Fringe.
Bix aveva la costante sensazione di camminare al buio. Forse era per la frangia lunga che le finiva sugli occhi. Per questo, non faceva mai passi avventati e spesso si aggrappava alle cose e alle persone. Stare con lei, per gli altri, era un incubo: ti giravi dopo cinque minuti di strada e lei era già rimasta indietro, impegnata a tastare se stava per affondare il piede in un buco. Allora, chi per paura di perdere il treno, chi l’aereo, di solito ci si salutava dopo poco.
Qualche eccezione, ogni tanto, c’era. Le capitava di incontrare qua e là qualche caso grave di miopia, rimasto anch’egli indietro nella corsa generale. Il caso più frequente era che semplicemente si scontrassero:
— Scusa, non ti avevo visto.
— Nemmeno io.
Allora facevano un tratto di strada insieme, facendosi compagnia. Una volta in particolare, Bix trovò in uno dei miopi un vero e proprio compagno di viaggio. Fu un’amicizia strana, basata su una forte sensazione di familiarità . Entrambi si muovevano nell’oscurità e ne conoscevano le insidie. Si confrontavano e si davano consigli anche per ore; ma quando provavano a parlare di un argomento diverso, più leggero, il tragitto si faceva improvvisamente silenzioso. Un giorno, infine, arrivarono davanti a un ottico. Il miope si precipitò dentro e acquistò una montatura rossa e moderna. Uscito, spalancò gli occhi verso il cielo.
— Senti… è stato un bel viaggio, ma io adesso dovrei andare, rischio di perdere il treno…
Si salutarono. Bix sentì i suoi passi allontanarsi. Aspettò qualche minuto, per darsi il tempo di riflettere. Poi staccò la mano dal muro, raddrizzò la schiena e provò ad allungare il passo. Andò a sbattere contro la vetrina di un piccolo emporio. Trovò la porta cercandola a tastoni, entrò e comprò un paio di mollette di plastica. Quando si tirò su la frangia, finalmente vide. In effetti, il cielo era bello per davvero.
La strada, invece, era quasi vuota: in giro erano rimasti soltanto bambini e anziani. Tutti gli altri erano già partiti per quella grande migrazione che Bix aveva ignorato per troppo tempo. A quest’ora erano sicuramente lontani.
Quanti buchi nei sampietrini. Le venne spontaneo aggrapparsi a una parete: anche così, alla luce, facevano abbastanza paura. Per qualche ora rimase ferma, incapace di proseguire. Poi, ancora una volta, staccò la mano.
Era il momento di ripartire.
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