
Emma
«Siamo quasi arrivate, ok?»
Emma fissava la strada, tra una curva e l’altra, soffrendo terribilmente il mal d’auto.
Io stavo guidando per arrivare alla mia casa di montagna, dove ci saremmo concesse tre giorni a contatto con la natura. Io non vedevo l’ora, e anche lei, sebbene ora fosse occupata con altro.
«Manca molto?» mi riuscì a domandare Emma.
«No, no, massimo venti minuti.» Risposi.
Lei annuì.
Passarono anche meno di venti minuti, e stavo già spegnendo il motore dell’auto sotto casa mia.
Spalancai la pesante porta d’ingresso, e un odore di chiuso e polvere che conoscevo bene ci accolse. Sapevo che ci aspettava una bella lavorata. Pulire le camere, dare aria, scuotere le lenzuola. Questa casa, per quanto deliziosamente comoda e graziosa, veniva aperta molto di rado; a causa di questo, diveniva un nido di polvere e di insetti.
Dopo aver scaricato i pochi e leggeri bagagli, ci dedicammo alla pulizia. Eravamo due ragazze laboriose, ed in poco tempo avevamo terminato.
«Senti, Emma, ti va di andare in paese?» chiesi io con enfasi «ho visto che c’è un mercatino di antiquariato, con dei prezzi stracciati.» Mi tenni questa precisazione per ultimo, per godermi al massimo l’esclamazione di Emma.
«Seria?!?» impazzì lei «andiamoci subito!» aprì il cancello e si precipitò in strada.
Mentre correvamo giù in paese, spiegai alla mia amica tutte le scorciatoie, due in mezzo al bosco ed una passando per il paese vecchio. Lei non vedeva l’ora di arrivare, andava completamente matta per i mercatini di antiquariato, proprio come me. Ma, a differenza mia, lei amava tutti quei gioielli, bracciali, orecchini, anelli o collane, sempre molto appariscenti e sfarzosi. Anche in montagna, Emma manteneva un certo stile: scarpe da ginnastica con la zeppa, pantaloncini sportivi sopra al ginocchio, maglietta del colore dei dettagli dei pantaloni e marsupio in tinta con le scarpe. Ad ogni suo ouflit abbinava gioielli, principalmente orecchini molto eleganti.
«Allora! Marghe! Siamo arrivate?» esclamò Emma.
«Gira l’angolo e ci siamo.» Le risposi, sperando che chiudesse la bocca.
Arrivammo.
Molto semplicemente, il mercatino era un buco, una tana per le formiche. Vi era, esattamente al centro della stanza, un tavolo ricoperto di oggetti, principalmente tazze e tazzine, in argento e peltro- una lega di piombo, antimonio e stagno, abbastanza pregiato per il vasellame.
Emma ne rimase incantata, letteralmente. Varcò la soglia, mentre la gentile venditrice accendeva la luce, ed un fascio luminoso illuminò la bigiotteria.
Come in trance, con passi silenziosi la mia amica si avvicinò al tavolo, ed i suoi occhi scuri si fissarono su di un paio d’orecchini, finemente decorati. Erano molto grandi, avevano un disegno tondo e nero, e decorazioni in argento. All’inizio dell’orecchino c’era un fiore con otto petali, anch’essi del colore della morte: nero.
A me, quel gioiello incuteva terrore.
Emma la pensava molto diversamente, e nonostante i miei avvertimenti comprò gli orecchini della morte.
Tornammo a casa in silenzio. Emma continuava a fissare il suo tetro acquisto.
Non posso certo negare la bellezza di quegli orecchini, erano di una foggia squisita, eppure emanavano una cattiva energia. Un’energia nera, oscura, fugacemente malvagia e contorta.
Arrivammo a casa. Si era fatta sera, così cominciai a preparare la cena. Emma non mi aiutò neppure ad apparecchiare. Appena la porta di casa fu aperta, si fiondò in bagno a provare i suoi orecchini.
La cena procedette silenziosa, e finalmente arrivò il momento di coricarsi. Dormivamo nella stessa stanza, ma in due letti separati. Ci scambiammo appena la buonanotte e ci mettemmo a dormire.
Nel cuore della notte, Emma si svegliò urlando, con i capelli nerissimi arruffati ed il sudore che le scendeva lungo il viso.
«Che succede?» le chiesi allarmata.
Lei mi guardò, e con uno sgarbo che non le conoscevo mi rispose:
«Niente».
La mattina seguente, Emma si svegliò presto, e non mi disse nulla. Forse ero stanca, forse la mia amica aveva sbagliato a mettere il trucco, ma mi parve di vedere, attorno ai suoi occhi, un alone scuro.
Sentii cigolare la porta e la vidi uscire. Ero sola. ‘Ma perché fa così?’ mi domandavo. Mi alzai per rifare il letto e scorsi qualcosa di piccolo sul comodino di Emma. Mi avvicinai, piano, lentamente, e vidi il block notes della mia amica. Lo presi e lessi al suo interno: incubo di questa notte. Un brivido mi passò lungo la schiena, e chiusi di scatto il piccolo quaderno: avevo tra le mani il suo diario segreto.
Sapevo che non era giusto, però lo riaprii e lessi il suo incubo.
Per poco non svenni.
Era terribile.
Macabro e senza senso.
Quasi ho timore a narrarlo. Ebbene, tenterò. Emma, nel suo sogno, immaginava se stessa che prendeva un coltello dalla mia cucina, e con una precisione letale si accaniva, fino ad ucciderlo, un cucciolo di cervo innocente. Io non capisco. Perché mai debba sognare una cosa del genere! I sogni sono collegati al nostro cuore, ai nostri pensieri inconsci, che lei inconsciamente pensi questo?
Quando rividi la mia amica, notai fuoriuscire dalla sua borsa l’impugnatura di un coltello. Lo ammetto, fui vigliacca e non le chiesi nulla.
La giornata fu tremendamente silenziosa. Io cercavo di parlare ad Emma il meno possibile. Ne avevo timore. Sembrava avesse un’aura negativa, e che il suo umore fosse intrattabile.
Siccome eravamo in montagna, almeno una passeggiata l’avremmo dovuta fare, e il destino volle che proprio quel giorno Emma decidesse di andare a fare una camminata in alta quota.
Fortunatamente, io conoscevo già quel percorso. Se non fosse stato per questa fortuna, non avrei certo accettato. Sarei sembrata diversa, strana, e magari avrei fatto sorgere dei dubbi nella mente contorta di Emma.
Preparammo gli zaini, sempre senza pronunciare neppure una parola. Mi ignorava. O forse era una mia impressione? Ho già detto che avevo una gran paura di lei?
Un po’ di tempo dopo, molto tempo dopo, stavamo già scendendo per la ripida discesa della montagna. Emma era davanti a me, e procedeva sicura sulla scivolosa sassaia. Ad un certo punto si fermò, e diede un calcio ad un sasso che cominciò a scendere lungo la discesa. Prendeva sempre più velocità. La pietra arrivò contro le gambe di un signore, che arrancava su per la ripidissima salita. L’uomo per poco non perse l’equilibrio, ma alla fine si riuscì ad aggrappare a non so cosa. Fortunatamente era sano e salvo. Guardai la mia amica con sguardo interrogativo. Lei si girò ed urlò all’uomo, con voce roca e di scherno:
«Ehi! Impari poi a stare in piedi!»
In quel preciso istante, mi accorsi della cattiveria e voglia di far del male che c’era nelle sue parole. Non conoscevo Emma da questo lato, questo lato così oscuro. Forse ho sempre avuto gli occhi chiusi davanti alla malvagità ed all’ingiustizia, ma non credo. Davanti alla cattiveria, sono sempre stata una persona giudicante, non ho mai avuto pietà alcuna per le persone meschine, per quelle che godono nel far del male agli altri. Ed Emma in questo era molto simile a me. Come può essere cambiata? Forse è stato quell’incubo che le ha fatto perdere quella sua precisa ed elegante gentilezza. Mi fa paura, ma non devo dimostrarla. Cosa potrebbe accadere se scoprisse che le ho letto il diario?
Quella sera, mi addormentai molto preoccupata.
Durante la notte, nuovamente, Emma si svegliò gridando, sudata fradicia e scompigliata. Ovviamente, a sentir le sue parole non era successo nulla, ma io sapevo che la verità era ben diversa da ciò che diceva. La mia mente volò immediatamente al diario. Ero sicura che avrebbe scritto anche di stanotte, e io lo avrei letto, anche per cercare di aiutare la sua mente non più lucida.
Venne giorno. Alla prima occasione, in mattinata guardai di nuovo il suo diario. Mi sentivo davvero in colpa, non è corretto fare una cosa del genere, ma alla fine la preoccupazione ebbe il sopravvento.
Ciò che lessi mi tolse il fiato. L’elegante grafia di Emma raccontava l’orrore del suo incubo: una folla di persone, e lei che arrivava a fare una strage.
All’improvviso tutto mi fu chiaro. Quel giorno c’era la sagra di San Lorenzo, e in paese arrivava sempre moltissima gente.
Senza pensare a niente, iniziai a correre.
Ma quando arrivai era troppo tardi.
Lei, Emma, il demonio, camminava con lenti passi e con gli occhi iniettati di sangue, mentre gli orecchini maledetti brillavano alla luce del sole.
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Hai saputo gestire la trasformazione di Emma in maniera graduale tenendo il lettore sempre sulle spine.
Il finale mi è piaciuto molto, anche se ho sperato fino all’ultimo che riuscisse a liberarsi dalla maledizione degli orecchini.
Brava!
Ciao Mary! Tenere il lettore sulle spine e tentare di gestire in modo graduale la sua metamorfosi era uno dei miei obiettivi iniziali; leggere che tu li hai colti mi fa un infinito piacere!
Siccome non si è liberata degli orecchini maledetti, pensavo anche ad una parte 2…
Sarò di parte, perché amo particolarmente il genere horror, ma ho trovato questo racconto molto stimolante. Si legge tutto d’un fiato con la curiosità di sapere cosa succederà da lì a poco.
Molto bello.
Ciao Wilma, grazie innanzitutto per aver letto il mio racconto. Anche io amo il genere horror, e sono molto felice che piaccia anche a te! Sono altrettanto felice di sapere che hai apprezzato il mio racconto, e mi fa piacere sapere che per te sia stato stimolante.
Grazie!
Io pure. L’Horror non è di certo il mio genere. Anzi è il primo che leggo in assoluto. Strepitoso e brava per il finale con chiusura lasciata alla fantasia.
Ciao Giulio, grazie mille per questo bellissimo commento!
Sono molto felice che ti sia piaciuto il finale lasciato alla fantasia, poiché è una scelta che non faccio spesso ma che trovo geniale! Riesce, infatti, a far navigare la fantasia del lettore!
Felice che il mio racconto ti sia piaciuto, e spero tu ne legga altri!
Ciao, primo tuo racconto che leggo. Fino all’ultima riga con il fiato sospeso. Complimenti e spero di leggerne altri. 🙂
Ciao Giglio, sono molto felice che questo mio racconto ti sia piaciuto.
Il fatto che tu dica che fino all’ultima riga tu sia stato col fiato sospeso mi fa molto piacere 😃
Ti ringrazio per il tuo bellissimo commento e spero che tu ne legga altri. Grazie mille!
Ciao Beatrice, ho trovato molto interessante e avvincente questo tuo racconto, inquietante e ricco di suspence. Ci ho ritrovato atmosfere degne del grande S. King! L’adrelina del lettore cresce piano piano fino al finale che pur in parte previsto lascia senza fiato. Brava, sarebbe bello leggere anche un seguito !!
Cara Giorgia, sono davvero molto contenta che ti abbia interessato il mio racconto. Un complimento molto elogiante dire che ci sono alcune atmosfere di S.King, ti ringrazio molto 😊
Effettivamente un seguito è un’idea che mi alletta, però anche un’altra idea, ovvero che il finale, volutamente aperto, lasci mondi sconosciuti in cui ogni lettore può immedesimarsi, o immaginare un personale seguito.
Grazie di cuore e sono felice che ti sia piaciuto!
Ciao Beatrice, Emma e` un racconto unico e non l’ inizio di una serie, mi pare. Sarebbe interessante conoscere l’ intera storia, la provenienza degli orecchini, la causa del loro potere malefico e come porre fine a questa… maledizione?
Ciao Luisa, sono contenta che il mio racconto ti abbia fatto volere sapere di più! La mia idea iniziale era quella di lasciare spazio all’immaginazione, che ogni lettore potesse immaginarsi le domande che tu mi hai posto. Il finale l’ho lasciato volutamente aperto proprio per questo! Spero ti sia piaciuto e grazie del commento 😀