
Epilogo
Serie: La Scelta Migliore
- Episodio 1: Quei maledetti occhi scarlatti
- Episodio 2: La creatura
- Episodio 3: Epilogo
STAGIONE 1
Iniziò ad avvicinarsi lentamente verso Keira. Lei era pietrificata dal terrore. Mentre fissava intensamente le terribili sfere sanguinee, tornò alla mente il loro primo incontro. Le due immagini si sovrapponevano alla perfezione: la paura, il buio, la tensione, lo sfumare dei contorni. Stava vivendo due realtà in una, ma in pratica non ne stava vivendo nessuna: come in un ricordo, si sentiva cosciente ma incapace di agire. L’essere, sempre più vicino, aprì le fauci e snudò i denti ancora macchiati di sangue. La spada le scivolò di mano. I muscoli ora tremavano senza controllo. Rinchiusa dentro sé stessa, lanciava un disperato grido muto. L’abominio era a un passo da lei. Nella sua mente, riaffiorò l’istante in cui dopo essersi voltata vide il mostro in cielo con la ragazza nelle sue grinfie. Il predatore piegò la testa a sinistra. Keira rivisse la rabbia e il rancore che provò verso sé stessa per essere stata debole. Il disgustoso ibrido si avvicinò al suo collo. Keira ripensò a Beth: alla sua gravidanza, alle sue insicurezze, a come aveva assicurato al padre che l’avrebbe protetta. Decise che non avrebbe commesso lo stesso errore di nuovo. Con uno scatto repentino, prese la testa del mostro tra le mani e gli infilò i pollici nelle orbite. Lo fece con tanta violenza e così di sorpresa da buttarlo a terra, cadendo sopra di lui. Urla strazianti uscivano dalle sue fauci, ma Keira non ci faceva nemmeno caso: il suo unico obiettivo era annientarlo, distruggerlo, annichilirlo. L’avversario si contorceva a terra sotto il suo peso, lei sollevò il busto tenendosi sulle ginocchia, afferrò il fidato ferro poco distante, e impugnato il manico in modo da avere la punta della lama rivolta verso terra, alzò le braccia più che poté e conficcò con tutta la forza di cui disponeva la spada nel ventre dell’animale. In preda ad uno spasmo, il mostro la colpì sul volto con i suoi artigli, graffiandola e facendola cadere. Keira si ritrovò a terra senza fiato, l’improvvisa vampata di energia sprigionata si stava già esaurendo. I versi dell’essere ormai non erano più grida di disperazione, quanto più una specie di lamento: forse una richiesta d’aiuto, o forse una maledizione per il suo avversario. Si alzò barcollando, e goffamente rimosse la spada dal suo corpo. Fiotti di sangue uscirono dalla ferita, producendo all’impatto con il suolo un rumore diverso da quello delle gocce che cadevano dal soffitto. Sbattendo debolmente le ali, si sollevò a fatica. Salì su una sporgenza e si perse nelle tenebre. Keira non aveva ancora portato a termine la sua missione. Mise la mano sulla guancia ferita, e osservò la mano sporca di sangue per qualche istante, poi si alzò decisa, prese la torcia, e si arrampicò sulla sporgenza sulla quale si era arrampicata la sua preda. Non fu facile arrampicarsi sulle rocce scivolose con la mano ancora dolorante, ma non era molto alta. Una volta in cima, vide una piccola insenatura nel muro. Riuscì a passarci camminando di lato, dopo poco la feritoia si allargava in una piccola stanza bassa e circolare. Ai suoi piedi, vide il cadavere della bestia in una pozza di sangue. Allungò la mano con la torcia per vedere meglio cos’altro c’era nella stanza: perlopiù ossa di varie forme e dimensioni. Il fetore era insopportabile, tutto il corpo le suggeriva di andarsene. Ma non lo fece. Dalle tenebre una risposta alla sua domanda: un debole riflesso alla luce della torcia attirò la sua attenzione. Era una collana a emetterlo. Trovò Beth semisdraiata appoggiata al muro. “Beth! Stai bene?” Keira gettò la torcia e la prese per le spalle “Non preoccuparti, o-ora sei salva… Ho ucciso il mostro, ti porterò a casa”. La sua pelle era pallida come la luce lunare e fredda come le pareti della caverna. La testa le ciondolava in maniera innaturale. “Beth, ti prego svegliati!” Le alzò la testa e le passò una mano sul viso, spostandole le ciocche di capelli che le si erano attaccate alla fronte per l’umidità. “Beth, svegliati…” la ferita alla guancia bruciava a contatto con le lacrime che le attraversavano il viso. Un gemito arrivò dall’alto, Keira alzò lo sguardo e vide tanti piccoli occhietti rossi fissarla da una rientranza nella parete. Erano terrorizzati. Provò a scuotere il corpo esanime. “Beth, ti prego, no…” Il polso era fermo. Sul collo, numerosi fori. Keira ripercorse la strada fatta senza neanche accorgersene, non pensava a nulla. Uscì fuori dalla caverna, respirò a pieni polmoni l’aria aperta e avvertì un lieve tepore pervaderle il corpo. Tra i rami della foresta, intravedeva i raggi del sole che stava sorgendo
Serie: La Scelta Migliore
- Episodio 1: Quei maledetti occhi scarlatti
- Episodio 2: La creatura
- Episodio 3: Epilogo
Cavoli. Mi è piaciuto tanto, davvero tanto, il finale. Perchè è un cerchio che si chiude: “non c’è libertà nella sopravvivenza. Sei costretto a compiere scelte…”
Keira non è riuscita a difendere Beth.
La creatura non è riuscita a sopravvivere. Ma anche la creatura voleva solo sopravvivere e far sopravvivre la sua prole, quei numerosi occhi scarlatti terrorizzati. Ammetto che alla fine ho provato dispiacere per l’essere che voleva solo sfamare i propri piccoli. E per questo ha dovuto uccidere. Perchè nella sopravvivenza, non c’è libertà di scelta……
Grazie per aver seguito Keira nella sua avventura, ma ancora di più per aver empatizzato con una creatura mostruosa senza neanche un nome proprio
“Le due immagini si sovrapponevano alla perfezione: la paura, il buio, la tensione, lo sfumare dei contorni. Stava vivendo due realtà in una, ma in pratica non ne stava vivendo nessuna:”
Questo passaggio mi è piaciuto
Un epilogo inaspettato, che lascia spazio alla riflessione su quelli che chiamiamo “mostri”. Due madri, una con in grembo il proprio piccolo e una con una nidiata da sfamare. Cos’è giusto e cos’è sbagliato? Bel racconto
Inizialmente avevo intenzione di riferirmi alla creatura solo con epiteti neutri, come per sostenere sin dal principio la tesi del racconto che viene fuori dal finale, invece infine ho deciso di fare l’opposto: mettere il lettore a proprio agio dandogli tutte le certezze di cui ha bisogno per discernere il presunto bene dal presunto male, solo per poi sfilargliele da sotto i piedi alla fine. Davvero felice di aver trovato un lettore in cerca di dubbi come te