Finché morte non vi separi

Una vita con un’altra persona, nel vero senso del termine.

La frase più abusata nell ’immaginario collettivo? Finché morte non vi separi: nulla di più falso.

E io posso dirlo, senza timore di essere smentita.

Anni condivisi con un’ altra persona, notte e giorno, estate e inverno, con la pioggia e con il sole; qualunque fosse il mio umore o il suo. Che stessimo bene o ci sentissimo male.

E gli aspetti pratici?

Dove li lasciamo?

A me piace il pesce, ma bisogna mangiare carne.

Buona la birra vero? No, vino rosso!

Il pane fa ingrassare, meglio pasta integrale e fibre.

Non parliamo della scelta dei programmi televisivi: le discussioni iniziano già durante la cena.

Quando riusciamo a cenare, con il lavoro che abbiamo: continui spostamenti, città diverse dopo chilometri di viaggio e sistemazioni provvisorie.

Una avrebbe il diritto di scegliere un posto, nella vita, che ama e dire. “ Voglio vivere e morire qui”.

Ma se a te piace il mare,  chi ti sta accanto adora la montagna, ovvio.

Poi che altro lavoro potremmo fare se non il nostro?

Mi piace sfilare, con la gente che ti guarda con quegli occhi; però i tempi cambiano, come il pubblico. E’ sempre più scarso e meno ‘preparato’, non si capisce che cosa pretenda da persone come noi.

Siamo professioniste come gli altri con cui lavoro, ci sono figli d’arte e nuove promesse; ma ognuno cerca sempre di dare il meglio e di farlo anche con un sorriso.

A tutti capita la giornata storta, in cui scendi dal letto col piede sbagliato. Ah, come vorrei fare colazione da sola, in pace con i miei pensieri almeno una mattina!

E i problemi con il bagno, i gusti diversi per asciugamani, saponi e altro. Non potrei decidere di restare sporca un giorno o l’altro? Di sentirmi una barbona e rifiutare di vedere gli altri o sbronzarmi?

Il buon nome della nostra famiglia e dell’azienda, certo. Ma questa mi dà uno stipendio, mentre i miei genitori che fine hanno fatto?

Bah, in fondo non credo di avere subìto una grande perdita. E poi, come dicevo, non sono mai sola e non rischio di annoiarmi.

Su una cosa non discutiamo mai: il computer. Non ci piace, noi amiamo scrivere con penna su carta di buona qualità. Ci illudiamo che sia un modo per lasciare qualcosa di noi; io devo fare attenzione, sai che sono mancina e adoro usare la stilografica.

Adesso ti devo lasciare, è iniziata la serata e tocca a noi.

John e Frank hanno riscosso il solito prevedibile successo.

Anche Margaret è andata bene. Louis ha strappato qualche risata in meno, ma se l’è cavata.

Ora è il nostro turno: John a metà, Jenny ed Elvira dalle piccole teste, Stefan il leone, Francesco e le tre gambe, Gabrielle donna soltanto di sopra e io con mia sorella.

Siamo ancora noi , caro diario, Daisy e Violet unite ai fianchi per tutta la vita.

Neanche la morte riuscirà a separarci.

Tua Daisy.

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Discussioni

  1. Mi aggrego agli altri nel trovarmi piacevolmente sorpreso del finale, all’inizio naturalmente leggerti lascia un che di malinconico ma è proprio questo che ha reso le ultime note del racconto ancor più dolci. Complimenti davvero 😉

    1. Grazie, la considero una piccola finestra sul mondo dei freak. Il prossimo farà sorridere ?

  2. Racconto che ti sorprende… Sulle prime sembrano le classiche riflessioni trite e ritrite di una coppia stanca, poi il finale capovolge tutto e ti lascia di stucco.. ti dispiace di aver pensato “e se non vi andate bene, lasciatevi senza tante storie!”.
    Quindi bravo.. la sorpresa è tutto.
    Alla prossima lettura.

  3. Il racconto si sviluppa come un ritrovo di luoghi comuni, con l’idea di coppia si inganna il lettore, fino alla sagace- quanto triste- svolta del finale. Sagace.