
D’un botto, l’amore
Serie: Stazione Termini
- Episodio 1: E poi l’amicizia
- Episodio 2: Il ribaltamento
- Episodio 3: Il naso freudiano
- Episodio 4: Stazione termini
- Episodio 5: D’un botto, l’amore
STAGIONE 1
Là in mezzo a centinaia di studenti che avevano abbandonato la scuola, molti perché incompresi dagli insegnanti e non per sprezzo allo studio, Francesco l’abbracciò e Serena appoggiò il capo sulla sua spalla e gli raccontò tutto.
Tutto era scattato così semplicemente, Francesco aveva aperto le braccia e Serena vi si era immersa e l’aveva baciato, l’aveva guardato negli occhi e poi l’aveva baciato, pareva che avesse mirato alla sua guancia, poi aveva virato verso le sue labbra, la sua bocca si era appoggiata alla sua, si era aperta e le loro lingue si erano sfiorate, qualcosa di piumoso e dolcissimo, aveva quasi nascosto la testa nell’incavo del suo braccio, coperta dai capelli aveva iniziato a parlare come un fiume in piena.
I suoi genitori che amava e detestava per il loro omologarsi alla società, sua madre che faceva il filo ai suoi amici, in competizione con lei, suo padre che pesava tutti sulla bilancia del denaro, poi l’anoressia e gli psicologi, i farmaci, la scuola dove gli insegnanti facevano il contrario di quello che insegnavano, il timore, il panico, il sentirsi sbagliata e le tante ore a destrutturare il suo corpo.
Serena, ma anche Cinzia sapevano contorcere le dita all’indietro, il pollice riuscivano a piegarlo completamente e sapevano stare sul filo dello slogarsi la spalla, giravano l’omero e si fermavano un attimo prima che fuoriuscisse, a volte accadeva che esagerassero così la spalla si lussava e faceva un male tremendo.
Francesco stava zitto, la teneva fra le sue braccia ascoltandola, che altro poteva fare?
Cercava di espandere dentro ai suoi polmoni, aria calda, affetto, dal profondo, estrapolando il suo inconscio, il suo dentro, affinché il suo spirito si materializzasse e la teneva stretta al suo petto e Serena sembrò percepirlo, perché piano piano il respiro affannoso si quietò, smise di tremare, alzò il viso e gli diede un altro bacio, solo il contatto delle labbra, morbide, impercettibili, magiche e irreali… Francesco si sentì perso, in un altro mondo, in quel momento seppe cosa era la felicità, un qualcosa che ti scoppia dentro e si guardarono e scoppiarono a ridere, ridere e non riuscivano a smettere.
Cinzia si era volatizzata, aveva capito al volo che fra i due era scattato qualcosa d’importante, e poi lei, come cognome aveva la “c” e si andava in ordine alfabetico, presto sarebbe stata interrogata su tutte le materie, ma aveva appreso da altri studenti che ci sarebbe stata anche Educazione Civica, con orrore corse da Serena, che era sempre preparatissima su tutto.
«Non ti preoccupare Cinzia, puoi parlare della Costituzione, ricordati che è la nostra Legge Fondamentale e parla dell’Art. 3, sai quello che dice di togliere gli impedimenti affinché tutti i cittadini abbiano i loro diritti e diventino consapevoli, puntualizza su questo, coscienti e non indottrinati…»
«No, la Costituzione no, non mi interessa tanto nessuno la segue…»
«Bene, allora parla del cyberbullismo o della cittadinanza digitale.»
«Ma tu come fai a saperlo, non ci hanno fatto studiare questo, e nel programma che ci hanno inviato, Educazione Civica come materia d’esame non c’era, non si fa così.»
«Ho fatto per mio conto, leggendomi attentamente dalla prima all’ultima pagina i due testi di Scienze Umane, e lì c’è tutto.»
«Amò, tu sei fuori, 550 e 615 pagine, va bene, Ok, allora parlo di bullismo.»
«Cinzia, inizia tu così magari il professore ti lascia fare… buongiorno, vorrei parlare della piaga del cyberbullismo e vai così… »
Intanto, Francesco e Serena sempre abbracciati, seguivano con lo sguardo Cinzia, che si stava avviando alle interrogazioni, iniziò con italiano, latino e filosofia, sembrava che andasse tutto bene.
Nel piazzale della scuola vi era una serie di banchi, messi a ferro di cavallo, ogni banco un docente e una materia, gli studenti iniziavano dal primo e poi proseguivano, tutto attorno stavano i ragazzi che dovevano ancora essere chiamati, stavano tutti in gruppo vicino al primo tavolo, non Serena e Francesco che si erano messi dal lato opposto, volendo stare appartati.
Caso volle che il banco del professore di Educazione Civica fosse vicino a dove si trovavano Francesco e Serena, così ambedue si staccarono dall’abbraccio per incoraggare e seguire l’interrogazione di Cinzia, che li guardò e annuì sorridente verso di loro, poi tranquillizata sedette e iniziò a parlare.
Serie: Stazione Termini
- Episodio 1: E poi l’amicizia
- Episodio 2: Il ribaltamento
- Episodio 3: Il naso freudiano
- Episodio 4: Stazione termini
- Episodio 5: D’un botto, l’amore
Ciao Paola, mi sono letta veramente d’un fiato entrambi gli episodi che trovo veramente strepitosi! Cominciando dal primo, l’intro che riguarda la città di Roma, tu ne descrivi un lato brutto e sporco, io vedo il lato delle città che amo: quello delle stazioni o vie di fuga/arrivo dove ogni avventura ha inizio. Sarò pazza, ma amo l’odore di treni e metropolitane (più di ogni altra quella di Londra, con un odore solo suo), è come stare nella zona franca degli aeroporti dove senti lingue diverse dalla tua e sai che hai il mondo a portata di mano. Poi mi fai immergere nel mondo colorito e vario delle diverse umanità, con il diritto di essere come ci si sente bene, ciascuno secondo il proprio bisogno. Finalmente arriva il protagonista, che mi piace da subito, con la sua bellissima giovinezza. C’è poi il mondo della scuola, che non è quello dell’imparare, ma del sapere e conoscere, mi piace come citi i classici che io amo infinitamente. Alla fine inserisci l’amore, ingrediente che non può mai mancare, e lo fai nel modo migliore: senza artifici e frasi fatte, senza girarci attorno. Perché non può essere sempre così? Perché non ci si può semplicemente abbracciare, baciare e parlarsi? Brava che hai avuto il coraggio di abolire il primo appuntamento. Per dirla tutta, mi sei veramente piaciuta e continuo a seguirti aspettando il prossimo episodio. Bravissima!
Grazie Cristiana, veramente di cuore, ti avverto che sarà un racconto un po’ strano, d’altronde a me piace raccontare le piccole cose e scavarle sino all’osso… grazie mille della tua gentilezza
Questo brano mi ha fatto fare un tuffo nel passato quando anche io, liceale, per far fronte alle interrogazioni feci team con una compagna di banco che poi divenne la mia fidanzatina… questo ricordo mi è scaturito dal racconto più che per temi per il linguaggio intimo ed emotivo che ci accomunava, un alchimia che sa essere naif e confidenziale, credo sia il punto di forza del racconto
Grazie David, mi ha fatto molto piacere il tuo commento… scandagliare l’animo naif, che in pratica significa ‘il tutto’, cerco di farlo ma è ben difficile, anche se ritengo che ci sia più zucchero e sale nelle persone vere, piuttosto che… ciao e grazie
Il bello è che io a scuola non ho MAI fatto educazione civica. E penso sia un peccato…
Kenji, Educazione Civica è stata inserita da qualche anno ed è materia d’esame anche per la Maturità ecco perché tu non l’hai fatta