Gestapo love

La strada era polverosa e Helmut ci avrebbe scommesso che sarebbe stata sempre così. Con tutte quelle macerie!

Povera Germania, tanto malridotta e adesso si parlava di dividerla in due paesi diversi. Ma Helmut certo sarebbe stato dalla parte giusta. Durante la guerra era stato con i nazisti, adesso avrebbe sostenuto gli americani contro i comunisti.

C’era molto da fare.

Con le mani nel cappotto, girava per le strade di Amburgo e voleva aiutare le autorità alleate a dare la caccia ai nazisti, ma per il momento doveva pensare a coordinare i netturbini che di concerto con squadre di operai ripulivano Amburgo dai resti di se stessa. Bisognava lavorare molto. Helmut aveva un ricordo di Amburgo come di una città splendente con le svastiche e le imbarcazioni della Kriegsmarine che partivano per portare la guerra in altri mari, in altri oceani… adesso invece i moli erano affollati di navigli americani e britannici.

«Forza, voi, datevi più da fare!».

Quegli operai volevano riposare, ma a un solo sguardo di Helmut tornarono a liberare delle macerie quella strada.

Osservò con tristezza un rilievo con una svastica, poi scosse il capo. Nuova Germania, nuovo ordine.

Passarono alcuni soldati americani. Erano così folcloristici, però trattavano i tedeschi come creature strane e folcloristiche.

«Mangiacrauti, hai da accendere?».

«Sì». Servile, prese uno zippo e lo accese.

I soldati risero soddisfatti e dopo un attimo sbuffarono nuvolette di fumo.

L’atmosfera era conviviale e a Helmut tornarono in mente i bei tempi in cui era a Stalingrado a cantare inni della Hitlerjugend con tanti bravi camerati – poi facevano a pezzi i soldati comunisti e danzavano fra le membra squartate stando attenti a non scivolare sul sangue che si ghiacciava.

Un operaio si avvicinò agli americani. «Pssst, pssst!».

«Che vuoi te?». Gli americani si distrassero.

Anche Helmut, che tornò a dare ordini agli operai. Poi si volse verso quello che stava parlottando con i soldati alleati. Stava per rimbrottarlo, ma i militari a stelle e a strisce lo fissarono in tralice. «Tu! Sei in arresto tu!».

«Co-cosa? E perché?».

«Sei un agente della Gestapo!».

«Ma non è vero…» protestò.

Adesso erano dubbiosi, ma l’operaio si arrabbiò. «Ve lo dimostro io». Aggredì Helmut, che cercò di liberarsi di quella presa, ma invece di fargli del male gli mise le mani in tasca. «Eccolo». Esibì sotto gli occhi dei soldati americani una mattonella di sapone.

«Che roba è?».

«Questo è sapone fatto di grasso umano… lo sentite l’odore?». Era infervorato.

I soldati obbedirono e guardarono di nuovo in tralice Helmut. «È vero, l’odore di grasso umano è inconfondibile. Tu sei un ex agente della Gestapo!».

Helmut poteva opporsi, resistere, puntare i piedi, dire che lo usava per la pulizia personale, ma chinò il capo: era stanco. Dopo la guerra non aveva avuto voglia di scappare in Argentina e quello era un piccolo souvenir, un ricordo dei bei tempi andati. «Sì, è vero, sono un ex membro della Geheime Staatspolizei…».

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Discussioni

  1. Leggendo le prime righe, pensavo a come alcuni esseri umani siano banderuole pronte a girare secondo il vento che “soffia” al momento. Alla fine la “nostalgia” ha fatto fare al tuo protagonista un brutto scivolone, non su una buccia di banana ma su un sapone