Finalmente libera

Lei aprì gli occhi. Vide buio. Solo buio. Inspirò ma non sentì l’aria entrarle dalle narici percorrerle la gola e giungerle ai polmoni. Inspirò di nuovo. Deglutì ma qualcosa glielo impedì. Tentò di muovere le mani ma non si mossero.

Iniziò ad agitarsi. Dov’era? Che era successo? Non ricordava nulla. Nemmeno il suo nome. Poi piano piano un’improvvisa stanchezza la costrinse a rilassarsi e a perdere il contatto con la realtà.

Aprì di nuovo gli occhi. Quanto era passato? Ma stavolta vedeva la luce. Il soffitto sopra di lei bianco. Dov’era? Spostò gli occhi ai lati ma lo sforzo eccessivo le offuscò la vista. Deglutì di nuovo e di nuovo qualcosa glielo impedì. Provò a muovere i piedi ma senza successo. Si accorse di non percepirli.

Tentò di ruotare la testa. Quella era sufficientemente sicura di averla, ancora. Ma nulla. Non si mosse.

Improvvisamente un’ombra coprì il soffitto bianco. Non riuscì a capire cosa fosse.

Qualcosa si posò sui suoi occhi facendola ricadere nel buio e di nuovo quell’improvvisa stanchezza ebbe la meglio.

Dopo un tempo imprecisato, si ritrovò nuovamente a fissare quel soffitto. Ma stavolta era stata svegliata da un rumore. Un bip. Un altro. Un altro. Un altro ancora.

Di nuovo un’ombra le coprì la visuale.

“Bambina mia” disse quell’ombra.

Questa si spostò alla sua destra uscendo rapidamente dal suo campo visivo. Tentò di aprire la bocca ma niente. Il suo cervello non la trovava.

Voleva rispondere, chiedere a quella voce chi era. Ma le fu impossibile. Il suo corpo non rispondeva.

L’ombra tornò a farsi vedere per un breve istante. In quel momento, quando vi fu un contatto che lei non percepì, giunse al suo orecchio un suono. Un suono secco ma conosciuto. Sapeva di qualcosa di buono. Di dolce. Di famigliare.

Poi capì.

Era un bacio.

“Buon compleanno” le sussurrò all’orecchio quella voce. Che le scaldò il cuore anche se non lo sentiva battere.

Mamma sei tu tentò di dire lei. Ma la voce non arrivava, la bocca non funzionava.

Sentì una sensazione bruciarle dentro. Tentò di muovere una mano ma non la trovava. La cercava con la mente ma la mente non la trovava.

“Se tu potessi parlare. “ disse un’altra voce. E un’altra ombra apparve stavolta alla sua sinistra.

Papà!Ma io posso parlare! Qualcosa mi chiude la bocca vi prego, aiutatemi! voleva gridare ma nessun suono uscì dalla sua bocca, nessun movimento fu eseguito dalla sua mandibola, dalle sue labbra.

“Dirci un’ultima parola”

Mamma, papà, il mio corpo mi tiene prigioniera! Liberatemi!

La sua lingua non si mosse. Il suo grido non abbandonò mai i suoi pensieri.

Il bip iniziò a farsi lontano. Sempre più lontano.

Quelle voci divennero distorte. Incomprensibili.

Poi il silenzio.

Il buio.

E la pace.

La sua mente era finalmente libera dal suo corpo.

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. Sei davvero brava. Per la prima metà del racconto ritmo incalzante e suspense spingono a proseguire velocemente la lettura. Nella seconda metà ecco la sorpresa del lettore e la comprensione. Finale dolcissimo.

    1. Grazie per essere passata anche qui Lucia!
      Sei davvero gentile.
      Mi fanno piacere le tue parole perchè il mio intento era proprio quello di mantenere il ritmo incalzante, a tratti soffocante, perchè il finale diventasse appunto una liberazione.
      Grazie

  2. In poche parole hai saputo delineare una situazione difficile e le sue dolorose implicazioni; ma ugualmente si sente vivo il calore degli affetti, l’amore dei genitori. E mi associo a Marta nel dire che il finale di libertà è anch’esso straziante e porta a profonda riflessione, ma in modo delicato. Bravissima.

  3. Straniante la storia che racconti e il finale di libertà che strazia ancora di più, facendo riflettere sulla delicatezza della vicenda. Brava, tema alquanto ostico. Continua così.