Esule
C’è stato un periodo della mia vita, attorno ai quattordici anni, quando mi sono convinto che ero un alieno, un essere arrivato da un altro pianeta. A volte pensavo di essere precipitato su questo pianeta arretrato ed ostile per un guasto terribile alla mia astronave, di essere sopravvissuto per miracolo e di essere stato costretto ad assumere un’identità terrestre per non essere scoperto e poter sopravvivere. Passavo così i miei giorni abulico, in perenne attesa di una comunicazione, di un messaggio, di un segnale che mi annunciasse che non ero stato dimenticato e che presto sarebbero venuti a salvarmi. Le notti stavo alla finestra della mia camera, sfidando le ire della mia madre terrestre, a spiare il nero della volta celeste alla disperata ricerca della scia di un razzo di salvataggio che mi avrebbe portato via da questo pianeta barbaro e inospitale. Altre volte pensavo a me stesso come ad un inviato di una qualche civiltà superiore mandato qui a studiare quelle buffe creature che sono gli umani, ad analizzare i loro strani usi e i loro bizzarri costumi. Passavo così i miei giorni immerso in studi esoterici, riempiendo di appunti quaderni su quaderni, concentrato, assorto. La mia madre terrestre e anche il di lei marito erano molto soddisfatti di me in quei periodi e lo stesso dicasi per i miei professori per cui tutti loro tendevano a trattare i miei periodi di abulia come dovuti alle tempeste ormonali proprie di quell’età terrestre. Io non ne ero consapevole e continuavo ad alternare le mie identità di naufrago e scienziato esploratore con una certa regolarità e coerenza fino ad una notte fatidica quando tutto si appianò con naturalezza. Mi ricordo che ero alla finestra a fissare le stelle. Doveva essere un mio periodo da naufrago. La strada era buia e silenziosa. Il cortiletto davanti a casa pure. Poi sentii un rumore come un cigolio che piano piano divenne un miagolio lamentoso, ripetitivo, insistente. Non era la prima volta che mi succedeva perché già altre volte miagolii simili mi avevano svegliato nel cuore della notte e mi avevano convinto che ci fosse un bimbo disperato che piangeva in giardino ma quella notte fu diverso. Quella notte io riuscii a capire quello che diceva quel miagolio che altre volte mi era apparso solo come un incomprensibile grido animalesco di sofferenza. Quella notte quel miagolio mi disse che per me non c’era speranza, che ero condannato a questo pianeta fino alla fine dei miei giorni, che nessuno sarebbe mai venuto a riprendermi e riportarmi a casa e che tanto valeva che mi scordassi di essere o uno scienziato o un naufrago e che era meglio se avessi cominciato a vedere me stesso come un Robinson destinato all’oblio senza nemmeno la compagnia di un Venerdì. Quella notte mi fu tutto chiaro. Confesso che non fu facile ma forte della saggezza millenaria del mio popolo ce la feci e divenni un terricolo a pieno titolo. Ed ora, anni e anni dopo, sono ancora qui, sempre naufrago, sempre reietto ma senza grosse pene per cui le mie notti le passo a dormire nel mio letto e non più alla finestra a spiare le stelle oppure a spiare questi buffi umani. C’è una parte fanciulla dentro di me che a volte piange questa perdita ma la mia parte matura e razionale è soddisfatta e si accuccia sotto le coperte abbracciando forte il cuscino e aspettando fiduciosa che ogni notte vengano il sonno e l’oblio.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Lorenzo. Questo tuo racconto mi tocca da vicino e in certi punti mi commuove. Io ero convinta di avere poteri magici e passavo il tempo facendo vari tentativi che non andavano mai a buon fine. Belle le tue finestre aperte su ricordi ed emozioni e molto dolce il ritmo della narrazione. Quasi a cullare chi legge. Mi piace particolarmente il finale. Perché essere adulti a metà non è un qualcosa che fa male.
Ciao Cristiana, grazie per i tuoi commenti, vero, essere adulti a metà non fa male solo, come dire, lascia in bocca un sapore amaro, a volte, perché non capiamo davvero gli adulti in toto con il loro cinismo e i bambini perché gli invidiamo una spensieratezza che non abbiamo più. Questo vale per me. Ti invidio i poteri magici sia pure inefficaci, se li avessi io sarei di sicuro uno stregone molto ma molto malvagio. Lorenzo
Molto interessante!
Grazie.
Siamo buffi, noi umani. E il racconto mi è piaciuto.
Ciao Michele
grazie, mi fa piacere ti sia piaciuto. Buona serata.
Lorenzo
Un racconto bello e delicato, Lorenzo. Mi convince molto sia il tema, che ci fa immedesimare nella tua storia ragazzina (chi di noi non si è sentito un po’ alieno, in qualche fase della vita?), sia i toni ironici e le espressioni da osservatore distaccato (‘spiare questi buffi umani’, ‘la mia madre terrestre e suo marito’, ‘questo pianeta arretrato ed ostile’, ecc.). Poi, molto simpatica la chiusura, nella quale si affaccia l’età matura, che comunque ha bisogno di abbracciare forte il cuscino. E ancora lì ci fai immedesimare in quel che scrivi: chi di noi non ha bisogno di una qualche copertina di Linus?
Ciao Nyam
grazie per il tuo commento e per i complimenti forse eccessivamente positivi ma graditi e lusignhieri.
Lorenzo