Fiori Freschi

Serie: Il redentore


Al termine del resoconto di Landucci, l’unica cosa che Leone aveva più chiaro era il suo giramento di palle.

Il collega della scientifica si era limitato ad esporre ciò che la sua indagine del tutto preliminare aveva messo in luce: assolutamente un cazzo di niente.

“Come al solito, tu ed i tuoi non mi siete serviti ad uno stramaledettissimo cazzo!” fu precisamente quanto ebbe a dire il vice Leone al collega della scientifica che si limitò ad alzarsi con una certa stanchezza ed andarsene senza dire una parola.

“Dove cazzo pensi di andare? A farti fare la messa in piega ci vai dopo, adesso esigo ancora un casino di risposte.”

“Allora cercale su Wikipedia, è davvero un ottimo sito” gli rispose serafico l’altro uscendo dall’appartamento ed ascoltando con un leggero sorriso sul volto, quello che il vice gli stava ringhiando dietro a proposito di sua madre e degli animali con cui si era accoppiata.

Lasciato senza le risposte che voleva, Leone decise di perlustrare nuovamente l’intero appartamento. Il vice era figlio della vecchia scuola: niente guanti di lattice, niente copriscarpe e niente tutine bianche da culattoni. Di capelli da perdere sulla scena del crimine non ne aveva più da anni e se qualcuno lo avesse accusato di rischiare di inquinare le prove con qualche impronta si sarebbe ritrovato la stessa stampata sul culo ed una nota di demerito da redimere.

***

Dopo quasi quattro ore trascorse a passare in rassegna e rivoltare ogni singolo buco di quell’appartamento torrido con ancora l’olezzo di morte a fare da sottofondo alle sue ricerche, il vice uscì senza avere in mano ne una schifosissima idea di come fossero andate le cose ne un misero indizio o possibile movente. Se ne andò dritto a casa senza rimettere piede in ufficio: aveva i gradi per farlo e ormai due coglioni troppo grossi per temere qualche tipo di ritorsione.

***

Arrivato nel suo appartamento con lo stomaco che ancora presentava conti salati per le belle immagini che la giornata gli aveva regalato, Leone si spogliò gettando con noncuranza i vestiti ai piedi del letto  e sdraiandosi semi nudo sul materasso sperando che l’aria condizionata funzionasse anche da calmante: i 18 gradi che teneva costantemente in camera da letto avevano fatto scappare più di una donna ma i piedi ghiacciati del genere femminile non erano mai stati un suo problema.

Verso le due di notte fu svegliato di soprassalto dalla voce acida e rabbiosa di Vanessa, la vicina di casa con cui condivideva il pianerottolo del quarto piano dove abitava.

“Porta via questi fiori da cimitero insieme a quel cazzetto moscio che ti ritrovi: mi da più piacere un sellino di bicicletta che quella foglia secca” sentì urlare dietro a qualche povero diavolo, quella mantide religiosa prima di sbattere rabbiosa la porta del suo appartamento.

Negli anni il vice ne aveva visti tanti di bellimbusti uscire da quelle mura a testa bassa e con la coda fra le gambe: entravano impettiti come galli cedroni convinti che quella sarebbe stata la loro giornata di sesso sporco da ricordare con gli amici, ma con Vanessa non funzionava così. Quella era una donna esigente, dura da far venire e se non veniva portata esattamente dove voleva, l’autostima ci metteva un bel po’ a ritrovare l’equilibrio sperato.

Il vice si rigirò sbuffando nel letto cercando la parte fresca del materasso nella speranza di riprendere sonno velocemente ma dopo più mezz’ora a rivoltarsi fra le lenzuola come una cotoletta nell’olio, optò per farsi una doccia fresca e cercare di lavare via la patina di sudore che si sentiva sulla pelle e con un pò di fortuna, un bel po’ di pensieri dalla mente.

Fu mentre se ne stava in silenzio a godersi la piacevole sensazione che gli trasmetteva l’acqua mentre scivolava rapida lungo il suo corpo accaldato, ripensando ai “fiori da cimitero” di Vanessa che gli balenò in mente ciò che aveva avuto sotto gli occhi tutto il tempo ma talmente evidente da sfuggire all’attenzione di tutti.

Senza darsi il tempo di asciugarsi, Leone scappò dalla doccia e con solo un asciugamano in vita andò in camera a recuperare il cellulare.

Compose in fretta il numero di Landucci.

“Pronto” la voce assonnata del collega della scientifica sembrava provenire direttamente dall’aldilà.

“Ti concedo l’opportunità di redimerti: da quanto tempo il corpo di quel finocchio se ne stava a marcire nell’appartamento di oggi?”

“Leone cazzo… Esistono orari di ufficio in cui puoi rompermi i cogl…”

“Dammi questa cazzo di risposta e puoi tornare a farti una sega”.

“Vaffanculo… Almeno 3 settimane anche se con il caldo…”

Attaccò prima che l’altro finisse.

Era certo che nell’appartamento di quel poveraccio ci fossero stati dei fiori freschi e poco ma sicuro, tre settimane al caldo e in acqua stagnante avrebbero fatto appassire anche i migliori fiori finti cinesi.

Gli serviva una conferma: cercò il numero di Zerilli sulla rubrica del cellulare e lo chiamò.

“Smetti per un attimo di laccarti le unghie e mandami le foto dell’appartamento di oggi” lo aggredì Leone prima ancora che l’altro avesse il tempo di rispondere, “hai visto anche tu i fiori nei vasi, vero?”

“…. Si…” rispose disorientato il giovane Zerilli.

“Hai fatto delle foto dove si vedono?”

“Penso di si, non nel dettaglio però.”

“Non voglio contare quanti petali hanno per giocare al m’ama non m’ama, voglio solo avere la certezza che c’erano. Muoviti ad inviarmi le foto sul tablet.”

Pochi minuti dopo arrivarono le fotografie.

Aveva ragione: in almeno un paio di scatti si vedeva chiaramente un vaso elegante con dei fiori e in una anche alcuni petali caduti sul tavolo, segno evidente che erano tutto fuorché finti.

Il morto non era rimasto a marcire in solitudine.

Serie: Il redentore


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Sci-Fi, Narrativa

Discussioni

  1. Molto bello l’espediente dei fiori, bravo. Non leggo spesso questo tipo di storie, ma la tua mi appassiona. Il motivo principale sono i personaggi che trovo molto ben caratterizzati e divertenti, ma la storia raccontata non è certo da meno.
    Mi è piaciuto molto

  2. 18 gradi, quello che si dice ragionare a mente fredda, certo gli giravano proprio a Leone, alla fine però la lampadina si è accesa! Ciao Raffaele, e complimenti Leone è sempre più personaggio! Mi ci sto quasi affezionando nonostante il caratteraccio.Alla prossima!

    1. Ciao Maria Anna Haag, grazie mille del tuo bel commento. Sì, Leone ha decisamente un carattere poco piacevole quindi sono ancora più contento che ti stia affezionando a lui. Speriamo non ti deluda.
      Alla prossima lettura…

  3. Ciao Raffaele. Risvolto interessante, a questo punto vorrei sapere quale odio covasse l’assassino nei confronti della vittima. Da come hai descritto l’omicidio nel primo episodio non è stato frutto di un raptus, ma di attento ragionamento e preparazione. I fiori sono un tocco macabro che danno spazio a variate ipotesi: aspetto di scoprire il seguito. Odio amore? Ossessione? Mah…