Fuori

Serie: Il Dio Solo

« Tieni, metti qualcosa nello stomaco. »

Alzai lo sguardo su Nephel. L’Elfide era fermo a pochi passi dal tavolo rabberciato dove avevo trovato rifugio: il suo era un comando. L’aroma che si levava dalla scodella fumante mi provocò la nausea.

« È carne di zebra. Arak e Kind hanno seguito le tracce di alcuni animali fuggiti dallo zoo. Hanno catturato una coppia di struzzi, per ora sono rinchiusi in uno dei locali al piano terra: se ne occupa Juana, è sicura che fra qualche tempo la femmina inizierà a deporre le uova. Confido negli Dei. »

Ricordai che la donna umana era una veterinaria. Non proprio un medico, ma a quanto aveva raccontato Kato a Nephel le sue conoscenze si erano rivelate utili in più di un’occasione.

« Non dovremo litigare per una porzione di frittata… » mi stupii per primo per il tono sarcastico con cui lo avevo apostrofato. Imbarazzato, presi la fondina.

Arak e Kind erano Daemon. Due adolescenti iperattivi che sostavano nel rifugio il tempo necessario per dormire: solo Kato riusciva a controllarli. Erano bonari, ma accumunati dal difetto di non riuscire a stare fermi per più di qualche ora. Giganteschi bambini.

Nephel sedette di fronte a me posando la brocca d’acqua che aveva portato assieme alla scodella e iniziai a mangiare. La carne stopposa, dura, riuscì a restituirmi un po’ di energia: non mangiavo da un paio di giorni. Non era morbida come lo “spezzatino” di cui ero ghiotto e ringraziai gli “Dei”: nemmeno l’ombra di maiale.

« Credi davvero che esistano gli Dei? »

Nephel si strinse nelle spalle. « Qualcosa deve esserci. Dio, Dei, non ha importanza. »

Portai alla bocca un’altra cucchiaiata, masticando con voluta lentezza.

 « Alone, sono dispiaciuto. È stato crudele da parte mia parlarti in quel modo. »

Rimasi affascinato dall’espressione del suo volto. Non una piega, una ruga, lo solcava: pareva una maschera di marmo bianco. Non era la prima volta che vedevo in lui quella freddezza. Sapevo che provava per me una sorta di sentimento. Tenerezza? Probabilmente ero il suo animaletto da compagnia.

Riusciva a dire cose gentili facendomi sentire ghiacciato. Eppure… Per la prima volta riuscii ad apprezzare i piccoli riguardi che aveva avuto per me. Non mi aveva mai offerto carne intera, fermandosi all’esterno per tagliarla in pezzi e non gravare le mie spalle con quel carico d’angoscia. Provai vergogna. Vera, vergogna. Era giunto il momento di chiedere.

« Cosa c’è, “fuori”? »

Socchiuse gli occhi in due fessure, valutandomi con attenzione. « Davvero, vuoi saperlo? »

Ancora, desiderava proteggermi. Quando fissò lo sguardo sul mio fu da pari a pari: mi riconobbe come uomo. Mi piacque quella sensazione, ero abituato a essere “invisibile”. Fin da bambino mi ero assicurato l’anonimato: mai avevo discusso, mai avevo fatto il primo passo. La gente mi passava accanto quasi fossi un grigio fantasma, una minuscola formica indegna di uno sguardo. Così era stato durante le incursioni dei branchi, i Daemon non si erano scomodati a stanarmi dal condotto di areazione perché indifferenti alla mia sorte.

Ricordai il nostro incontro: la sua richiesta di insegnargli a leggere, l’esigenza di “comprendere”. Era tempo per me di fare lo stesso.

 « Sì. »

Nephel annuì, invitandomi a terminare il pasto. « Finisci di mangiare. »

Obbedii, senza comunque affrettarmi. Masticai per bene sapendo che quanto stava per dirmi non sarebbe stato di facile digestione. Avevo ragione.

Nephel era riuscito ad ottenere molte informazioni da Kato. La follia aveva lasciato il passo al delirio e il conflitto si era spostato in periferia: l’esercito aveva preso di mira i presidi. Era stato questo a spingere i Daemon ad abbandonare le città per accorrere in soccorso alle famiglie. Avevano portato con loro le persone radunate nei rastrellamenti con l’intenzione di utilizzarle come scudi umani. In questo modo si auguravano di impedire al nemico qualsiasi iniziativa di forza a danno della loro gente.

Secondo Kato gli umani all’interno dei presidi erano trattati con dignità. Le donne e i bambini Daemon li avevano accolti in casa assicurando ai prigionieri un pasto e il conforto di una coperta. I Daemon non erano degli stupidi: distribuendo gli ostaggi assicurarono a ogni famiglia una copertura.

Una volta messo in sicurezza i presidi erano nuovamente scesi in battaglia. La forza fisica dei Daemon poteva molto contro i soldati, un esiguo gruppo di guerrieri riusciva a tener testa a un intero squadrone. Erano agili, veloci: forti. Nemmeno le mitragliatrici riuscivano a contrastare la loro furia: erano necessari almeno sei caricatori per abbattere un esemplare adulto. Terminati i proiettili, non rimaneva che combattere corpo a corpo. Morte certa per i soldati.

Giunti a una fase di stallo, l’esercito aveva deciso di utilizzare i cyborg: automi d’acciaio in grado di rispondere alla forza bruta dei Daemon.

Nephel mi spiegò che ai sopravvissuti al fronte non era data pace. Secondo un contratto sottoscritto al momento dell’arruolamento appartenevano all’esercito. Non potevano trovare riposo nemmeno in fin di vita: le loro coscienze erano trasferite nel database degli androidi.

Grazie al cielo non tutti incontravano quella sorte. Se l’entità delle ferite lo permetteva, i medici militari sostituivano in tutta fretta le parti biologiche danneggiate applicando quelle robotiche. I soltati tornavano a combattere non appena completata la procedura di interfaccia.

I Lillip? Erano scomparsi, probabilmente sotto qualche montagna. Vecchia o Nuova Era i nani sono sempre stati una razza solitaria.

Gli Elfidi? Dispersi nel mondo, nascosti nelle zone boscose. Non erano soliti attaccare direttamente gli umani, ragion per cui erano ritenuti un problema secondario. L’esercito contava di annientarli una volta sconfitti i Daemon.

« Dove si combatte, ora? » non mi era ben chiaro.

« Ad Albany. New York è ancora al sicuro: i cyborg pattugliano la zona dove si è insediato il quartier generale. Mi è capitato di scorgere qualche branco di Daemon dirigersi verso il Queens, ma non hanno interesse in quello che accade qui. Sono esploratori, il loro compito è valutare la situazione e riportarla a chi li comanda. »

Riuscivo a comprendere le dinamiche di una guerra, antica o moderna non fa differenza.

« I… maiali? » Ebbi il coraggio di pronunciare quelle parole. Me ne stupii per primo.

« Te ne sei cibato solo in un paio di occasioni. » sapeva qual era il mio tormento. « Ho dovuto spegnere le loro vite per salvare la mia.

I gruppi ostili cacciano prede ben più grandi di cani e gatti. A quanto ho compreso gli Elfidi sono piuttosto indigesti, ma in tempo di carestia non si butta via nulla. Abbattere i Daemon è praticamente impossibile: nessuno conosce il sapore della loro carne.

Il gruppo silente conta di parecchie persone, trentasei: in questo momento attendono l’evolversi degli eventi, abbattono solo chi entra nel loro territorio. Hanno acquisito il gusto per la carne umana e riconoscono unicamente i legami che hanno stretto fra loro. La loro leader, Mary, è una donna piuttosto accorta: attende che i due gruppi nemici dimezzino le loro forze per attaccarli.

Conosce la posizione della famiglia cinese e dei rifugiati nelle fogne, li considera la sua dispensa di emergenza. Ha individuato il branco di Kato, ma se n’è tenuta lontano. Kato condivide la mia filosofia, i suoi protetti hanno bisogno di cibarsi di proteine animali. Soprattutto Katy. Ha chiara la distinzione fra amici e nemici, in caso di attacco reagisce.

Mary sa della biblioteca. Contava di avere compito facile nel catturarci, ma i suoi cacciatori hanno trovato la morte ancor prima di raggiungere il quartiere. Li ho abbattuti a distanza con l’arco. Dopo cinque perdite ha deciso di concentrare la sua attenzione su altro. Per ora… »

Il mio piccolo Paradiso era circondato dall’Inferno. Compresi il motivo che aveva spinto Nephel ad avvicinare Kato.

Anche se non ero solito pormi questioni morali, in quell’occasione lo feci. Esisteva il “giusto” e “sbagliato” nel sopravvivere? Era “giusto” per il buono cibarsi del cattivo e “sbagliato” il contrario? Qual era la differenza fra buono e cattivo, cosa li rendeva tali? Cercai di rendere in parole quest’angoscia che mi aveva preso d’improvviso, facendomi largo fra pensieri confusi.

Nephel bevve un sorso d’acqua.

 « Nelle tribù antiche i cacciatori levavano una preghiera al cielo ringraziando la preda per aver donato loro la vita. Le riconoscevano dignità, pari diritto ad esistere. »

Eravamo questo per Nephel? Animali degni, ma sacrificabili? Mi colse un brivido sulla schiena che mi fece accapponare la pelle. Mi chiesi se l’”umanità” che avevo scorto oltre quella maschera di marmo fosse reale o solo un’illusione che mi ero creato per non cedere nuovamente alla paura. Il suo volto era rimasto immoto.

Serie: Il Dio Solo
  • Episodio 1: Alone
  • Episodio 2: Il Signore degli Anelli
  • Episodio 3: Nephel
  • Episodio 4: Kato
  • Episodio 5: Fuori
  • Episodio 6: Il Branco
  • Episodio 7: Equilibri
  • Episodio 8: Conflitto
  • Episodio 9: Luna Rossa
  • Episodio 10: Il Dio Solo
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    Commenti

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Giovanni, sono contenta che questa serie continui a piacerti. I personaggi mi sono entrati nel sangue e sono diventati parte della mia famiglia immaginaria al punto di aver dedicato a loro un’altra serie. Per ora ho scritto e pubblicato la prima stagione de Il Branco, ma spero di riuscire a lavorare alla seconda in tempi brevi 🙂

    1. Antonino Trovato

      Inutile ribadire quanto detto dagli altri. La descrizione del mondo esterno, costruito in poche, ma significative righe, rendono bene l’idea di una realtà ormai in frammenti, dove il confine tra il buono e il cattivo, o la loro stessa concettualizzazione, va a farsi benedire di fronte a tutto ciò… al prossimo episodio…

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Antonino. Ho cercato di immaginare cosa accadrebbe in una situazione estrema come quella descritta e devo confessare di aver enfatizzato il lato peggiore perché sono conscia che così, probabilmente, accadrebbe. Già oggi le persone si “mangiano” l’un l’altra: non a morsi, ma con atteggiamenti che portano l’annientamento.

      1. Micol Fusca Post author

        Grazie ancora per seguire la serie. Mancano un paio di puntate per concluderla, spero di non scivolare prima della fine 😉

    2. Giuseppe Gallato

      Micol, sai che a me piace sempre condividere nei commenti le frasi che maggiormente catturano la mia attenzione. Tuttavia in questo episodio non mi è possibile farlo, dovrei praticamente copiare/incollare quasi ogni cosa! 🙂 Credo che la forza di questa serie – personalmente parlando – risieda molto nei significati veicolati attraverso i personaggi, il loro vissuto, il loro dialogare. Qui c’è veramente tanto, ma tantissimo materiale su cui riflettere!

      1. Micol Fusca Post author

        Ti ringrazio, sono felice di sapere che la serie riesce ad esprimere quanto ho dentro. Come accennavo nel commento a “Kato” ho comunque speranza nella diversità, in un luogo dove le differenze si annullino per dare identità ad individui senza classificazione di etnia, religione, orientamento.

    3. Tiziano Pitisci

      Arrivato a questo punto della narrazione il quadro prende forma per assumere i lineamenti di un progetto corposo e complesso, impossibile da contenere in un librick e forse nemmeno in una stagione sola di una Serie. C’è abbastanza materiale per almeno due stagioni. Interessante la questione morale vegetariana.

      1. Micol Fusca Post author

        Ho già pensato a come strutturare le serie, anche se confesso che mi sta “prendendo la mano”. “Il Dio Solo” non è che il racconto fatto da Alone a un immaginario ospite cui passerà il testimone. Ho intenzione di concludere con il decimo episodio. Ho risolto la questione in un altro modo, se hai avuto modo di vedere ne ho iniziato una nuova intitolata “Il Branco”. Mi interessava approfondire la personalità degli individui che si sono uniti formando il branco capitanato da Kato, Nephel compreso. Potrebbero esserci altre sorprese, fra qualche tempo…

      2. Tiziano Pitisci

        @micol_fusca fantasia galoppante! Non ho ancora iniziato l’altra Serie…comunque sappi che è possibile proseguire una serie fino alla terza stagione e quindi di fatto pubblicare 30 episodi della stessa serie 🙂 è comunque molto interessante l’idea di una Serie incrociata

    4. Dario Pezzotti

      Condivido le parole di Massimo, la serie si fa sempre più intrigante. Io resto della mia idea: mai fidarsi di un elfo! 😁…Qualcosa mi dice che nemmeno Alone è puro come vorrebbe farci credere…

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Dario,
        come ha detto Silvia Schiavo Alone è un ignavo: poco alla volta si riscatterà a modo suo senza darsi completamente agli altri. La sua natura è quella, non c’è nulla da fare. Niente spoiler. Quanto a Nepehl è quello che è, difficile da comprendere fino in fondo. Non segue la logica dei sentimenti. Così, almeno, è quello che pensa l’Elfide…

    5. Massimo Tivoli

      Mi sta piacendo parecchio il mondo che hai immaginato e che si sviluppa di continuo ogni nuovo episodio. Mi piace anche il mistero che mantieni intorno alla figura di Nephel, ancora difficile dire se starà tra i buoni o i cattivi, e che porta chi legge a divorare il testo. Interessante anche la reazione e la presa di coscienza di Alone.

      1. Micol Fusca Post author

        Chissà cosa succederà… Alone sta cambiando, Nephel è un alieno (avrà ragione Dario Pezzotti? Mai fidarsi completamente di un elfo). Ho in serbo una sorpresa, la prossima settimana il mio mondo aprirà altri confini. 😉