felice che io sia riuscita ad accompagnare il lettore in un viaggio, ma che ugualmente sia passata la sensazione di “troppo bello per essere vero” come hai detto tu.
      Felicissima che il finale ti abbia spiazzata! Grazie ancora di cuore!

  3. Bravissima Bea, mi è piaciuto tantissimo! A partire dal titolo, che già preannuncia quella sensazione di ambivalenza, quell’anelare a un paradiso per scappare da altro…in pochissime righe sei riuscita a creare un mondo trascinandoci con te. Ho sentito netta la sensazione di fuga, la pace, l’evasione nel lasciarsi andare, ma nel contempo qualcosa mi frenava…ed ecco il finale (che non mi sarei mai aspettata). Brava davvero!

    1. Grazie innanzitutto! Sono felicissima che il racconto ti sia piaciuto e che tu abbia dato importanza all’ambivalenza del titolo. Sono contenta che ciò che volevo trasmettere sia passato e che il finale ti abbia lasciato di sasso! Grazie mille di cuore

  4. Complimenti Beatrice! Un racconto potente e onirico che cattura il lettore in un nucleo di mistero e di immagini di grande forza visiva. Il finale sorprendente è impreziosito da interessanti richiami storici. Brava!

  5. Sei riuscita a far perdere il lettore in un paesaggio idilliaco dove dominano colori e sensazioni, trasmettendo però da subito la sensazione che ‘qualcosa non vada’. Allo stesso tempo hai mantenuto una sorta di suspense che poi hai sciolto solamente nelle ultime righe. Molto interessante il finale con una connotazione storica ben precisa svelata in poche, efficaci righe.

    1. Ciao Cristiana, innanzitutto felicissima che leggi sempre i miei racconti. Sono altrettanto felice che il mio intento di far cogliere la sensazione che non va tutto bene sia passata, e che infatti regge e mantiene una suspense ed una tensione che si svela solo in ultimo. Grazie di cuore!