Elogio della donna che cammina con noi

Amo la donna. Mi circonda da sempre. Da lei ho assunto essenza ancor prima di nascere, con sapiente maestria ha assemblato le mie cellule, ha retto le mie dita nei primi passi, ha pianto e riso quando ho imparato a ripetere le prime sillabe da lei suggerite, mi ha pulito il culo, imboccato, corretto, accudito, coccolato, rimbrottato, curato, spronato, consolato, difeso ed accusato, istruito, mi ha tenuto per mano, sempre, ha speso fatica, notti insonni, sudore, lacrime e risate per fare di me ciò che sono ora. Ci ha educato, merita rispetto, sempre, anche quando scopi.

Sono arcaico, in ogni donna vedo una madre e ogni donna ha il mio incondizionato rispetto, salvo incarni gli istinti peggiori di questa umanità alla deriva (ma, anche in questo caso, mi faccio molte domande). È una considerazione che parte da lontano e trascende da differenze temporali e, di conseguenza, culturali.

Mia madre. Non ha molta importanza che la sua istruzione si sia fermata alla quinta elementare, che lei sia stata credente, a volte perfino bigotta, che fosse piena di pregiudizi e spesso intollerante, soprattutto con i comunisti, perché, alla fine, è lei che mi ha plasmato e ne sono uscito istruito, agnostico, aperto e politicamente schierato a sinistra. Quindi, pur democristiana fino al midollo, ha contribuito a fare di me una persona laica e riflessiva e credo, conoscendo il suo concetto di libero arbitrio, che fosse proprio questo il suo intento.

Siamo al bar, passa una ragazzina che avrà neanche vent’anni e Lorenzo dice, a voce fin troppo alta: “Quella fa dei pompini meravigliosi”. Potrebbe, per età, essere nostra figlia, ma, un pensiero simile non lo sfiora minimamente, eppure sono certo che prenderebbe a pugni chiunque esprimesse, sulla sua di figlia, le parole che ha appena usato.

In fondo siamo dei codardi che non mettono in discussione un sistema ipocrita che definisce, chi non ha il pisello, come un accessorio, una dotazione più o meno costosa che si compra al libero mercato.

Ancora adesso il Codice Civile usa, in svariate sue norme, un concetto che, fin dai tempi delle superiori, mi ha fatto sorridere amaramente: la diligenza del buon padre di famiglia, definendo di fatto e senza ritegno come sia organizzata, e ipocrita, la nostra società e quanto qualsiasi impostazione sia ancora basata su una “supposta” superiorità maschile.

Direi che sarebbe ora di fare un passo avanti, le nostre madri, compagne, amanti, figlie e amiche lo hanno fatto da un pezzo e noi siamo rimasti indietro e protestiamo, non capiamo, piagnucoliamo, picchiamo e, qualche volta, ammazziamo.

Ma perché questo pippone? Perché ho letto un brano che mi ha stupito e, pur ritenendolo un buon pezzo (se lo avesse scritto la donna protagonista) mi ha costretto a farmi delle domande. Premetto che, nella mia grande tolleranza (sono ironico eh!) non amo particolarmente gli scritti maschili che ci raccontano il pensare femminile. Semplicemente lo trovo fuori luogo: facciamo fatica a mettere insieme e capire il nostro di pensiero, farlo con uno al quale non siamo avvezzi è un atto di grande presunzione e di estremo maschilismo.

Una donna è libera di fare pompini come, dove e a chi vuole e, se lo scrive lei, posso gradirlo o meno, ma, se ne scrive un uomo è legittimo che io mi chieda che esperienza attiva possa mai aver maturato.

Detto ciò resta il fatto che la scrittura è sempre un atto di libertà individuale e in quanto tale la rispetto e la difendo e le mie esternazioni, giuste o sbagliate che siano, sono solo frutto della mia sensibilità.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Saggistica

Discussioni

  1. Scrivere entrando nella psiche di una donna è un interessante esercizio di stile per uno scrittore ma pieno di insidie, si può cadere nel ridicolo o peggio nel volgare. L’universo femminile che viene descritto non dobbiamo mai dimenticare che è concepito sempre da una mente maschile che può solo immaginarlo e la bravura consiste nella capacità di avvicinarsi il più possibile a questo mondo. Secondo la mia opinione questo universo femminile è la proiezione di ciò che l’uomo pensa possa pensare una donna, ma molto spesso è ciò che si vorrebbe che la donna pensasse. Ognuno è libero di esprimere la sua idea di donna senza avere la presunzione che questa idea sia la verità assoluta. Il dibattito che è scaturito lo trovo interessante, crocifiggere l’autore di l’Elogio del cunnilingus forse è un po’ esagerato, anche se posso concordare col tuo ragionamento. Come sempre, Giuseppe, parti in quarta mettendo a nudo ciò veramente pensi, senza filtri, questo è il tuo carattere distintivo. Mi piaci per questo, perché non le mandi a dire.

    1. “Mi piace il suo modo di pensare”… Parto da te, caro Fabius, per rispondere ai commenti. Hai detto bene, molto bene, su come interpretare il pensiero femminile, qualora nel nostro scrivere ne incontrassimo la necessità e non trovo altro da aggiungere. Il dibattito è interessante e di questo ringrazio Antonio e, credimi, non lo crocifiggo, anzi, mi dà l’occasione per ribadire che difenderò sempre la libertà di scrittura e nel contempo la libertà di critica. Antonio scrive bene, mi piace, ma ho la convinzione che qui ha fatto una scelta sbagliata e glielo dico, senza sentirmi un padreterno, da amico e lui, che è molto intelligente, so che lo capirà. Non è una critica “tanto per”, è che trovo l’argomento sentito, scottante, molto delicato e potenzialmente pericoloso e il dibattito che ne è nato lo dimostra. Poi che io sia un emerito rompicoglioni è risaputo. Grazie Fabius. 😇​

  2. Buongiorno Giuseppe! Sempre grandissimo! Sebbene il tuo brano abbia risuonato piacevolmente dentro di me, posso testimoniare, magari confessando un mio limite, che a volte sono diventata donna attraverso un uomo. Un amante che mi ha immaginata e la sua fantasia ha incontrato la mia natura. Grazie da parte mia e da parte di alcune amiche alle quali l’ho fatto leggere, spero non ti spiaccia!

    1. Ciao Simona, sono ben felice che tu lo abbia fatto leggere alle tue amiche, spero abbiano apprezzato. Quel tuo essere diventata donna, a volte, attraverso un uomo non lo vedo un limite, credo che tutti siamo cresciuti, in molte occasioni, grazie a una visione di noi che non è la nostra e spesso, per fortuna, due sguardi diversi coincidono fino a sublimare. Ti ringrazio per l’apprezzamento. Un abbraccio

        1. p.s intendevo che anche un uomo può conoscere la sua parte femminile attraverso una donna e scriverne. Un abbraccio a te.

        2. Ciò che ho scritto lo sottintende anzi, rincaro, quasi sempre è una donna che ti fa capire e accettare la tua parte femminile. Suppongo succeda così a entrambi i sessi.

  3. “Non ha molta importanza che la sua istruzione si sia fermata alla quinta elementare”
    Non ha importanza perché l’amore di una madre non ha nulla a che fare coi suoi titoli di studio

    1. Vero, l’amore di una madre non dipende dal titolo di studio, dal credo religioso, dal colore della pelle, dalla ricchezza o dalla povertà. Un sentimento così universale dovrebbe farci riflettere. Un abbraccio.

  4. Grazie per avermi dato lo spunto per una riflessione tutta mia, condivisibile o discutibile che sia. E sul punto sono con te. immedesimarsi in una voce femminile è pienamente legittimo; renderla autentica, soprattutto quando si entra nella sfera più intima, richiede sensibilità, misura e una profonda capacità di uscire dal proprio sguardo.

  5. Giuseppe, è soprattutto un punto del tuo scritto che mi colpisce. Quello in cui metti in discussione la pretesa maschile di raccontare dall’interno il pensiero femminile. E credo di capire bene ciò che intendi.
    Non penso che uno scrittore debba necessariamente limitarsi a ciò che è, a ciò che ha vissuto o al genere cui appartiene. Se fosse così, la letteratura perderebbe una parte enorme della propria ragion d’essere. Scrivere significa anche uscire da sé, tentare di abitare altre vite, altre epoche, altri corpi, perfino sensibilità lontanissime dalla nostra. È uno degli esercizi più potenti dell’immaginazione e, forse, anche dell’empatia.
    Ma credo che il punto che sollevi sia un altro, molto più sottile: immaginare l’altro non significa possederne la verità.
    Un uomo può certamente scrivere una donna, così come una donna può scrivere un uomo. Ma c’è una differenza enorme tra provare a entrare in uno sguardo diverso dal proprio e arrogarsi il diritto di dire: io so come pensa una donna, io so cosa desidera, io so cosa prova. È lì che l’immedesimazione rischia di trasformarsi in appropriazione e il personaggio di smettere di essere una persona per diventare una proiezione.
    E forse la questione diventa ancora più delicata quando si entra nella sessualità. Perché proprio lì è facilissimo scambiare il desiderio che attribuiamo all’altro con il nostro desiderio su di lui. Una donna raccontata come sessualmente libera può essere davvero un personaggio libero; ma può anche essere, senza che l’autore ne sia pienamente consapevole, una fantasia maschile travestita da emancipazione femminile. E credo sia questo confine che il tuo testo mi invita a osservare.
    Perciò sì, continuo a difendere con forza la libertà dello scrittore di essere, sulla pagina, chiunque. Ma insieme a quella libertà metterei una responsabilità altrettanto grande. Avvicinarsi all’altro sapendo che non lo si possiede. Ascoltarlo, osservarlo, immaginarlo, perfino inventarlo, ma lasciandogli quella quota di mistero che appartiene a ogni essere umano.
    Forse, allora, la domanda non è se un uomo possa raccontare una donna. Certo che può. La domanda che mi sembra molto più interessante è: sta davvero cercando di raccontare lei, oppure sta raccontando se stesso attraverso di lei?

  6. Sai che ti stimo molto, ma vorrei fare solo un paio di osservazioni. Io adoro i personaggi femminili, li studio li amo li creo e allora mi dovrei chiedere: è legittimo cercare di immaginare come ama una donna? Secondo: i pompini mica li fanno solo le donne, come scrivi tu stesso, in un modo che però non mi sembra corretto perché riferito ad un autore, non a un personaggio

    1. Beh, ora mi stimerai meno. Per forza di cose, nello scrivere capita spesso di dover fare i conti con pensieri femminili dando voce ai nostri personaggi, è scontato, cosa diversa è far parlare un personaggio al femminile con la nostra voce assumendosi la responsabilità che possa essere una forzatura, una falsificazione. Scorrettezza nei confronti dell’autore? Dove? Se chiedo che competenza ha in merito alla fellatio non posso chiedere al personaggio, devo chiedere all’autore.

      1. No, tranquillo. Ho capito cosa intendi. Rispetto il tuo pensiero, ma su questo punto non so se andremo mai d’accordo. Infatti, continuo ad ascoltare De Gregori. Tendo a scindere l’opera dall’autore…

        1. Tranquillo, lo ascolto ancora anch’io, anche se alla fine della canzone mi scappa un “maledetto stronzo” perché. lo sai, mi ha umanamente deluso. Però, perdonami, non puoi scindere l’opera dall’autore o meglio si può dire: ammiro l’opera a prescindere dall’autore e ci può stare, ma anche Vannacci avrebbe potuto scrivere Imagine (John Lennon). La apprezzerei egualmente conoscendo l’autore?

        2. Hai presente “Sempre e per sempre”? La reputo una delle più belle canzoni di sempre, ma se la sento e penso alle esternazioni di Franceschiello nostro nei confronti Di Scotto Mollentini (leggi Il consiglio di Steven del nostro bravissimo Roberto Toso se vuoi sapere chi è 😉​) mi cadono le braccia e reitero il meno pesante degli epiteti con cui lo investo. Però hai coraggio intellettuale, Marco, e questo lo apprezzo. Un abbraccio.

      2. Scusa, ma supporre che Vannacci possa aver scritto Imagine mi sembra alquanto discutibile, anche come iperbole. Io pensavo a De Gregori, ai Lynyrd Skynyrd a Micheal Jackson. Non stiamo parlando di politica, che è diverso perché un politico mi dice come dovrei vivere. Il modo diretto di entrare nel mondo femminile impersonando una donna lo posso trovare audace, incosciente se vuoi, ma legittimo. Se l’avesse fatto usando uno pseudonimo femminile?

        1. Vero, voleva essere discutibile, come tutto. Come il tuo concetto che un politico debba dirci come vivere… e un cantante? Come cantare? La canzone è politica, non partitica, ma politica si, sempre anche se ripete la rima cuore amore fiore dolore. … O forse non c’incontreremo mai. Ognuno a rincorrere i suoi guai. Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso”. E questo è il succo, caro Marco.

  7. “Detto ciò resta il fatto che la scrittura è sempre un atto di libertà individuale e in quanto tale la rispetto e la difendo e le mie esternazioni, giuste o sbagliate che siano, sono solo frutto della mia sensibilità.”
    👏 👏 👏

      1. Giusto. Un po’ di franchezza ci vuole, almeno tra noi che dovremmo supportarci e motivarci a vicenda senza cadere nell’ ipocrisia dell’ adulazione, solo per avere follower e per accumulare punti.