Genesi
Serie: Un'altra vita violenta
- Episodio 1: Genesi
- Episodio 2: Binari paralleli
- Episodio 3: Nella carrozza dei miseri
STAGIONE 1
Era notte e il cielo sembrava informe. C’era tenebra in alto, sopra gli alberi, e al di sotto invece un gufo bubolava solitario. La luna scendeva silenziosa fra le stelle fissate in alto come schizzi di inchiostro. A rifletterci sopra, non c’era da sorprendersi, era il firmamento.
Si vedevano le luci minori degli appartamenti e delle case. Un lume baluginava fra le tende bianche di una finestra che si affacciava su un salotto: veniva da una lampada che illuminava le poltrone, i quadri, i vasi e gli scaffali e tutte quelle cianfrusaglie lì. Più importante di tutta l’oggettistica, Alberto girava attorno al salotto mentre leggeva un libro e, di tanto in tanto, si grattava la nuca. Le dita ricercavano il luogo esatto da dove veniva il prurito e toccavano delicatamente il cuoio capelluto perché non volevano riaprire una ferita che si era recentemente rimarginata. Dieci punti, forse, li avevano fatto sulla testa, per richiudergli la testa dopo che l’avevano operato. Che fosse stato due settimane prima, oppure una, poco importava ora, perché per quanto potesse sforzarsi non avrebbe cavato sangue dai muri. La risposta alle vostre domande è che egli era entrato in uno stato di amnesia temporanea, e il dottore lo aveva avvertito che non l’avrebbe scampata quella brutta rogna, se si fosse sottoposto al trattamento.
Aveva insistito e l’altro lo considerò responsabile della propria volontà. (In realtà aveva pensato che Alberto non sapesse cosa faceva, ma non voleva mettersi a discutere, poiché avrebbe solamente prolungato l’ultima sua visita di quel giorno, e lui c’aveva fame.)
Dunque, leggeva un libricino piccolo con caratteri rossi ardenti su sfondo dalle tinte nere, e il titolo era “Anarchia”. Non che fosse davvero simpatizzante per quelle teorie politiche, anche perché il contenuto del libro non riguardava per niente l’anarchia. Lui non si ricordava nemmeno cosa aveva letto le sere prima, e non per via dell’amnesia, quanto perché la sua lettura mirava a evitare la noia.
Si accasciò su un divano, piuttosto scomodo effettivamente, più del solito e di gran lunga il peggiore fra tutti quelli presenti nella stanza; si sedette scomposto, e lasciò il libro chiuso a lato. La lampada era più brillante di quanto usava essere, e proiettava le forme degli oggetti sulle pareti come se formassero l’interno di una caverna. Era tutto in quiete. Poteva essere altrimenti a quell’ora? Non aveva né sonno né alcuna cosa per le mani o nella mente. Era odioso trovarsi così, e non sapeva neanche dire se fossero di sollievo quelle fitte che di tanto in tanto gli attraversavano la testa, e ogni volta che ne veniva era come se la lingua volesse naturalmente uscire di bocca per imprecare. Eccetto per quei dolori occasionali, non aveva compagnia. Riprese il libro sperando di riuscire più di cinque righe prima di ributtarlo via. Tira e molla come era, avrebbe finito di leggerlo sul capezzale: è lì dove finisce tutta la conoscenza e la grandezza dei singoli.
Bah, forse doveva semplicemente provare ad addormentarsi, e gli conveniva cominciare subito, perché il giorno successivo c’era da andare all’università.
Secondo anno, se interessasse a qualcuno, e anche se consideraste questa informazione irrilevante ecco che vi direi che vi sbagliate. L’università si era rivelata un insuccesso, e non per colpa sua, no, tutt’altro, perché lui vi andava pure bene. Il problema era radicato negli insegnanti, i sapienti che venivano pagati per esercitare un lavoro che di per sé rendeva superbi.
Pensava che fosse un problema degli insegnanti delle superiori quello di credersi investiti di una carica importante, ma il primo anno mise allo sbaraglio le sue certezze. Anzi, non solo dimostrò il contrario delle sue idee, ma lo spinse quasi fino al collasso. Lì, gli insegnanti illuminavano gli studenti sul corso che avrebbero seguito. Qui, buio assoluto, e tutti pendevano dalle labbra dei docenti come fanno i pipistrelli quando si attaccano alle stalattiti. Per cui, se qualcosa non veniva detto era come se non fosse mai esistito, oppure capitava che qualche novità precipitasse dal cielo, improvvisamente, a danno degli studenti, ovviamente. Cambi di lezioni mai riferiti, cambi di programma, negligenza nell’informare gli studenti. Chi aveva finito le superiori e ora era lì, era reputato di aver la capacità di poter trovare quello di cui nemmeno sapeva l’esistenza. Se non ne fosse stato capace, la selezione naturale su stile universitario se lo sarebbe preso via. E questa era la vita per i giovani adulti, ecco. C’è un’imprecisione, perché quello descritto non è ciò a cui si circoscrive l’università, ma solo una piccola parte del tutto. E c’erano le tasse e gli esami, e i corsi e i laboratori. Di studiare non ne voleva sentire più per almeno qualche mese, e solo a dicembre inoltrato si sarebbe preso la briga di cominciare. Prima? Assolutamente no.
Dimenticavo, era tardo settembre.
Continuava a sbadigliare, e pensò che fosse l’ora di andarsene a letto, ché aveva le palpebre che calavano e gli occhi che bruciavano. Si alzò e sentì le gambe indolenzite, le spalle che gravavano mollemente, e un paio di ossa che possibilmente si erano sgretolate per via dell’usura. Insomma, stava al meglio che la vita gli permetteva, e nel periodo immediatamente precedente si dedicava ogni giorno solo a stare chiuso in casa, sui libri, a fossilizzare mentre gli occhi si muovevano. Il privilegio di essere necessari allo studio, eh! Loro di ginnastica almeno ne facevano una qualche forma.
Era oramai in piedi, e camminò in avanti fino alla stanza, passando accanto alle piante che si era promesso invano di non trascurare. Alcune foglie avevano ancora il turgore cellulare, altre pareva che fossero in uno stato di rigor mortis tutto loro, con le piante che supplicavano aiuto. Lui ciabattò accanto senza prestare loro attenzione. Quella casa sembrava un macello.
Quando oramai si facevano le ore piccole, lui era già ben oltre che assopito.
Serie: Un'altra vita violenta
- Episodio 1: Genesi
- Episodio 2: Binari paralleli
- Episodio 3: Nella carrozza dei miseri
Ho apprezzato molto la descrizione iniziale e il modo in cui essa introduce quello che credo sia il personaggio principale di questa serie. Bravo!
Il primo paragrafo, bellissimo!
Quante volte non facciamo caso a quanto sono affascinanti le cose che abbiamo sotto il naso?
Mi è molto colpito la parte in cui hai eguagliato l’uomo, la sua ombra e il silenzio alle tre parche.
È un testo interessante, lo seguirò per scoprire il resto della storia.