Emma 

Serie: Diario di due amori sbagliati


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lara spinge Luciano verso Grazia

Si accorge di me ma mi guarda senza interesse. Il suo viso è bianco come una porcellana cinese, ha i capelli tagliati a caschetto di colore rscuro,. Due seni sodi e perfetti premono contro la stoffa aderente dell’abito di una taglia più piccola, di colore quasi come il rossetto che le disegna le labbra, con uno spacco che indirizza lo sguardo dritto in mezzo alle cosce. Sembra un po’ persa, le faccio un cenno alzando il bicchiere, lei ricambia,  fa uno strano sorriso e si avvicina, allunga il braccio e mi tende la mano; gliela stringo e lei si presenta, si chiama Claudia, Luciano, le rispondo,  lei si siede lì accanto, le chiedo cosa beve e lei risponde un Vodka liscia.

Butta giù di colpo il bicchiere di vodka  poi si lamenta che il suo bello non si è fatto vedere, faccio finta di crederci.

– Avrà avuto un contrattempo – le dico con distacco. Non risponde, mi fa cenno che ne vuole un altro e lo trangugia all’istante (Che sia acqua?) poi, fa un gesto di stizza e mi chiede se mi va di ballare.: in un angolo c’è una piccola pista con uno specchio a parete, ma non balla nessuno… non mi piace mettermi in mostra e le dico di no. Lei mi manda delicatamente al diavolo con la mano e si avvia ondeggiando tra i tavoli. , Nonostante la vodka che ha in corpo, il suo andare è studiato, sta recitando la parte della donna fatale. Quando è in pista, alza in alto le braccia e dondola il ventre come a cullarsi, ma la musica cessa, lei sbuffa e torna a sedersi, agita il bicchiere davanti ai miei occhi per farmi notare che è vuoto, ne chiedo un altro. E sono tre 

– Per lei niente? – chiede il ragazzo che serve.

– No, sto bene così – rispondo. La ragazza con aria annoiata appoggia i gomiti sul tavolo e sussurra:

– Perché non vieni più vicino, Lucky Luciano? Non riesco a vedere i tuoi occhi. – mi sporgo e nel farlo le sfioro il ginocchio, lei lesta appoggia la mano sul mio.

– Così va meglio – dice perdendo quell’aria annoiata. Concentra i suoi occhi nei miei, liscia il bordo del bicchiere col dito, con la lingua si lecca le labbra, mi stringe la coscia, sta per dirmi qualcosa:

– Che ne dici di andarcene via? – Ci siamo.

– Dove? – chiedo

– Conosco un posto carino –

– Va bene – rispondo deciso e mi alzo per primo. Per fortuna ho bevuto solo mezzo bicchiere di brandy, lei invece barcolla e si appoggia al mio braccio. Pago, faccio il test dell’alcol, lo supero e la scorto alla macchina.

– Wow, una Porsche deca! – Esclama sorpresa illuminandosi tutta. Le donne! Se hai la macchina bella diventi di colpo un Adone. Accendo una siga e le chiedo se vuole fumare, risponde di no, scopro l’auto e la invito a sedersi. L’aria fresca fa il suo dovere, la sigaretta fa il resto. Sono convinto che mi porti da lei o in qualche motel, invece mi fa fermare davanti a un locale fuori città. L’aria della notte ha fatto bene anche a lei perché quando scende dall’auto non dondola più. Mi prende per mano e mi guida all’interno: il locale è pienissimo. Vagabondiamo tra i tavoli, ispezionando ogni angolo, anche quelli più bui: sta cercando qualcuno. Dopo un po’ mi scoccio, l’aria pesante mi ha seccato la gola, ho bisogno di bere qualcosa di fresco. Mi rivela che c’è un bar in giardino e mi prende per mano, poi di colpo si blocca, mi lascia la mano e schizza in un angolo buio.

– Che caz… – Mi viene spontaneo di dire, poi capisco: si è avventata contro un ragazzo che sta limonando con una, Lo colpisce con un calcio alla caviglia. Deve avergli fatto male  perché il ragazzo caccia un urlo terribile, si volta infuriato intenzionato a reagire ma si becca uno schiaffo sul viso.

– Bastardo! – Era questo l’impegno che avevi! – Grida lei. Poi furiosa si rivolge alla donna e le grida:

– E tu brutta cagna in calore, torna da quel cornuto di tuo marito! – e tenta di colpire anche lei. Il ragazzo però la blocca abbracciandola; l’altra tenta di allontanarsi, ma inciampa, sbatte contro un tavolo e cade. Intorno nessuno più balla, sono tutti attenti alla scena. Arriva uno steward che aiuta la donna a rialzarsi e la guida ai servizi, poi torna, afferra gli altri due e li scorta di fuori.

A questo punto dovrei andarmene via, ma aspetto: la cosa mi intriga, voglio vedere in faccia la donna e mi apposto all’uscita dei bagni. Finalmente la vedo arrivare; esce  a testa bassa,; la seguo e quando finalmente alza la testa per infilarsi il soprabito sono lì ad aspettarla. Sorpresa: è Emma, la mia dipendente e cerco di avere l’aria di chi è appena arrivato, non voglio farla star male, la saluto e le dico che sono appena arrivato e le chiedo di bere qualcosa con me. Per un attimo rimane interdetta poi riprende il controllo e risponde:

– Grazie, ma è tardi, mio marito si infuria se torno dopo le tre –

– Sei da sola? – le chiedo con fare sorpreso.

– Mi scusi, ma devo andare! – risponde, mi appoggia la mano sul braccio a mo’ di saluto. e si avvia all’uscita. Esco anch’io e la seguo, potrebbe incontrare quei due, magari ci sarà dell’altro. Invece nemmeno li guarda,  passa velocemente davanti a loro, nemmeno li guarda, sale  su una mini e va via. Mosso da una smania improvvisa prendo l’auto e la seguo fino a Dalmine dove si infila in una via senza uscita e scompare.  Resto a guardare le finestre per qualche minuto, poi torno a casa domandandomi perché mai l’ho seguita. Un mare di pensieri perversi mi tengono sveglio, mando giù due o tre bicchieri di brandy, prendo un Aulin e finalmente cado nelle braccia di Morfeo.

Al mattino mi sveglio col pensiero di lei alquanto eccitato. Scendendo le scale incrocio Cinzia sull’uscio,  quella è sempre di guardia, penso, poi incrocio le figlie più giù e mi dò del maligno, le ragazze mi salutano e ridono guardandomi in basso e mi accorgo che ho la patta slacciata. La sistemo, salgo in macchina e in un attimo, senza pensarci, mi ritrovo ia Dalmine in vicolo privato Gardini, sotto casa di Emma. Sono tutto in ebollizione ragazzi! Faccio un giro, poi un altro. Continuo ad andare su e giù per un po’, non so cosa spero di fare, rifletto e mi dò dello stupido: non posso restare qui in giro, dò troppo nell’occhio con questa macchina! Dopotutto la vedrò domani al lavoro, 

  “L’hai avuta sotto gli occhi per mesi senza mai guardarla davvero. Sarà colpa di quei fianchi stretti e lo scarso seno che la fanno sembrare bambina. Le sue occhiate non erano richieste di approvazione del lavoro svolto, erano segnali precisi. Ritorno sui miei passi, entro nella prima trattoria che trovo, ordino e poi chiamo casa.

– Che si mangia? – chiedo al mio primo figlio per rompere il ghiaccio.

– Ciao papà. Gnocchi al sugo con tracchiulelle e pollo al forno con patate. Vuoi parlare con la Mamma! – Neanche il tempo di fare due parole. Arriva mia moglie, saluta, mi chiede come va, io rispondo da schifo, poi senza convinzione le dico:

– C’è il ponte per la festa della repubblica, venite a trovarmi? –

– Se i ragazzi sono liberi…- E’ la risposta.

– Vieni solo tu se loro sono impegnati –

– Non li lascio da soli, lo sai. – risponde. “Pensi sempre a loro, ma a me chi ci pensa?” Vorrei dire ma non lo faccio, lascio stare, invece le chiedo:

-Quell’altro dov’è? –

– Sta ancora dormendo, ha fatto tardi stanotte – Saluta e riattacca.

Pago il conto e alle due sono fuori, non ho un cazzo da fare, torno a casa.

In tv non c’è nemmeno il gran premio, non mi va di ascoltare le partite alla radio, mi metto la tuta e le scarpe, scendo giù al fiume e mi avvio a passo d’uomo. La riva è tutta fiorita, la brezza che scorre veloce sul prato fa vibrare i minuscoli fiori gialli facendoli sembrare una scia di colore che appare e scompare per poi perdersi via. Mi metto a correre, quaranta minuti tondi di corsa, non male, salgo, mi spoglio e faccio la doccia. Si sono fatte le cinque, fa caldo, esco sul balcone a fumare e mi gode quest’anticipo d’estate.

La campana della chiesa suona sei colpi, più uno, sulla panchina giù in strada due innamorati si fanno le fusa; un soffio di vento scompiglia i capelli di lei e lui con gesto gentile glieli sposta dal viso e la bacia. Beata gioventù. Distolgo lo sguardo e guardo lontano, oltre il fiume. Il sole si va nascondendo dietro nubi sottili. Sopraggiungerà il crepuscolo, il sole arrossirà e così l’acqua, colpita dai suoi ultimi raggi. I ragazzi della panchina se ne vanno, il mio sguardo ritorna sul fiume che scorre uguale e costante come la mia misera vita. 

Serie: Diario di due amori sbagliati


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