Dragoni contro ussari

Nevicava, ma le colonne di cavalieri procedevano senza paura di tutto ciò.

«In Bretagna fa sempre freddo» borbottò Guillaume.

«Sì, ma tanto quanto qua in Boemia?» gli domandò Nicholas.

«È un freddo diverso, a dire il vero».

Il vecchio dragone annuì, e la colonna continuò a cavalcare.

«Avete sentito di quel che è successo a Ulma contro gli austriaci?» borbottò di nuovo Guillaume.

«Sì, sì, è successo settimane fa, ma sarà nulla a confronto di quel che succederà ad Austerlitz». Nicholas era saccente.

«È vero. Combatteremo gli austriaci e i russi…».

«E vinceremo!» risero gli ussari, poco lì accanto.

Guillaume e Nicholas si girarono a guardarli in tralice. «Ma certo, ma certo».

Gli ussari, però, erano arroganti. «Voi dragoni siete delle nullità! Il futuro della cavalleria francese siamo noi ussari».

«Può darsi». Guillaume fece spallucce, ma Nicholas non era della sua stessa idea: «Ma state zitti».

Quei giovani cavalleggeri si offesero. «Tu dici a noi di stare zitti? Ma come osi!».

«Oso, oso».

«Dai, Nicholas, lasciali perdere».

Ma Nicholas non era di quell’idea. «Vi sfido: noi dragoni dobbiamo colpire le vettovaglie austriache… voi invece quelle russe; chi causa più danni al nemico, vince e dà lustro alla sua specialità di cavalleria. Eh, vi piace come idea?».

Guillaume pensava fosse una sciocchezza, ma gli ussari annuirono con delle acclamazioni. «Si fa, si fa. E che vincano i migliori… cioè noi!».

Allora si separarono: i dragoni andarono ad attaccare gli austriaci, gli ussari i russi che erano a destra.

Mentre procedevano, Guillaume notò che Nicholas era esaltato, ma pensava ugualmente che fossero tutte delle stupidaggini.

Di lì a poco, loro, i dragoni, assalirono una colonna di austriaci in movimento. I loro carri si rovesciarono e Guillaume sparò con la carabina, poi uccise un paio di nemici con la sciabola. Nicholas non fu da meno.

Per tutto il giorno i dragoni arrossarono la neve di quelle contrade e a sera incipiente tornarono all’accampamento che erano felici: avevano fatto il loro dovere e Nicholas continuava a ripetere: «Adesso facciamo vedere agli ussari che i migliori siamo noi!».

Lì al campo c’erano gli ussari che gongolavano.

Nicholas li affrontò in maniera precipitosa. «Abbiamo colpito dieci convogli austriaci!».

«Noi nove colonne russe… ma abbiamo le prove».

«Ah, sì, le prove». Era sarcastico. «Eh, vediamole!» li provocò Nicholas.

Mostrarono nove bandiere, gli ussari, avevano ragione.

Nicholas si rivolse a Guillaume: «Facciamogli vedere le bandiere che abbiamo strappato agli austriaci».

«Ma Nicholas, è questa la faccenda!».

«Quale?».

«Nessuno di noi ci ha pensato a recuperare le bandiere…». Si scrollò nelle spalle.

«In genere l’abbiamo sempre fatto…» osservò in tono debole.

«Certo, ma non stavolta. Il nostro colonnello non ha voluto… per una questione di mantenere il basso profilo, non ricordi? Se avessimo strappato al nemico tutti quei vessilli, gli austriaci avrebbero potuto innervosirsi e diventare più battaglieri».

«No, non ricordo» e poi: «Abbiamo perso». Umiliato, Nicholas andò via mentre gli ussari gli ridevano dietro.

Invece Guillaume non si offese: andò via a sua volta, ma a lui non interessava nulla di quella sfida; aveva ben altro a cui pensare.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni