Finalmente libero

Serie: Er gabbio

Pepito rimase in cella, mentre Nico andò in cortile per salutare alcuni detenuti e poi, dopo aver firmato qualche scartoffia, salutò i conoscenti der gabbio senza però pronunciare la parola “arrivederci”. 

Tutto sommato i sei mesi trascorsi a Regina Coeli non gli erano pesati più di tanto, questo grazie soprattutto alle lezioni che aveva tenuto, ma, al tempo stesso, molti detenuti, anche se lo avevano temuto, lo avevano disprezzato per aver stretto amicizia coi secondini. 

Dirigendosi a piedi verso casa, Nico respirò aria di libertà. In quel momento era felice, però il suo futuro sarebbe dipeso dalle scelte che avrebbe preso. Angelina un paio di mesi prima gli aveva detto che le condizioni del padre erano peggiorate, poi non si erano più visti e adesso Nico sperava che il vecchio lo avrebbe riconosciuto e che, nonostante quello che aveva combinato, gli volesse sempre bene e che avrebbe avuto pazienza per intascare le mensilità arretrate. Tra meno di un mese sarebbero cominciate le festività natalizie e Pepito gli aveva assicurato che in quel periodo gli avrebbe fatto guadagnare qualche centinaio di euro col servizio di sicurezza alle feste, se proprio non avesse voluto guadagnarne diverse migliaia con altri lavoretti.

Chiuso il portoncino, Nico notò delle buste nella propria cassetta della posta: bollette. Stava per sfasciare la cassetta con un pugno, ma si bloccò in tempo…

«Oh, Nico, che bello rivederti, come stai?» gli chiese l’inquilina del primo piano, appena entrò.

«Ciao Marina, stavo bene prima de vede’ queste» rispose mostrandole la posta.

«Ah, ma che pensavi che se sarebbero scordati? Comunque te trovo bene» disse accarezzandogli il bicipite. «Io invece, da quando ha chiuso ‘a palestra dove lavoravi tu, nun me sono più allenata.»

“E se vede” pensò Nico, visto che adesso doveva pesare almeno un quintale. Comunque la ringraziò e poi salirono le scale insieme. Prima di inserire la chiave nella toppa, lei gli chiese:

«Ma vorresti pranza’ da me, così me racconti come ci si sente a esse’ un romano vero?»

«Grazie Mari’, ma so’ appena arrivato: devo vede’ com’è ridotta casa e poi devo anna’ da sor Luigi pe’ vede’ come sta; e magari resto un po’ co’ lui pe’…»

«Allora vuoi veni’ a cena? Dai, te preparo ‘a carbonara!»

«Nun so, più tardi scenno e te faccio sape’.» Lei s’imbronciò. «Comunque grazie: sei sempre bbona.» La lasciò col sorriso sulle labbra, e salì le scale riflettendo che forse a casa non doveva avere niente da mangiare. 

Non appena aprì la porta, l’odore che raggiunse le sue narici non era di chiuso o di marijuana, ma quello di qualche alimento andato a male, confermando così i suoi sospetti: a casa non c’era niente da mangiare. La luce non si accese, e poi la busta che stava quasi per calpestare peggiorò il suo umore già pessimo. La prese e lesse il mittente: “Studio legale avv. Massimo Mancini…” Pensando a quello che gli aveva raccontato Pepi, se questo fosse stato uno scherzo, anche se di cattivo gusto, sarebbe stato meglio, ma Nico temette che non lo fosse. Gettò la posta sul divano e cominciò ad aprire le finestre di tutto l’appartamento. Naturalmente nella stanzetta le piante e le lampade non c’erano più. Ai piedi del frigorifero c’era una pozzanghera giallo-verde e, non appena aprì l’anta, un olezzo nauseabondo lo investì come un treno in corsa. L’acqua corrente ovviamente non scorreva, ma per fortuna nei recipienti doveva essercene ancora un po’ e riuscì a dare una ripulita al frigo e al pavimento della cucina. Finite le prime incombenze, si lasciò cadere sul divano e di tutte le buste aprì la peggiore…

Lesse e rilesse, e in sostanza la lettera dell’avvocato informava Nico che: poiché il contratto d’affitto sarebbe scaduto tra due giorni, Tommaso De Angelis, figlio del signor Luigi e nuovo proprietario dell’appartamento, prima di stipulare un nuovo contratto esigeva le mensilità arretrate e, in più, il nuovo canone sarebbe stato di ottocento euro anziché seicento; ovviamente, se Nico non avesse riconosciuto la somma dovuta entro il 30 novembre il legale avrebbe provveduto per avviare lo sfratto.

Furioso, prima di scendere dal suo attuale locatore per chiedere dei chiarimenti, andò in bagno per farsi una doccia, mentre c’era ancora un po’ d’acqua. Dopo aver indossato una tuta pulita ed evitato di sfasciare tutto, si recò dal vecchio.

Appena sor Luigi aprì la porta, in un primo momento scrutò il nuovo arrivato, un attimo dopo, però, gli occhi gli divennero lucidi e allargò le braccia per accogliere l’amico.

Nico sospirò e, come se insieme all’aria dal suo corpo fossero usciti tutti i brutti pensieri, abbracciò il vecchio.

«Sta’ attento a Serpico, sennò ‘o schiacci!» Ma l’animaletto fu lesto e, dal taschino della camicia, sgattaiolò felice fin sulla spalla di Nico.

Visivamente gli sembrò che il vecchio stesse bene, e il suo criceto non doveva aver sofferto la fame, poi Nico introdusse il discorso che tanto lo opprimeva:

«A sor Lui’, ma che vor di’ che su fijo è diventato er nuovo padrone de casa?»

«E chi t’ha detto, Angelina?»

«No, m’è arrivata ‘na lettera de ‘n avvocato…»

«Mortacci sua! E meno male che je avevo detto de nun fa’ stronzate…» Il vecchio scosse il capo fissando il pavimento. «Un paio de mesi fa me so’ sentito male, e così poi ho fatto testamento…» Fece una pausa e poi, amareggiato, riprese a dire: «Angelina nun voleva, così hanno tirato a sorte e alla fine l’appartamento al terzo piano è toccato a Tommaso…»

«Capisco» disse, poggiandogli una mano sulla spalla. “Ah, la sorte…”

«Ma nun te devi preoccupa pe’ li sordi: io nun c’ho fretta.»

«A sor Lui’, lei no: ma su fijo sì; e se nun pago entro du giorni nun me rinnoverà er contratto.»

«A Nico, sta’ sereno che fino a quando starò qui, tu nun te ne andrai!»

«Eh, magari… ma Tommaso vole pure più sordi.»

«Che gran fijo de ‘na mignotta!»

«A sor Lui’, e che c’entra quella bon’anima de ‘a sora Teresa.» A quel punto il volto del vecchio si rigò di lacrime. «Nun se deve preoccupa’: m’hanno già offerto ‘n lavoro e troverò ‘na soluzione.»

«Meno male, anche pecché ormai me so’ affezionato a Serpico e nun voglio che annate via.» 

Nico era tormentato, aveva bisogno di prendere una boccata d’aria e riflettere, così lasciò il criceto dal vecchio e andò via.

Il suo cervello, grazie alla corsa, cominciò a produrre endorfine e il suo stato d’animo un po’ migliorò. Si stava dirigendo al parco del Gianicolo dove sperava di trovare il suo amico Francesco. Quando avvistò dei breakers attorno una radio portatile che ballavano sulle rime dei “Colle der Fomento” gli si avvicinò. 

«A France’, stai sempre a balla’ e mai a lavora’!»

L’altro si voltò sorpreso. «Anvedi chi c’è: il più tosto dei romani veri!» Gli andò vicino per salutarlo. «Ahò, ma te so’ arrivati i miei saluti? Da qui me so’ messo a strilla’ ‘n sacco de volte, e qualcuno ogni tanto m’ha risposto.»

«E sì che me so’ arrivati, grazie. Dai, famo du passi che te racconto.»

Si sedettero su un muretto, con le gambe a penzoloni e bevendo una birra. Poco più giù, di fronte a loro, c’era proprio il carcere di Regina Coeli. Nico raccontò all’amico del suo soggiorno, gli parlò di Pepito e infine della lettera dell’avvocato.

«Intanto sta’ tranquillo che passeranno mesi prima che te buttino fori de casa, e mentre li sordi li troverai.»

«Sì, ma se nun caccio li sordi subito, Tommaso nun me rinnoverà er contratto e prima o poi me ritroverò  in mezzo ‘na strada. E nun c’ho manco li sordi pe’ fa’ la spesa, e Pepito quasi certamente non uscirà prima de dopodomani. Che pe’ caso c’hai ‘na piotta da prestamme?»

«In questo momento te posso offri’ ‘n panino co’ ‘a porchetta, ma forse domani cinquanta euri te li posso procura’ vendendo un po’ d’erba.»

Nico sospirò, chiuse gli occhi e cominciò a spremersi le meningi. Avendo nominato Pepito, gli fu inevitabile pensare a quello che lui gli aveva promesso: “Se entrerai con me nel giro della coca, insieme diventeremo i padroni di Roma!” Almeno il suo amico sapeva quale fosse il suo obiettivo, lui, invece, viveva ancora nell’incertezza. Però ormai sapeva qual’era l’unica soluzione per poter dare tremilaseicento euro a Tommaso entro due giorni…

«Ma dimme un po’: se domani mattina procurerò quaranta grammi de coca, tempo dopodomani c’ha potresti fa’ a venderla?»

Francesco sgranò gli occhi. «Ce potrei prova’, ma nun te posso promette’ niente.»

Si lasciarono, rimanendo che si sarebbero rivisti l’indomani.

Nico arrivò a casa al crepuscolo e, non solo la fame cominciava ad attanagliargli lo stomaco, ricordò che non c’era neanche la corrente… 

«Nico!» esclamò Marina appena aprì la porta. «Nun ce speravo più… Allora, ceniamo ‘nsieme?» domandò, con occhi civettuoli.

«Sì, vado un attimo su e poi scendo. Intanto, avresti da prestamme ‘na candela che so’ al buio?» 

Credeva che ci sarebbe potuta uscire anche una scopata, ma non la ritenne una buona idea e ricordò quando a Pepi aveva chiesto: “Ma tu sorella è bbona?” E lui: “La Venere di Botticelli è niente a confronto, ma, se quando andrai da lei non ti sarai dato una sistemata e non parlerai in italiano, penso che oltre a darti le chiavi non ti rivolgerà la parola.” 


 

Serie: Er gabbio
  • Episodio 1: La segnalazione
  • Episodio 2: Vecchie conoscenze
  • Episodio 3: La visita
  • Episodio 4: L’avvocato
  • Episodio 5: La proposta di lavoro
  • Episodio 6: Finalmente libero
  • Episodio 7: Le farfalle
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    Discussioni

    1. Ciao Ivan, al di là della simpatia di Nico, hai inquadrato perfettamente le difficoltà dopo tanti mesi di assenza, i cambiamenti che una persona deve affrontare. Però spero che Nico faccia le scelte giuste… E poi, vogliamo darla un’opportunità a Marina? Voglio dire, la carne è carne… 😂😂😂😉😉!

      1. Ciao Tony, le scelte che prenderà Nico, purtroppo per lui, saranno obbligate… ma chissà se saranno giuste o sbagliate… Comunque Marina mi sa che dovrà aspettare di perdere qualche chilo… Ahahahah

    2. Ciao Ale, posso dirti di non preoccuparti della questione con Tommaso, presto ci saranno cose ancora più importanti da risolvere. Alla prossima, amico mio.

    3. Tranquilla Micol, almeno in questa stagione, Nico non tornerà in prigione: presto avrà una missione importante da compiere…

    4. Sergio, penso avrai capito quale storia ha ispirato la mia stesura… Non so se hai letto il libro di Bunker che ho citato (te lo consiglio vivamente) beh, Nico non sarà un criminale ai livelli di Max Dembo ma è pur sempre un avanzo di galera, e la sfida è stata quella di riuscire a far innamorare il lettore di un personaggio che agisce illegalmente; grazie anche ai tuoi commenti credo di essere riuscito nel mio intento, e ne sono orgoglioso. Grazie per il tuo tempo e le belle parole, Sergio.

    5. Che dire… Ho letto questi sei episodi tutti d’un fiato, penso che questo sia il modo più efficace per dirti quanto mi stia piacendo questa serie!

    6. “Nico sospirò e, come se insieme all’aria dal suo corpo fossero usciti tutti i brutti pensieri, abbracciò il vecchio.”
      Trovo molto umano il rapporto di amicizia tra Nico ed il sor Luì, si capisce che Nico gli vuol davvero bene.

    7. “Sta’ attento a Serpico, sennò ‘o schiacci!» Ma l’animaletto fu lesto e, dal taschino della camicia, sgattaiolò felice fin sulla spalla di Nico.”
      😃 Questo passaggio mi è piaciuto