Ginger Oggiers

Quarto Oggiaro.

Primavera, 18 gradi centigradi, velato con piacevole brezza.

Condominio anni ‘60 tenuto su con stucco in pasta tipo francese, generosi colpi di cazzuola e frattazzo e della speranza che l’edilizia di una volta si dimostri di gran lunga migliore rispetto a quella dei giorni nostri.

La signora Sato, minuta e sempre molto curata, venuta in Italia con la famiglia intorno agli anni novanta e che gestisce un piccolo sushi bar in centro, stava preparando il sashimi per suo marito, ma andando a prendere in dispensa i sottaceti agrodolci denominati pikles, si accorse che aveva terminato proprio il suo preferito, il gari.

In questa versione lo zenzero viene tagliato in fettine sottili e messo in una soluzione di aceto, acqua e zucchero.

Così decise di scendere nel piccolo negozio pakistano in fondo la via, unico di generi alimentari insieme al supermarket ma a differenza di questo, aperto h24.

Gestito dalla famiglia Asmal da quasi un anno era diventato, grazie alle capacità della signora Adila, il punto di riferimento della zona per l’approvvigionamento di spezie pregiate.

Odore indefinibile di chiuso e spezie, sugli scaffali la merce è stipata all’inverosimile, un grosso congelatore pieno di qualsiasi cosa campeggia al centro del negozio e poggiato su una pila di sacchi di riso un signore russa della grassa.

Incredibile a dirsi anche loro avevano finito lo zenzero, la consegna settimanale aveva ritardato e ne avevano venduto un sacco pieno proprio quella mattina a un vecchio signore della zona che era entrato per la prima volta lì, poiché il supermercato del quartiere dove andava di solito era chiuso per inventario.

Come è possibile?

Era la domanda che con maggiore frequenza rimbalzava tra le labbra degli avventori a prescindere dalla lingua di origine.

Come possibile che un vecchietto della zona, entrato per la prima volta in quel negozio, aveva deciso di punto in bianco quella mattina, di andarsi a portare via un intero sacco di zenzero fresco.

Proprio questa domanda – Come è possibile? – pronunciò la signora Sato entrando in negozio e apprendendo la sfortunata notizia proprio dal signor Oreste, cioccolataio siciliano in pensione che viveva insieme alla figlia e che si riforniva spesso nella bottega della famiglia Asmal.

Si lamentava, in una mai abbandonata cadenza siciliana, perché così gli veniva a mancare l’ingrediente necessario per preparare una variante della famosa cioccolata di Modica, la preferita di sua figlia e cogliendo l’occasione, deliziava i presenti facendo sapere che la rinomata spezia che mancava, era ricordata anche nella sesta novella dell’ottava giornata del Decamerone.

Tanto sapere non era comunque di conforto alla signora Younghing, del terzo piano, cinese sposata con un italiano, che era abituata a scendere in bottega addirittura in pigiama.

Come la signora Sato, sperava tanto di poter acquistare questa spezia per preparare una tipica bevanda in cui lo zenzero affettato è cotto in acqua dolcificata, un vero toccasana contro il raffreddore che continuava a bersagliare suo figlio Ye da quando si erano trasferiti dal meridione alla periferia milanese.

Probabilmente, in assenza di questa spezia, avrebbe dovuto abbandonare la medicina omeopatica cinese per abbracciare un potente quanto oscuro antibiotico, tipico della medicina tradizionale.

Cina e Giappone, storicamente avversarie su molti scenari mondiali, si riunivano in un sol grido di fronte al negozio pakistano, condividendo la mancanza della miracolosa spezia, duo che divenne presto un trio quando anche la signora Anand le raggiunse.

Di origini indiane, veste coloratissimi sari e sorrisi gioviali, lei abita nel primo seminterrato insieme alla sua numerosissima quanto rumorosissima famiglia.

Quel giorno, indovinate un po’, era rimasta senza lo zenzero ed era corsa al negozio perché suo marito Amar si era svegliato con un forte mal di testa e lei voleva aiutarlo con degli impacchi alle tempie.

Per cortesia di vicinato era anche passata a bussare ai ragazzi filippini che abitavano nell’appartamento sullo stesso pianerottolo, tutti lavoravano nella vicina azienda di spedizioni e sembravano far parte della sitcom dal titolo Otto sotto un tetto.

Anche gli otto ragazzi avevano terminato lo zenzero e non potevano così preparare la tipica e salutare bevanda chiamata salabat a colazione.

In tutto questo arrivò di gran carriera con la sua macchina svedese di grossa cilindrata la signora Larsson, anche lei svedese come la sua macchina, talmente lunga, l’auto e non la signora, da riuscire a occupare ben tre posti auto soprattutto se parcheggiata trasversalmente.

Lei vive a Milano da tanto tempo perché ha sposato un ingegnere italiano ma nonostante questo trova ancora modo di lamentarsi perché da noi non riesce a trovare gli ingredienti necessari per fare i suoi tradizionali biscotti.

Prepara biscotti tradizionali svedesi allo zenzero e poi parcheggia tradizionalmente di traverso come un italiano.

Visto come andavano le cose, si poteva a buon diritto affermare che a Quarto Oggiaro non c’era più un pezzetto di zenzero nemmeno a pagarlo a peso d’oro.

I coinquilini che nel frattempo si erano raccolti davanti alla bottega della famiglia Asmal, batterono in ritirata verso il loro condominio entrando sconsolati nell’androne del palazzo, quando a un certo punto sentirono al secondo piano una cigolante porta aprirsi.

La squillante voce della signora Russo che inveiva con atavica ferocia, nonostante l’età avanzata, contro il marito, un buon vecchietto tutto casa e piccioni al parco, perché non amava il gioco delle carte e non voleva passare i pomeriggi chiuso nel circolo anziani.

– Riporta immediatamente queste al negozio, ti sei fatto fregare un’altra volta! Ma non lo vedi che queste patate sono tutte andate a male? Senti che sapore hanno … come faccio a preparare gli gnocchi io? –.

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