E andiamo!!!

Serie: De madrelingua romana

Vi sarete chiesti, cosa ho fatto poi? Ce so’ andato a Milano? Se fosse stato per le polpette di mia madre, e mia madre, non ce sarei andato manco morto, o forse solo per indigestione, aò!  

Dopo il mio pranzo preferito, quel giorno in cui mi decisi ad affrontare il problema una volta per tutte, ero entrato in bagno con un piglio e davanti allo specchio pensavo, pensavo, ci ripensavo, ce pensavo, ce ripensavo…com’ è difficile! Aò! Ma come faccio?!! Come se fa…a sostituire il sapore di menta e cancellarne uno sublime con una testina tonda! Sacrilegio!  

Per un minuto la fissai, la vedevo ruotare e non ne avevo il coraggio. Ero ipnotizzato! Ad un certo punto la sentii quasi lanciarmi un… “Uè testina! Che stai facendo! Rimuovi il sapore del sugo dalle tua cavità orale?”

Mamma mia, come sto messo! Ma come farò a parlà così? Aò!” Affondai lo spazzolino.

– Vincenzino? Tutto bene?

– Che c’è ah mà? – le urlai da dietro la porta del bagno, più forte che potevo.

– No, niente, è da un pò che stai lì dentro, non ti sentivo muovere e me so’ preoccupata… – rispose

– Sto bene ah mà, non te preoccupà!” – Urlai ancora e nel mentre pulivo lo specchio, dove ormai era andato a finire tutto il dentifricio, pensai che quello preoccupato ora ero io! – “Aò! Non mi sente muovere”, cavoli se vado a Milano, questa che fa? Me more!” 

Se non moro prima io – dissi a me stesso riflesso come Narciso nell’acqua der cesso. Nun je la faccio più, nu je la faccio!”

“A Milano i romani non ce li vogliamo!” È il simpatico striscione di benvenuto che mi aveva dedicato, il mio amico milanese venuto a prendermi alla stazione. Milanese, in realtà lui è calabrese, ma certe volte me ne dimentico proprio, al sentirlo parlare. D’altronde son vent’anni che sta a Milano, ormai l’ha nel cuore la città de la bela Madunin, come dice lui “c’ha preso la residenza e se ne compiace”.

Compiacere, ahi capito er gnappo… – “Gnappo!!!” Lo vedo tra la folla arrivare, malgrado il suo metro e cinquanta. A dire il vero, vedo prima il cartello che mi viene incontro sonnambulo, sbilenco, retto da braccia secche che a stento riescono a tenerlo sopra la folla appena uscita dal treno.

– A Milano i romani non ce li vogliamo! A Milano i romani non ce li vogliamo! – disse Carlo avvicinandosi a me, aggiungendo un coro da stadio ad animare il cartello. Animare, aò! Forse in rianimazione ci doveva andare lui, visto che la voce risultò piena come le partite giocate all’Olimpico di lunedì, e potente quanto quella di una persona che aveva appena preso il mal di gola. 

– Ah bello! Come stai? Oh attento che te spacchi le corde vocali eh! – gli sorrido. “Gnappo mio, quanto m’è mancata la tua timidezza, viè qua!

– A Milano i romani non ce li volgiamo! Ciao Vincenzo! – mi sorride alzando di una tacca il volume della voce, porgendomi il cartello come un souvenir prezioso da conservare

– Grazie per questa accoglienza! Bello lo scherzo (finché dura poco)! Ciao Carlé! – lo stringo forte con affetto, prendendo il cartello più grosso di lui, come un souvenir prezioso da conservare

– Son contento ti sia piaciuto, se vuoi continuo ancora! disse Carlo cercando di liberarsi dalla stretta

– Ma no lascia sta’! – Stringo più forte e smetto di sorridere, così je passa, penso. Aò, ma de che!

– Guarda lo urlo, tanto sono contento di rivederti! A Milano i romani non ce li vogliamo! – Lo urlò appunto come posseduto e poi aggiunse…Caffettino?

La parola “caffettino”, mi rimbombò nel cervello. Avrei tanto voluto prenderlo quel caffettino. Tanto proprio, in pace con il mondo. Invece. Strabuzzai gli occhi. Troppo tardi…

– Ah nano! Ma che te la stai a cercà? Ma chi te credi da esse’, er re de Milano?

Te pareva. Neanche un minuto in terra milanese e già mi ero messo nei guai. Che sfiga! Tra tutti i milanesi e le persone che affollavano la stazione,  avevamo incrociato una gang romana. Tre tizi uno più amichevole dell’altro, vestiti peggio de … de… incredibile, non ci credevo…pensate ar peggio der peggio vestito che avete conosciuto? Ecco sì, così! 

– No, guardate non ce l’avevo mica con voi, e poi stavo scherzando! – disse Carlo in un soffio

– Se, se, tutti così dite poi! Intanto offendete! – disse il pelato spintonando Carlo fino a farlo cadere

– Fratè, davvero era uno scherzo! Posso garantire io per lui! Lascialo stare! Non è neanche milanese. E io so de Roma, come voi!

– Ha parlato Bud! Ok fratè, tu sta zitto, sta fermo quà, ora il tuo amico ce deve da spiegà, perché se era uno scherzo, che abbisogno c’aveva de urlallo!

– Milanese de merda! – fecero i due capelloni in coro dietro di lui

– Io non sono milanese, sono calabrese! – disse Carlo in preghiera

– Ma che è n’artro scherzo! Disse er pelato girandosi verso i capelloni, senza il minimo fastidio. – Avete sentito? Sentite che calata!

– Nun ce freghi nano milanese de merda! Mica semo scemi noi! – dissero i due capelloni in coro, a cui er pelato fece un cenno con la mano da direttore d’orchestra, per poi riprendere la parola:

– Dunque. Che dite ragazzi lo perdoniamo? – Riprese er pelato girandosi verso i capelloni, per niente infastidito. – Ora tu te inginocchi, tanto sei già a terra nun è difficile e chiedi scusa gridando più forte de prima. A parole tue con sincero pentimento concludendo con un “sono solo un milanese de merda”. Se no… Altrimenti… 

Fece una lunga pausa. Ma non credo stesse pensando a qualcosa, almeno nei primi minuti. Continuò a ripetere “Altrimenti”  stupito di se stesso, con un sorriso soddisfatto per la parola usata, guardando me, poi Carlo, girandosi intorno per trovare ancora la giusta ispirazione. Disse poi: “Altrimenti, quel cartello te lo famo sparì come il sorriso tuo, cavandoti i denti come i canditi der panettone milanese de merda che te daranno fra na settimana in ufficio! Eh? ”

– Co Bud tuo che scende, dopo de te, giù pe’ er il camino!

– Juniore, non se interrompe er Boss tuo, mentre sta parlando, ok? – disse er pelato ar capellone uno, molto infastidito, tirandogli i capelli.  – Voi due non dovete pensare, ne parlare! Anzi, anzi…come hai osato ridere alla sua battuta e non alla mia! – disse er pelato ar capellone due, molto infastidito, tirandogli i capelli. – Vabbè tappo milanese, te sei sarvato perchè fra poco è Natale e quì c’è Bud che è de Roma nostra, e noi ai fratelli e agli amici dei fratelli, non facciamo male, puoi andare, me basta che me baci er piede mò…

– Carlo caro, ciao! Buon Nat…ale! Mamma mia, ma che ci fai qui per terra e chi sono questi romani? Amici tuoi?

– E mo chi è st’artro tizio??? – disse er pelato girandosi verso di noi e verso i capelloni e verso l’altro tizio. Nano de merda, guarda che faccia schifata c’ha questo nuovo amico tuo! Io ti avevo appena perdonato! Bud fratello, me spiace ma questo è troppo! Preparateve! Ora chiamo la legione 115 e vediamo qua come la mettiamo!

Bud, magari fossi Bud… 115, qui finisce come 300. Divisi in due. Quasi. Mamma vienimi a salvare, mamma aiuto! Aiuto!!! – Poi segui un: Carica!!!

– Vincenzino? Oh! Stai bene? Vincè!!!

Mi sentii preso a schiaffi, mi sentii come le verdure dentro un vecchio frullatore, preso per le spalle da mani, scosso da chi non riusciva a tenermi fermo prima di passare allo stato liquido. Aprii gli occhi e mi guardai intorno.

– Tesoro de mamma, quanto m’hai fatto preoccupare! Che dovevo fare? Non ti sentivo muovere e siccome non mi rispondevi…

Mi guardò, la guardai dall’alto della tazza der cesso. E lì per lì non capii.

– …ho preso il telefono e li ho chiamati. E meno male che son accorsi subito! Così cortesi e a modo. Mi hanno subito tranquillizzato, mentre ripetevo che il mio bambino era rimasto chiuso lì dentro. Ad un certo punto però credevo di non farcela, hai addirittura gridato aiuto! E la tua faccia, gli occhi bianchi! Loro ti parlavano ma tu gridavi ancora, chiedevi scusa! Tesoro de mamma, quanto me so preoccupata! Ma come sono stati bravi, però! Che forza nelle braccia, che muscoli! Un trio formidabile! – Scusami un attimo.

La guardai, con le braghe ancora calate, mentre si allontanava svelta verso la porta. Stava salutando i pompieri. Ad un tizio pelato le stava pure dando qualcosa… No, le polpette al sugo, no. Ma non c’ho manco la forza di alzarmi, dopo un accenno de prosciutto, una cacio e pepe e ‘na dozzina di polpette, era già tanto che me ero addormentato sulla tazza der cesso, senza finire lungo pe tera. Che abbiocco! Mannaggia alla cecagna mannaggia! E ora chi la ripaga la porta… e poi, aò! Che figura de m… Appunto.

 

Serie: De madrelingua romana
  • Episodio 1: Dai che je la fai! Aò!
  • Episodio 2: E andiamo!!!
  • Episodio 3: “O così o non se ne fa niente!”
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Maria Anna, sono contenta che tu abbia deciso di raggruppare i tuoi racconti in una serie. Per me, che ti conosco solo ora, è bello poter riprendere le fila della storia dall’inizio. Attendo con passione le prossime avventure di Bud Vincenzino, candidato al ruolo di Fantozzi romano!

    2. Tiziano Pitisci

      È davvero divertente per me che vivo a Roma e che c’è mancato poco che mi ritrovassi proprio a Milano, ritrovarmi in stazione coinvolto in una rissa tra dialetti e luoghi comuni sui romani. Bello e spiritoso, associandomi a @michelecatinari chiedo altre storie!