Eliminato 

Quando la mamma le chiese di indossare il maglione che la nonna le aveva inviato, Benedetta storse il naso. Era stretto, di un colore che odiava: bianco. La faceva sembrare tanto “Signorina”; era sicura che, nel vederla conciata in quel modo, quelle sarebbero state le prime parole della nonna. Diamine, mica era una damina dell’Ottocento! A lei piacevano altre cose: felpe, berretti da baseball con la visiera all’indietro e jeans stracciati. Era ancora troppo “piccola” per indossare quest’ultimi, ma era sicura che l’anno seguente sarebbe riuscita a convincere mamma. Con l’ingresso in prima media si sarebbe dovuta arrendere all’evidenza: tutte le ragazze “grandi” li portavano.

Quando le propose di mettere una gonna a scacchi, facendole notare che il tartan era tornato di moda, rifiutò categoricamente; le fu concesso di infilarsi un paio di jeans nuovi. Per contro, dovette cedere e sciogliere i capelli che normalmente portava trattenuti da un elastico in nuca.

Gli invitati per la cena della Vigilia erano già arrivati e quando Benedetta scese le scale fu accolta dalle braccia forti del nonno. Se la “spupazzò” per qualche minuto prima di cederla alla nonna.

«Sei bellissima! Una vera Signorina.»

Benedetta le sorrise. Nonna era fantastica, in fondo non le costava nulla essere “coccolosa” per un paio di giorni; i nonni vivevano lontano, le occasioni per stare assieme erano poche.

A tavola sedette accanto a loro, ascoltandoli rapita mentre ricordavano i Natali passati: fecero arrossire papà, raccontando delle sue marachelle. Quando era un bambino riusciva a scovare i regali ben prima che fossero messi sotto l’albero: li apriva per vedere il contenuto, poi sistemava la carta decorativa in modo approssimativo. La notte di Natale fingeva sorpresa con disinvoltura tale che quella dote gli era valsa una professione: aveva intrapreso con un discreto successo la carriera di attore teatrale.

Erano tutti felici, tranne Giacomo. Il maggiore dei suoi fratelli contava i minuti per uscire da lì e andare a festeggiare con gli amici. La sua insofferenza era chiara, tanto che mamma era ammutolita, imbarazzata. Nicola seppe riportare il sorriso fra le sue labbra, ridendo di gusto e incoraggiando i nonni a raccontare ancora. Era il fratello “preferito” di Benedetta.

Giacomo era un bullo idiota che non la lasciava mai in pace e la bambina preferiva stargli lontano. Papà le aveva detto che dipendeva dall’adolescenza, ma Benedetta era convinta che la odiasse. Non aveva smesso di farle i dispetti nemmeno da grande, si divertiva a chiamarla dentona e a dirle che non capiva niente.

Nicola era diverso. Anche lui era un adolescente, aveva quattordici anni, ma non la trattava come una palla al piede. Condividevano molte passioni e trascorrevano parecchie ore davanti alla tv per guardare gli “anime”. Mamma li chiamava “cartoni animati”, senza rendersi ben conto che in realtà erano “cose da grandi”. Benedetta preferiva così, perché in caso contrario le avrebbe negato il permesso di guardarli.

Finita la cena tutti si spostarono in salone, rallegrato dalle luci dell’abete addobbato con i ninnoli acquistati nel corso degli anni. Erano tutti diversi ed ogni decorazione racchiudeva un ricordo. Benedetta corse per accaparrarsi un cantuccio del divano, curiosa di scartare i suoi regali. Il caminetto acceso infondeva il suo calore e la bambina non riuscì ad immaginare un Natale diverso. Erano fortunati. Erano felici.

Tranne Giacomo, il solito guastafeste. Non aveva chiesto regali per Natale, ma soldi da poter spendere come voleva: aprire le buste non gli costò grande fatica e finì in fretta. La mamma gli concesse di raggiungere gli amici in piazza per fare loro gli auguri, facendogli promettere che sarebbe rientrato dopo un’ora.

Finalmente, Benedetta riuscì a concentrarsi sui suoi regali: anche scartarli era un rito importante. Toglieva il nastro senza danneggiarlo e badava a non strappare la carta seguendo i punti in cui era stato applicato lo scotch. Gradì tutto, compresa la giacchina di pelo rosa donatale dai nonni. L’ultimo regalo era il più grande. Una scatola rossa, senza carta da pacchi, con il coperchio decorato da un nastro di stoffa color oro. Notò che Nicola stava sogghignando e comprese che era il suo. Cosa poteva contenere? Suo fratello amava farle degli scherzi ed era sicura che all’interno avrebbe trovato qualcosa di molto piccolo. La scatola era di per sé un regalo, l’avrebbe conservata per metterci i suoi tesori.

La aprì, piano piano, socchiudendo gli occhi per poi spalancarli assieme alla bocca, felice. Prese il suo tesoro facendolo vedere a tutti, emozionata.

«È il Death Note!»

«Il che?» La nonna le si fece accanto prendendo fra le mani quello che le parve un taccuino mal fatto: una cinesata.

«Il Death Note.» Nicola le venne in soccorso. «Il quaderno di un “anime” che guardiamo assieme.» Colse lo sguardo smarrito della nonna e le venne in soccorso. «Un “cartone animato”.»

«Ah!» Sul volto della nonna tornò il sorriso. Si rivolse di nuovo a Benedetta. «E che fa, questo Death Note?»

L’entusiasmo colorò le guance di Benedetta. «C’è un ragazzo, si chiama Light, che ha il potere di uccidere i cattivi scrivendo il loro nome in questo quaderno. Grazie a lui il mondo è più sicuro e tutti sono più felici.»

La nonna la osservò perplessa. «Come fa a sapere quali sono i cattivi?»

«Perché fanno brutte cose.»

La spiegazione non parve convincerla del tutto e quando tornò con lo sguardo a Nicola il ragazzo si strinse nelle spalle. Accantonò il discorso, vedendo che la piccola già lo aveva aperto per annusare l’odore delle pagine intonse. Un gesto che riconobbe anche come suo e le fece tenerezza.

Dopo Benedetta anche gli adulti aprirono i loro regali, prorompendo in esclamazioni di gioia e divertimento. Papà indossò subito il maglione rosso fatto dalla nonna: era largo di alcune misure e lo faceva somigliare a Babbo Natale. Presto la pendola batté l’una di notte. Mamma raccolse in un angolo carta e fiocchi per buttarli il giorno seguente ed i nonni si alzarono stanchi. Prima di raggiungere la camera degli ospiti, diedero un ultimo bacio ai nipoti e salutarono il figlio e la nuora con un abbraccio.

Benedetta utilizzò la scatola per inserire parte dei doni che aveva ricevuto, soddisfatta. Si avvicinò a mamma per salutarla a sua volta, ma si accorse che qualcosa non andava. Continuava a lanciare occhiate alla pendola, mentre papà era occupato al cellulare. Intuì subito che la causa dell’improvviso malumore era Giacomo. Non era ancora rientrato, disobbedendo agli ordini dei genitori.

La bambina decise di lasciarli tranquilli, facendosi aiutare da Nicola per portare in camera la scatola che si era fatta pesante. Una volta chiusa la porta, l’occhio le cadde sul Death Note.

«Giacomo è proprio cattivo!»

Presa dal dispetto, raccolse una penna e scrisse il nome del fratello nella prima pagina del taccuino. Sapeva che era un gioco, ma la fece stare meglio e si addormentò serena.

Nel mezzo della notte fu svegliata da un trambusto improvviso: si chiese se era arrivato Babbo Natale per portare i sui doni, ma le urla disperate che giungevano dal piano inferiore le fecero intuire che non era così. Si alzò e percorse il corridoio che la separava dalle scale a piedi nudi, tremando. Scese di qualche gradino, quanto bastava per vedere cosa stava accadendo nel salone.

Mamma piangeva disperata, aggrappata a papà come ad un’ancora di salvezza. I nonni erano sul divano, sprofondati in un silenzio tetro; le loro guance erano rigate di lacrime. Nicola era in piedi in fondo alla scala; la vide e la raggiunse. I suoi occhi erano umidi, arrossati, e quando aprì le labbra per parlare la sua voce le parve quella di un bambino piccolo.

“Bea… Giacomo ha… avuto un incidente… ”

Non le servì altro per comprendere. Benedetta si tenne al corrimano in preda a un capogiro e impallidì come un lenzuolo. Nicola fece qualche passo per abbracciarla, ma lei si divincolò come un’anguilla e si mise a correre a ritroso. Una volta in camera raccolse il Death Note e fece ritorno, sempre di corsa, alle scale. Passò accanto a Nicola che ancora l’attendeva sullo stesso gradino, superandolo alla velocità del lampo. Nessuno si accorse di lei, presi dal dolore devastante per la perdita improvvisa. Tranne Nicola.

Benedetta raggiunse il caminetto, dove ancora ardevano alcune braci, e gettò al suo interno il taccuino. Lo guardò mentre le prime fiamme attecchivano, ipnotizzata. Non si accorse che il fratello le era arrivato alle spalle, fino a quando non gliele circondò con le braccia.

«Bea. Non è stata colpa tua.»

Sentire quelle parole la risvegliò dallo stato di trance indotta dal riverbero delle fiamme. Se prima era ben dritta, prese a tremare come una gelatina e i suoi occhi si inondarono di lacrime. Finalmente l’urlo a lungo trattenuto le riempì la gola e non poté che aggrapparsi al fratello, pregando perché quello fosse solo un incubo. 

Nota: l’anime giapponese Death Note esiste veramente ed è abitudine di uno dei protagonisti pronunciare la parola “eliminato” ogni volta che annota un nome nel quaderno. 

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Discussioni

  1. Ciao Micol. Davvero un bel racconto, dai risvolti inattesi. I racconti a tema “natalizio” proprio non fanno parte del mio “essere lettore”, ma tu mi hai sorpreso. E alla grande! Come sempre del resto! 🙂

    1. Ciao Giuseppe, nemmeno io sono una grande fan delle feste comandate. Prova è, che dovendo pensare a un regalo mi viene in mente un Death Note! 😀 😀 😀
      Forse perché qualche volta vorrei avercelo fra le mani. Ed è tutto nato da qui. Che ci farei? Anni fa Nikita se lo è comprato (pura “cinesata”), ma sai che non c’ha scritto nulla? Ed è giusto così 😀

  2. Ciao Micol! Molto deviante il tuo racconto: prima ci accogli in un Natale in famiglia, caldo e rilassante, con tutti i crismi della famiglia ideale… e poi Bang! Il colpo che arriva dritto a risvegliare il lettore accoccolato accanto al falò. Bel risvolto, gestito bene e inaspettato. Brava!!!

    1. Ciao Virginia. Ti pare possibile che, con me, il Natale passi in allegria? Mi affascinava mettere alla prova il senso di “ingiusto” della bambina: i dispetti del fratello, in una realtà dorata come quella, le appaiono come vere cattiverie. Naturalmente quanto è accaduto non è colpa sua, né del Death Note. A volte, la percezione dell’altro dipende unicamente dal punto di vista.

    1. Ciao Martina, grazie 😀 Eh, sì, gli “spupazzamenti” dei parenti (soprattutto delle nonne) alle feste sono mitici!

  3. Una bella idea, Micol! Una trama originale. Bello il contrasto fra un’atmosfera natalizia “calda” e la disgrazia che avviene in modo repentino a scombussolare tutto. Addirittura, a cambiare il genere del racconto. Anche se, conoscendoti, qualcosa mi aspettavo… Ih, ih! Alla prossima, ciao.

    1. Ciao Cristina. Questa volta mi sono buttata anch’io nel filone “realistico” 😀
      Le disgrazie non aspettano il giorno giusto per arrivare

  4. Sono rimasto particolarmente colpito sulla costruzione di questo racconto. La prima parte c’è un’ambientazione gioiosa e natalizia, poi cambi rotta creando un lungo colpo di scena. Complimenti.

    P.s.: bellissimo anime Death Note

    1. Ciao Raffaele. L’intenzione era quella di dare uno stacco. A volte, persi nella perfezione del momento, ci perdiamo nel considerare gravi delle sciocchezze. Poi, ci rendiamo conto di quali siano le cose veramente importanti

    1. Tutte le donne, quando erano bambine, hanno avuto una nonna o una zia che non perdeva occasione per dirlo

  5. Ciao Micol, bel Lab! Ciò che mi è piaciuto di più è che non sapremo mai se il death note di Bea ha funzionato davvero o se è stato un caso.
    Mi piace anche come è costruito, fai rilassare il lettore con un’atmosfera tranquilla, in cui le maggiori preoccupazioni di Bea riguardano il come vestirsi, e poi all’improvviso…
    Ps: conosco Death Note di nome, ma non ho mai visto neanche un episodio (ci sono così tanti anime che meritano, non riuscirò mai a recuperarli tutti😜😅)

    1. Ciao Sergio. Spetta al lettore decidere se quello di Benedetta è un incubo o un’amara realtà.
      Quando a Death Note te lo consiglio, offre buoni spunti di riflessione; ho cercato di ricordarli anche qui. Chi ha il diritto di giudicare? Ognuno di noi ha una sua “verità” e spesso non coincide con quella universale. Come quella di una bambina che giudica il fratello “cattivo” perchè le fa i dispetti

  6. Ciao Micol…e finalmente ecco anche il tuo Lab natalizio! Ho apprezzato tantissimo la tua scelta relativa al finale, come sai anche a me piace tanto “giocare” su quella dimensione a cavallo tra l’onirico e il reale. E’ stata una scelta azzeccata che ha dato quel “quid” in più al racconto, lasciando al lettore quel dubbio che si rivela efficace nella narrazione. Bravissima come sempre 🙂

    1. Ciao Raffaele, questo volta sono riuscita a postare il lab proprio all’ultimo minuto. Il finale aperto lascia spazio al lettore, che può effettivamente scegliere fra due opzioni: realtà o incubo. La realtà a volte e più dura di qualsiasi incubo e da parte mia ho pensato al peggio. Per scrivere questo racconto, mi sono ispirata ad un vecchio adagio: “non desiderare, potresti ottenerlo”.

    1. Ciao Dario, L non sapevo proprio dove metterlo!
      Anche se questa storia è piuttosto semplice, ho voluto giocare con il concetto di “cattivo” che è caro ad entrambi. Mi sono chiesta: cosa ne farebbe una bambina di Death Note? Qual è il suo concetto di “cattivo”. Ho dato la mia risposta e ho traumatizzato per sempre una piccola e dolcissima bimba.

    1. Ciao Kenji, ognuno è libero di interpretare il finale come più gli piace e la speranza è sempre da tenere con sé. Se chiedi qual è il mio finale, no: non è un incubo