Erminia
Serie: Il buco nero
- Episodio 1: La scomparsa
- Episodio 2: L’uccellino del cucù
- Episodio 3: La partenza
- Episodio 4: L’inverno di Dio
- Episodio 5: Gli echi nella tempesta
- Episodio 6: L’incontro perduto
- Episodio 7: Voci dal vuoto
- Episodio 8: La bambola morta
- Episodio 9: L’uomo dal cappotto grigio
- Episodio 10: Adele e Guglielmo
- Episodio 1: Riflessi di torcia
- Episodio 2: La chiave spezzata
- Episodio 3: Passi
- Episodio 4: Il gelo della vita
- Episodio 5: Erminia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Mi fiondai al terzo piano, incaricato di invitare a cena Erminia e Arnaldo. Suonai e attesi. Sentii alcuni passi, poi una voce di donna.
«Chi è?»
«Ottavio, un amico di Arianna.» Lei mi aprì subito. Riuscii a cogliere il suo smarrimento dal viso pallido, misterioso, che per qualche istante mi riportò a un’espressione ricorrente di Elvira.
«Buona sera» mi fece, invitandomi a entrare. Indossava un golfino celeste, una gonna lunga di lana bianca. Portava i capelli raccolti e un paio di occhiali da lettura. Mi condusse in una camera anonima, non molto grande, dall’arredo modesto, dove c’erano pochi oggetti. Un paio di sedie, una credenza, un orologio a cucù. Da un’altra stanza della casa trapelava una luce rosata, che ricordava il bagliore di un camino.
«Sono qui per un invito a cena. I genitori di Arianna e di Elvira ci tengono che stasera ci siate anche voi – lei e suo marito. Col cattivo tempo avrebbero piacere di stare in compagnia» e alle mie parole gli occhi di Erminia si velarono di stupore, dicendomi di essere molto contenta dell’invito, che in realtà non si aspettava. Era raro che si organizzassero delle cene tra gli abitanti dello stabile. Per loro era la prima volta. Le dissi che ci sarebbero stati anche Guglielmo e Cristina; lei mi sorrise, restando ancora sospesa, incredula. Cercando di mascherare il mio disagio, le accennai dell’uomo sconosciuto cosparso di neve che era arrivato nella tormenta e aveva colpito con forza il portone, sperando di farsi aprire.
«Nessuno ha saputo dirmi chi fosse. Se non gli avremmo aperto il freddo lo avrebbe ucciso. È la ragione che mi ha portato a convincere Guglielmo ad aprire il portone, prima che spezzasse la chiave nella serratura.»
«Oh, questa proprio non ci voleva. E adesso Arnaldo come farà a rientrare? È sceso meno di un’ora fa per andare al negozio di ferramenta. Ecco perché ritarda. Potrebbe aver già trovato la serratura bloccata!»
«Fino a poco fa sono stato giù, ma non ho visto nessuno. Non ho trovato nemmeno la cassetta degli attrezzi dove Guglielmo stava frugando per rimediare alla rottura della chiave, altrimenti avrei fatto qualche tentativo per sbloccarla.»
«Mi dispiace, ma doveva aprirlo lei il portone, non Guglielmo. Ha sbagliato a lasciarlo fare. È sempre stato un tipo nervoso e soprattutto autoritario. Non si fida mai degli altri e vuole avere sempre l’ultima parola. Le stia lontano, per quanto possibile.»
«Non ero presente quando la chiave si è spezzata. Mi è stato solo raccontato.»
«Dove si trova, adesso, l’uomo sconosciuto?»
«A casa di Cristina e di Guglielmo. È stato trasferito lì per evitare che i genitori di Arianna si accorgessero della sua presenza. È tutto quello che so.»
«Ma Cristina e Guglielmo non hanno un camino. Perché non lo avete portato subito qui?»
«Non lo so. Le ripeto… non sono stato io a decidere. Sono soltanto un ospite, non ho alcun diritto. Nessuno di loro, a quanto pare, ha pensato all’importanza del camino, ma al pericolo che i genitori di Arianna potessero accorgersi della sua presenza. L’importante era portarlo in un luogo più sicuro, quindi lontano dai loro sguardi.»
«Non è il più sicuro un luogo senza camino, mi perdoni. Loro utilizzano stufe a gas, tra l’altro molto pericolose. Io e Arnaldo abbiamo il terrore delle stufe a gas.»
«Se vuole posso riferire della sua disponibilità ad accoglierlo. Quando scenderò giù da Guglielmo, semmai.»
«Mi sembra un’ottima idea, ma adesso, mi perdoni, devo occuparmi di Arnaldo, che a quanto lei mi ha riferito non potrà rientrare fino a quando la serratura del portone non sarà sbloccata. Sarebbe il caso che lo telefoni e che lo avverta dell’imprevisto. Mi aspetti qui, che torno subito.»
«Posso aiutarla a risolvere il problema del portone, recuperando la cassetta degli attrezzi di Guglielmo, se solo sapessi dove l’ha cacciata, però: prima era di sotto, ma adesso non so più dove sia, dannazione!» le dissi, seguendo con lo sguardo i suoi spostamenti rapidi nella camera.
«Perché non utilizza la nostra? Arnaldo ne ha appena comprata una moderna, anche ben fornita. Dopo gliela mostro, sperando che possa fare al suo caso, ma sono certa di sì» mi disse, mentre si spostava con agilità in un’altra camera.
Nella sua attesa fui pervaso da una pace misteriosa. Mi sentivo a casa, in un luogo sicuro e inattaccabile. Non mi capitava spesso di sentirmi a casa. Mi affacciai alla finestra della piccola camera dove Erminia mi aveva accolto. La prospettiva della tormenta irpina vista da lì era diversa. I vortici di neve erano più soffusi, ammantati da una tinta livida e bluastra. Scorgevo i lampioni, le luci fioche delle case, che prima, dalla sala del camino dell’appartamento dei genitori di Arianna e di Elvira, facevo fatica a definire nelle loro forme e nei loro rispettivi confini con il vuoto. Immaginai quanto distasse da qui il negozio di ferramenta, e che cosa avrebbe fatto Arnaldo trovando il portone bloccato dalla chiave spezzata dalla mossa maldestra di Guglielmo. Erminia ritornò rasserenata, stavolta senza occhiali. Mi disse che mi aveva lasciato la cassetta degli attrezzi nella saletta, accanto alla porta d’ingresso. Poi si fece più vicina, guardando i vortici della tormenta dalla finestra della camera con un’espressione assorta, pensierosa. Ci spostammo in cucina. Mi propose un tè, che accettai con piacere. Durante la preparazione mi parlò di Cristina, dei loro pomeriggi incantati, senza tempo.
Quando il tè fu pronto, ci trasferimmo nella camera del camino. Era meno grande della sala dell’appartamento dei genitori di Elvira, ma aveva qualcosa di più intimo e rincuorante. I riverberi del vento, dei vortici della tormenta, lì arrivavano smorzati, meno taglienti. Provai la sensazione di trovarmi in un luogo inaccessibile, sorpreso dalla vita e dai limiti invalicabili del tempo. Rimanemmo in silenzio, con le tazze fumanti sulle ginocchia, a guardare il camino con le sue luci fiabesche; ogni tanto una ventata faceva oscillare i vetri della finestra, fino a quando non mi decisi di andare, per estrarre il pezzo di chiave dalla serratura grazie alla nuova cassetta degli attrezzi e diventare, almeno per poco, una sorta di eroe – o quanto meno una sua illusione. Non avevo altra scelta.
Serie: Il buco nero
- Episodio 1: Riflessi di torcia
- Episodio 2: La chiave spezzata
- Episodio 3: Passi
- Episodio 4: Il gelo della vita
- Episodio 5: Erminia
Un ottimo modo di iniziare il pomeriggio con questa lettura
Ciao, Kenji. Sono contento di aver contribuito ad allietare la prima parte del tuo pomeriggio. Grazie della tua visita.