Fuga e sudore

Serie: Prison Planet 001

La pioggia scrosciava forte sul tetto di lamiera mentre la luce delle stelle filtrava pallida tra le nubi, il rumore entrava prepotente nelle orecchie senza lasciare spazio agli altri, importantissimi in quel momento, che Ripley avrebbe voluto udire con tutto il cuore. I suoi occhi caddero sulla gamba destra, un pezzo di carne mancava del tutto dal polpaccio, asportato da un colpo di fucile ben assestato, l’adrenalina non le permetteva di rendersi davvero conto del dolore che stava provando in quell’istante ma era sicura che se ne sarebbe resa conto ben presto. Quella fuga sui tetti le aveva fatto tirare il fiato, faceva fatica a respirare per immettere nei polmoni la giusta quantità d’ossigeno, le mani tremavano vertiginosamente e la pistola ormai segnava soltanto tre colpi rimasti nel caricatore: era alla resa dei conti.

Non sapeva che fine avesse fatto il suo collega, si erano separati quando la situazione aveva iniziato a precipitare ad una velocità tale che era impossibile mantenerne il controllo. Forse qualcuno aveva parlato, forse erano stati venduti dal loro stesso datore di lavoro, forse entrambe le cose, era difficile dirlo in quella circostanza ma una cosa era certa: doveva mettere il culo in salvo se voleva avere una chance di vendicare la memoria di chi era morto quella notte nefasta. Mentre nella sua testa pensieri cupi si affollavano come le nubi che stavano scaricando l’acqua sulle sue spalle gli uomini che la braccavano erano in movimento e si stavano adoperando per recuperare il gap tra loro e la propria preda.

“Ripley, cerca di riprenderti perché non è il momento di rimanere immobile come una cazzo di statua di pietra” disse a bassa voce per riacquistare un contatto con la realtà.

Un proiettile bucò la lamiera proprio accanto al suo braccio destro, il fumo fu rapidamente soffocato dall’acqua che pulì il foro incandescente. La donna si voltò in direzione del palazzo che si stagliava in tutta la sua altezza superando di gran lunga quello nel quale si trovava: non riuscì a scorgere nessuno. Senza aspettare che il secondo tentativo cogliesse il bersaglio scattò in avanti e subito, dopo aver sentito una fitta lancinante al polpaccio, capì che le cose si stavano mettendo molto male e c’era bisogno di un colpo di fortuna per uscirne. A quel punto decise di accucciarsi e proseguì stando attenta a non far uscire nemmeno un centimetro dalla copertura del solido muretto che costeggiava tutto il perimetro dell’edificio cadente. Giunta alla fine impiegò qualche secondo per decidere se provare a saltare sull’altro oppure scendere dalle scale di metallo che conducevano fino a terra, col rischio di diventare un facile bersaglio per i suoi amici armati di fucile da cecchino. La gamba, purtroppo, non permetteva di arrischiarsi in un simile gesto atletico e così optò per le lente e visibili scale arrugginite. Giunse alla fine senza che alcun colpo fosse sparato contro di lei ma la sensazione di essere sfuggita al pericolo ebbe vita brevissima, infatti non appena iniziò a percorrere il vicolo alle sue spalle ricevette una gomitata nella schiena che le fece perdere l’equilibrio. Rimase con il volto schiacciato nel fango e senza fiato o forza per rimettersi in piedi per qualche secondo. Rotolando sulla sinistra riuscì ad evitare una pedata, il suo assalitore pareva abbastanza robusto da poterla tramortire con un singolo cazzotto ben assestato ma, per il momento, non pareva intenzionato a giungere a quella facile conclusione. Ripley stava per rialzarsi quando la sua mente corse alla fondina al suo fianco, afferrò la pistola e fece fuoco una sola volta, quello di fronte a lei cadde con un tonfo sordo e l’espressione stupefatta di chi non si aspettava proprio una mossa del genere.

Con entrambe le mani fece forza e riuscì a rimettersi in piedi, riprese a camminare addentrandosi nel vicolo, ai lati casse e cassonetti di metallo stavano lì a prendere ruggine e acqua. Quel pianeta del cazzo non sarebbe stato nemmeno troppo male se non si fosse trattato di un maledetto carcere a cielo aperto, pensò la donna mentre i suoi sensi erano alla ricerca di possibili minacce in ogni direzione.

Alle sue spalle il rombo del motore di quello che pareva un mezzo pesante prometteva ulteriori guai sulla sua strada ma non riusciva proprio a preoccuparsene. L’unico obiettivo in testa era quello di guadagnare terreno, guadagnare preziosi secondi da mettere tra sé e quei pezzi di merda che volevano buttarla in una fossa come un sacco di carne andato a male.

Quando i fari illuminarono i primi metri del vicolo Ripley fece l’unica cosa sensata che era in suo potere, si tuffò in quella che una volta era una finestra, strisciò dietro un divano ormai mangiato da chissà quale tipo di roditore ed attese in silenzio, respirando poco per volta per ridurre il rumore. Il motore era sceso di giri, segno che quei bastardi erano scesi ed erano intenzionati a dare un’occhiata in giro, probabilmente avevano visto il cadavere del loro amico con un bel buco in fronte.

“Forse due colpi mi bastano, l’importante è sparare a ciò che serve.”

Serie: Prison Planet 001
  • Episodio 1: Prima della stagione di caccia
  • Episodio 2: La strada è ancora lunga
  • Episodio 3: Ospiti timidi
  • Episodio 4: La realtà galleggia
  • Episodio 5: Rivangando il passato
  • Episodio 6: Echi di un passato lontano
  • Episodio 7: Fuga e sudore
  • Episodio 8: Ossa Rotte
  • Episodio 9: Un taglio netto
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    Discussioni

    1. Ciao Alessandro, altro flashback che nella linea temporale del racconto si colloca più vicino alla vicenda che stai narrando. Se non ho compreso male, il momento in cui Ripley e Occhio freddo si sono separati definitivamente. La curiosità continua ad aumentare.