Fiori Per i Morti

Serie: La Muerte Dorada


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il vecchio dice a Cassandra di andare nella chiesa di San Francesco..

Il Complesso Museale di San Francesco era situato lungo una via laterale.

All’interno c’era solo il silenzio, l’ombra e l’odore di incenso che si mescolava a quello della cera fusa delle candele accese.

«Chi stai cercando?»

La voce veniva dal fondo, da una porticina laterale che dava sulla sacrestia. Un uomo anziano apparve sulla soglia, aveva una talare nera consunta ai gomiti, e un paio di occhiali dalla montatura spessa appoggiati sulla punta del naso.

«Mi chiamo Cassandra Hale» disse lei, fermandosi al centro della navata. La sua voce echeggiò, troppo forte per quel luogo di preghiera dove regnava il silenzio. Don Pietro la guardò, con la stanchezza di un uomo che ha visto troppi turisti cercare troppe cose futili. Ma poi guardò Cassandra più attentamente. Il pallore del suo viso, la pelle tirata come una corda di violino, come un peso che era caduto sulle sue spalle.

«Ho bisogno di avere informazioni sulla ragazza morta nel lago.»

«La memoria è pesante, signorina Hale» disse il sacerdote, con un accento umbro che arrotondava le consonanti.

Don Pietro si fermò, il dito spingeva gli occhiali accostandoli agli occhi.

«Chi glielo ha detto?» chiese il prete, abbassando la voce.

«Non conosco il suo nome, un vecchio, non so nemmeno se sia reale» disse Cassandra.

Don Pietro la fissò per un lungo momento.

 «Venga con me.» 

La condusse attraverso la porticina laterale, in una piccola stanza dove scaffali di legno scuro erano pieni di registri rilegati in pelle con il dorso crepato.

«C’è tutto qui» disse Don Pietro, indicando una pila di volumi pesanti sul tavolo centrale. «Battesimi, matrimoni, morti. La gente di Montefalco nasce, si sposa e muore in queste pagine.»

Cassandra si avvicinò agli scaffali. «Vorrei i registri di fine Ottocento, intorno al 1890.»

Don Pietro prese un pesante volume impolverato davanti a lei. Le pagine erano ingiallite, l’inchiostro era sbiadito, marrone, quasi invisibile. Ma i suoi occhi, addestrati a cercare dettagli in documenti falsificati e rapporti di intelligence cifrati, scandivano le colonne con velocità implacabile. Il fruscio della carta era l’unico suono nella stanza.

Anno 1893. 31 ottobre.

Ragazza messicana. Deceduta per annegamento accidentale, lago di Piediluco.

 Annegamento accidentale, la bugia. La falsità che aveva coperto un omicidio per oltre un secolo. La scrittura del parroco dell’epoca era rotonda, regolare, priva di qualsiasi emozione. Ma poi Cassandra vide qualcosa.

Al margine della pagina, in basso, c’era una nota. Non era stata scritta con l’inchiostro marrone del registro, era stata scritta con un grafite nero. La scrittura era appuntita, incisa nella carta con una tale pressione da aver quasi strappato la pagina ed era la scrittura di un ragazzo. Cassandra lesse le parole ad alta voce, poi si spezzò nel silenzio.

«Non è stato un incidente. L’ha portata qui, il corpo in fin di vita con un buco nel cranio.»

Don Pietro, che era rimasto in piedi vicino alla finestra, chiuse gli occhi.

«Mio nonno» sussurrò il sacerdote, senza voltarsi. «Allora era il sagrestano. Un ragazzo di vent’anni. Fu lui a vedere il corpo sulla riva, mentre veniva buttato in acqua.»

Cassandra passò le dita sul grafite nero come se percepisse la rabbia, l’impotenza e la verità.

«Grazie, Don Pietro» disse Cassandra. Si voltò verso la porta, «Grazie per avermi lasciato capire.»

Il vecchio era seduto su una panchina di pietra, sotto il portico laterale della chiesa.

«Lei non sapeva nemmeno dove si trovava» disse il vecchio con la voce rotta. «Sapeva solo che era lontana dal suo sole.»

«Come posso aiutarla?» chiese Cassandra.

Il vecchio la guardò. Cassandra vide nei suoi occhi un’immensa pietà.

«Devi darle sepoltura» disse il vecchio. «Il Día de los Muertos.»

Cassandra rimase ferma, immobile, mentre il vecchio iniziava la sua lenta camminata prima di sparire tra le ombre della piazza. Mentre stava tornando alla locanda due campeggiatori spavaldi e arroganti la fermarono chiedendole informazioni.

«Bella bionda, sai mica dove si trova il lago di Piediluco? Magari potresti venire con noi a scaldarci la notte» disse il primo.

Cassandra lo fissò negli occhi con lo sguardo gelido e tagliente.

«Il mio amico ti ha appena fatto una domanda, bionda snob del cazzo» disse l’altro.

Una folata di vento attraversò l’aria lasciando un odore di marcio, fiori appassiti e di ossa sepolte.

Cassandra non rispose, capì che qualcuno l’avrebbe fatto per lei. Una suora uscì da dietro l’angolo, aveva la mano aperta con un cempasúchil sul palmo.

«Il biglietto per il lago.» disse la suora ai due giovani porgendo loro il fiore dei morti. I due campeggiatori su indicazioni della suora arrivarono al lago nero. Il fango sotto i loro piedi era diventato viscoso, c’era un corvo appoggiato su un ramo, che li osservava.

«Hai visto che bombe aveva la bionda, secondo te ci sarebbe stata?» domandò il primo dei due.

«Oscar, girati un attimo» disse Pit. Una fitta nebbia iniziava ad avvolgere i rami scheletrici attorno, facendo danzare e volteggiare le piume nere.

«Pit, ma che cazzo ti prende?» domandò Oscar.

«C’è una ragazza che sta venendo verso di noi, ha una candela in mano» disse Pit con voce tremante.

«Ritardata del cazzo, Halloween non è mica stasera» disse Oscar ridendo.

Dolores si fermò a guardare il corvo appollaiato sul ramo, poi posò a terra La Calavera Catrina.

«Veladoras y cempasúchil para los muertos» pronunciò, prima di lasciare che la morte li raggiungesse.

Gli occhi dorati di Dolores si ridussero a due feritoie, cariche di dolore e di morte. La nebbia densa li avvolse. Le unghie nere afferrarono i capelli di Pit, affondando nella cute, e lo trascinarono con la faccia nel fango. Il tallone di Dolores calò sulla nuca di Pit e gli sfondò il cranio, che si aprì; le larve bianche iniziarono subito a divorargli le cervella. Oscar, pietrificato, non riusciva a muoversi, la scure era calata sul suo amico. Il corvo spiccò il volo dal ramo e gli si posò sulla testa, affondando il becco nella cute; il sangue gli colò sugli occhi e il mondo si tinse di rosso scuro. La mano di Dolores lo afferrò e lo trascinò nell’acqua nera e putrida. Oscar riemerse per un breve istante, un groviglio di alghe gli ostruiva la gola. Dolores gli affondò la mano in bocca, strappò via alghe e lingua, adagiandovi al suo interno il fiore arancione dei morti.

Continua...

Serie: La Muerte Dorada


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

    1. Le scene quelle più intense diciamo, sarebbe stato troppo banale descriverle passo passo come si vede nei film, ho cercato una soluzione da rendere mia senza scadere nella banalità splatter

  1. La storia continua ad essere avvincente. Dolores sembra parecchio arrabbiata e molto vendicativa. Le sue reazioni verso i due turisti poco simpatici, forse un po’ eccessive. La sepoltura di cui parlava il vecchio direi che sarebbe non solo necessaria ma anche urgente.😉

  2. In questo episodio mi è piaciuto molto il contrasto tra la parte investigativa nella chiesa e l’irruzione dell’horror nel finale.
    Il mistero della ragazza prende finalmente corpo attraverso il registro e la frase «era lontana dal suo sole» l’ho trovata molto suggestiva e malinconica.
    Dolores, il cempasúchil e la nebbia danno poi al racconto un’atmosfera fortemente soprannaturale. Il finale è veramente crudo ed esplicito e proprio per questo, di grandissimo impatto.

    1. Ciao Cristiana, ti ringrazio molto per il tuo commento. Questa atmosfera gotica a me piace particolarmente e la trovo anche molto di ispirazione. Grazie soprattutto del tuo tempo 🖤︎🙏

  3. Ciao Skǫll! Ora inizia a delinearsi anche la componente investigativa della storia. Torno a dire che queste atmosfere mi rimandano ai buoni vecchi film horror italiani di fulciana memoria. Soprattutto le morti: così improvvise e di una violenza fulminea ma efficace. Ottimo👏🏻