Due incontri

Serie: L'ultimo criminale


Il suono ripetuto della sirena dell’ambulanza tuonava nelle orecchie di Argo mentre riprendeva conoscenza. Si accorse di essere seduto in una posizione spiacevole. Tentò di muoversi, ma senza riuscirci. Sentiva il suo respiro caldo sul viso e capì di essere imbavagliato. Lentamente cominciò ad aprire gli occhi e notò un uomo apparentemente anziano, dalle rughe profonde che sedeva davanti a lui. Lo riconobbe, era l’uomo di poco prima. Si guardò attorno e quella che pensava fosse un’ambulanza non lo era affatto. Il pavimento era di un nero lucente così come i pochi sgabelli, la sedia sulla quale era seduto Argo, le pareti e anche i vestiti dell’uomo.

– Ti piace questo materiale Argo? – disse – Ha un bel colore non è vero? Ha una cosa in particolare di veramente eccezionale… semplicemente non si macchia – sorrise – basta una gettata d’acqua e qualsiasi cosa ci fosse sopra scompare anche agli occhi delle tecnologie più avanzate – il suo sorriso svanì improvvisamente – Vedi ragazzo, non ti devi far ingannare dalla mia età… perché ho paura che le probabilità che tu esca vivo di qui siano piuttosto basse. Ora veniamo alle cose importanti… è il caso che la smetti di giocare al piccolo rivoluzionario, non hai idea di contro chi stai giocando – si accese una sigaretta – Gira voce che tu, o qualcuno per te, abbia trovato il modo di hackerare il mio sistema di riconoscimento e persuasione e il fatto che tu non lo abbia sembrerebbe esserne la prova. A me non piace delegare e sono voluto venire di persona a chiacchierare con te, pensavi forse che non avendo il dispositivo tu fossi introvabile? – fece uscire il fumo dalle narici e si fermò guardando il vuoto per un istante – Vuoi davvero scatenare il caos? Hai idea di quello a cui stiamo lavorando? Avrai sicuramente la testa piena di ideali di libertà, di come mettendo il dispositivo a tutta la popolazione stiamo considerando tutti come criminali a prescindere… sbaglio? E invece noi stiamo cambiando il genere umano, stiamo estirpando il concetto di malvagio, di male dalle menti degli esseri umani. Continueremo ad abbassare la gravità dei crimini punibili con l’attivazione del dispositivo e tra venticinque anni circa saremo noi stessi a cominciare lo shutdown dei dispositivi. In poche parole tra massimo trentacinque anni avremo un mondo senza crimine e senza dispositivi – sorrise soddisfatto, sembrava quasi volesse fare un inchino – Lo ammetto questo farebbe di me l’ultimo vero criminale… e forse anche il peggiore… ma a me non interessa. Ormai il sistema, con vent’anni di lungo lavoro, è stato gradualmente integrato nella società ed è accettato dalla maggior parte dei cittadini, in più i politici mi pagano profumatamente per poter dire che stanno contribuendo a tenere sicure le strade. Ora che ti ho spiegato la situazione capisci perché, se non mi dici come hai intenzione di mettere in pratica questo “attacco”, io ucciderò te e chiunque sia stato ripreso vicino a te dalle telecamere? –

Argo intravide un orologio dietro la sagoma dell’uomo, erano le quattordici in punto.

Ubek stava uscendo dal supermercato con tre enormi buste cariche di birre, capsule del caffè e pacchetti di sigarette. Sembrava si stesse preparando per un lungo periodo di reclusione. Risalì velocemente nel suo appartamento dove posò le buste e stampò un indirizzo, dopodiché uscì con la stessa fretta con cui era arrivato. Camminò per una decina di minuti riparandosi dal sole cocente con un cappello. Si fermò davanti a un bar dal quale provenivano i tintinnii delle tazzine e il vociare dei clienti. Si accese una sigaretta e si appoggiò al muro. Era più o meno a metà sigaretta quando un uomo di mezza età uscì dal bar. Ubek gli afferrò improvvisamente un braccio.

– Signor Rhineheart, mi manda Argo. Mi segua – disse.

Rhineheart fece un piccolo scatto per lo stupore, si ricompose subito e fece cenno a Ubek di fargli strada.

Ripercorsero la strada dal bar all’appartamento, appena entrati Rhineheart si accese una sigaretta e sospirò.

– Non ho mai acconsentito ad aiutarvi – disse. Stava in piedi nel mezzo della stanza, guardava Ubek trafficare con l’infinità di interruttori che riempivano il muro dietro la scrivania.

– Ma lo farà – disse Ubek – Altrimenti non mi avrebbe seguito fin qui… non mi sembra di averle dovuto puntare una pistola alla testa –

Rhineheart si morse nervosamente il labbro inferiore – Come sapevate che non sarei andato dalla polizia? –

– Dopo aver fatto qualche ricerca sul suo conto Argo non aveva dubbi… io invece ero parecchio scettico –

– Quindi è tutto vero? – sorrise incredulo – Avete trovato il modo di entrare nel sistema e distruggerlo dall’interno? –

Ubek fece scattare l’ultimo interruttore e i numerosi schermi che circondavano la sua scrivania si cominciarono ad accendere uno dopo l’altro.

– Si – rispose – ma avrò bisogno del suo aiuto – Ubek attese una risposta che però non arrivò – Lo faccia per Argo… da quello che ho capito condividete gli stessi ide…–

– Vi aiuterò – sbottò Rhineheart interrompendo Ubek.

– Bene – disse sorridendo – Ora le spiegherò tutto cerchi di fare attenzione –

Affondarono entrambi la testa tra gli schermi.

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