Fratelli di sangue

Serie: Segreti e passioni


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Omicidi, inganni, amori, verità nascoste, ambientati nella frammentata campagna siciliana. Personaggi tormentati si confrontano con crimini intricati, mentre la tensione cresce in trame dense di colpi di scena e finali ambigui, dove giustizia e vendetta si intrecciano

La masseria dei La Rosa non era ancora terminata e si mostrava come un cantiere aperto. Le mura ancora incompiute lasciavano entrare il vento della sera. Fofo’ e Angelo si erano seduti su due sedie di legno vicino al camino spento.

“Un giorno qui faremo feste, matrimoni, battesimi” disse Angelo, accendendo una sigaretta.
Fofo’ non rispose. Guardava le sue mani, dure come la pietra. “Ci pensi a ‘nsocchi fici Livestru?”
Angelo sollevò lo sguardo, scuro come il cielo fuori, buttò il fumo della sigaretta. “Ogni giorno. Ogni notte.”

“Era bravo, quel ragazzo. Nato per lavorare la terra. Per crescere e curare i nostri animali. Ma anche nato per qualcosa di più grande.”
Angelo sorrise amaro, come se stesse assaporando un ricordo lontano. “Peccato che sia finita così.”

“Finita? Non è finita. È solo cominciata” replicò Fofo’, sporgendosi leggermente in avanti.
”Livestru ci è rimasto fedele. Ha fatto quello che doveva. Ha ucciso ‘zzì Lisciannaru per noi.”

Angelo assunse un tono dubbioso. “Per noi? O per se stesso?”
”Quella rabbia non era solo per la famiglia La Rosa. Era qualcosa che si portava dentro. Noi, forse, gli abbiamo solo dato una direzione.”

“Lo vuoi giudicare adesso?” Fofo’ guardò glaciale il fratello. “Proprio noi vogliamo giudicare quel ragazzo?”
“Picchì? Quanti cristiani hai ammazzato in vita tua, tu? Livestru ha fatto quello che nessuno di noi due avrebbe avuto il coraggio di fare. Ha usato le mani, Fofo’. Le sue mani. Guarda le mie”. Angelo sollevò le sue mani callose. “Queste mani hanno costruito, ma non hanno mai ucciso. Lui sì. E sai una cosa? Era pronto a farlo. Non una parola, non un rimorso.”

Fofo’ alzò le spalle.
”Non dico che non gli dobbiamo niente. Sto solo dicendo che il mondo non gli ha dato un’altra possibilità. È scappato con ‘u Napulitanu. Se lo Stato l’ha preso, un motivo c’è. Noi possiamo solo andare avanti” concluse Angelo con il volto segnato dalla tensione, diede un altro tiro profondo alla sua sigaretta.
”Ti sei mai chiesto perché l’ha fatto? Non per i soldi, non per la terra. Livestru voleva ringraziarci per averlo aiutato, per avergli dato un lavoro, per averlo, in qualche modo, salvato. Lui voleva mostrarci tutto il rispetto che aveva nei nostri confronti.” Fofo’ sospirò, osservando le pareti incomplete della masseria.
“Rispetto. Una parola troppo grande per un mondo così piccolo.”

“Grande o piccolo, il rispetto è quello che ci tiene vivi” ribatté Fofo’. “E quando qualcuno te lo strappa via, non puoi fare altro che combattere. Anche se significa sporcarti le mani. Lisciannaru voleva prendersi il nostro piccolo mondo e Silvestro ha fatto quello che andava fatto.”

Il silenzio cadde tra i due. Il vento fischiava tra le assi della costruzione.
Poi Angelo parlò, lento, chiaro e freddo. “Ma il sangue, Fofo’, il sangue non si lava mai del tutto.”

“Non si lava, ma si asciuga” rispose Fofo’ con la voce ferma. “E quando si asciuga, diventa storia. Diventa un passato che credo lui possa sopportare. Perché senza passato, cosa siamo, in fondo? E sono sicuro che non è finita qui, troveremo un modo per farlo tornare da noi.”

Angelo guardò suo fratello, non sapeva che pensare, pestò il mozzicone, buttò fuori il fumo dalle narici e tormentò per qualche secondo la base del naso. “E se il passato non lo lascia andare? Se ogni notte sente il peso di quello che ha fatto? O di quello che non avrebbe dovuto fare?”

Fofo’ scosse la testa. “Non esiste giusto o sbagliato, Angiluzzu. Esiste solo quello che fai e quello che non fai. Livestru ha scelto. E noi siamo qui, vivi, grazie a lui.”

“Ma siamo ancora uomini?” chiese Angelo quasi sottovoce.
”Un uomo che accetta la morte di un altro può ancora guardarsi allo specchio?” Fofo’ poggiò una mano sulla spalla del fratello.

Angelo rimase in silenzio per un attimo. “L’uomo non è né buono né cattivo. È figlio della terra, la stessa che semina a seconda dal seme che ha ricevuto.”

“Quindi Lisciannaru meritava di morire” concluse Fofo’.
Angelo non rispose subito. Poi si alzò, camminò fino al camino e vi poggiò una mano.

“Meritare non c’entra. Non siamo noi a decidere chi può morire o può vivere, siamo solo degli strumenti. Era necessario che lui morisse in quel preciso istante. A volte il necessario è tutto quello che hai, altre volte è tutto quello che siamo. Livestru fici ‘u necessario.”

La notte continuava a insinuarsi silenziosa tra le viuzze di Borgobello, furtiva e silenziosa.
Fofo’ guardò suo fratello.

“Livestru ci ha dato la sua fedeltà. Forse questo vale più del giusto o sbagliato. Vale più della vita stessa.”

Angelo annuì, fissando le fondamenta della masseria. “E quando questa masseria sarà finita, fratello mio, sarà un monumento a tutto quello che abbiamo costruito. E a quello che abbiamo perso.”

Fofo’ sorrise appena. “A tutto quello che abbiamo seminato.”

Serie: Segreti e passioni


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Discussioni

  1. “A volte il necessario è tutto quello che hai, altre volte è tutto quello che siamo”
    Mi ha davvero colpito questa frase, a mio parere centrale, così come l’intero episodio. Un lungo dialogo, perfettamente riuscito e sconvolgente alla lettura. Parole che colpiscono e che, a tratti sembrano appartenere a un mondo antico, che non c’è più. Invece, in momenti di lucidità, il lettore sia accorge di quanto tutto questo sia radicalmente attuale.

    1. sì, in effetti questi racconti sono ambientati negli anni ’90, tra un po’ arriveremo ai primi 2000 e comunque i protagonisti sono persone cresciute negli anni ’70 e diventati maturi negli ’80, quindi appartengono eccome a un mondo antico, un mondo che si basava su parole come rispetto, onore, lealtà che avevano una loro parvenza valorosa, ma in realtà era tutto soltanto timore al contrario dell’attuale generazione che è spregiudicata e che tratta quei “valori” per quello che, forse, in realtà sono: soltanto parole.

  2. “L’uomo non è né buono né cattivo. È figlio della terra, la stessa che semina a seconda dal seme che ha ricevuto”
    Mi piace la scelta di questa frase, perchè crea un ponte ideale con le parole d’U Napulitanu nell’episodio precedente.

  3. Ciao Eliseo, è un bel episodio e sono belli i dialoghi, ma li ho trovati anche confusi. Non è chiaro chi dice cosa, l’ho riletto due volte e la confusione è rimasta. Un piccolo consiglio è di andare a capo ogni volta che cambia chi sta parlando.
    In ogni caso, bravo, continuerò a seguire questa serie.

    1. ciao Dea! Sono molto contento. Scrivo da tanto tempo e mi sono sempre rimproverato il fatto di non riuscire a trasmettere qualcosa davvero o il messaggio che volessi che passasse nonostante le storie funzionassero in sé, quindi è da un po’ di tempo che cerco di impegnarmi per trovare il modo di veicolare il messaggio e in questo caso credo di esserci riuscito. Grazie per aver letto questo episodio. A presto

  4. “L’uomo non è né buono né cattivo. È figlio della terra, la stessa che semina a seconda dal seme che ha ricevuto.””
    Bellissimo questo passaggio.