
Duello nella raffineria
La pattuglia arrivò nei pressi di quel campo petrolifero che era mattina presto. Era una giornata splendida e la controffensiva sovietica alle porte di Mosca sembrava relegata a secoli prima: si vedeva il monte Elbrus e Dieter fu compiaciuto di averlo notato; era una montagna sacra per gli ariani.
Non appena giunsero accanto al cancello, tutti scesero dal panzerkampfwagen, quindi si prepararono con le armi. Chi con il Mauser Kar 98K, chi con l’MP40. Dieter mise in riga la truppa, quindi si avviò all’interno di quella raffineria.
Caucaso, 1942, fece mente locale. I ceceni ci sono di aiuto, i georgiani no… maledetti, sono fedeli al loro cosiddetto “piccolo padre dei popoli”.
Venendo fin lì, Dieter si era preso degli appunti sui capi del Cremlino. A parte il perfido “uomo d’acciaio” c’era il suo boia personale: Lavrentij Beria, capo dell’NKVD, pure lui un georgiano; o meglio, un mingreliano.
Ebbe un sussulto di rabbia. Il comunismo gli provocava sempre quella reazione, soprattutto dato che aveva attecchito fra i popoli slavi.
Cercò di non farsi trascinare troppo dal fanatismo, doveva ricordarsi che era lì in quanto sergente dell’Heer e non per diffondere il sacro verbo del Condottiero. Si sarebbe volentieri arruolato nelle waffen-ss.
«Sergente, di là!».
Si girò a guardare e vide un piccolo gruppo di soldati sovietici.
Questi ultimi spianarono i loro Tokarev e fecero fuoco.
Subito tutti si spalmarono in terra, poi reagirono. Mauser e MP40 fecero fuoco e ci fu tutto un intersecarsi di spari e fiammate.
Dieter agitò una mano, quindi si riparò dietro una cella catalitica. Sgranò con la sua MP40 e cercò di colpire uno di quei maledetti russi.
Per contro, sentì delle urla e vide delle fiammate.
Il petrolio stava prendendo fuoco.
Inorridito, Dieter pensò che sì i russi sarebbero morti tutti, ma lui non ci teneva a seguirli all’inferno.
Lasciò il suo riparo e ordinò: «Via di qui, via di qui, o moriremo tut…».
Non poté concludere che uno sparo lo azzannò alla gamba.
Cadde in terra e sbraitò ai suoi: «Via di qua! Raggiungete il panzerkampfwagen».
«Sergente, lei è ferito…».
«Andate in salvo».
Intorno, tutto il petrolio stava prendendo fuoco e come demoni dell’inferno i sovietici gli furono addosso. Avevano le baionette e proprio mentre stavano per pugnalarlo, tutto esplose.
L’ultimo pensiero di Dieter, sergente dell’Heer, fu: “Sono stato troppo fanatico?”.
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Ho letto il commento di Linda, ed effettivamente Dieter si presta ad essere un personaggio seriale. Bello spaccato storico, come quelli che sai darci grazie ai tuoi racconti
Grazie Micol, ma questo rimane un racconto autoconclusivo
Ciao kenji, bel racconto. Pieno di azione e adrenalina
Ciao! Grazie per il tuo commento. L’idea mi è venuta leggendo l’incipit di “Uragano rosso” del buon Tom Clancy… inizia in una raffineria (non ricordo bene se del Caucaso o nell’Asia centrale)!
Ciao Kenji, che racconto pieno d’azione in così poche righe! Non credo faccia parte di una serie, giusto? Se è così, ho l’impressione che qualche parte in più di testo spesa per fornire maggiori informazioni sul personaggio, Dieter, sarebbe ottima! Così si riuscirebbe a simpatizzare anche di più con lui. Leggerò presto altri tuoi racconti Kenji, con gran interesse. Alla prossima!
Ciao Linda! Grazie per il tuo commento. Rispondo punto per punto:
No, non è parte di una serie, è un racconto autoconclusivo (sono poche le serie che firmo su Edizioni Open, ma in gennaio ne pubblicherò una nuova che ho iniziato a revisionare oggi;
Apprezzo molto il tuo commento: sono appassionato della seconda guerra mondiale all’est e mi piace sempre scrivere di tedeschi contro russi, a volte declinando i miei testi con altri generi… ma negli ultimi tempi sono prettamente storici;
Ultima cosa: hai ragione, non ho approfondito molto il protagonista, ma l’ho fatto perché amo scrivere il corto…
Grazie anche per aver iniziato a seguirmi!