Gita con la dea
Serie: LA DEA
- Episodio 1: La dea
- Episodio 2: La dea sui tetti
- Episodio 3: Gita con la dea
STAGIONE 1
Vasco Brondi – Le ragazze stanno bene
Carlo stava da mezz’ora buona sotto il suo appartamento a Patisia, ad aspettare. Non era per fare pubblicità a qualche marca di automobili che, tra l’altro, non lo avevano mai interessato, è che stupidamente si chiedeva che macchina potesse mai guidare una dea tra le strade dell’Attica, polverose e spesso intasate dal traffico. Aveva addirittura messo ordine in casa, anche se non sapeva se sarebbe salita da lui. Una vicina anziana tornava dal mercato con il suo carrellino pieno di frutta e verdura e lo salutò calorosamente. Atene alla fine è così, un villaggio di campagna che si è svegliato improvvisamente metropoli.
Quando vide la smart nera svoltare, sapeva che era lei.
Le spalle nude di Atena e quella farfalla tatuata sulla spalla destra gli entrarono nella mente come qualcosa che sapeva non avrebbe mai dimenticato. Non gli pareva ancora vero che stava andando a casa sua. Percorsero un lungo viale abbastanza libero, perché era sabato. All’improvviso, però, svoltò a destra per una stradina sterrata. «Facciamo una piccola deviazione».
Dopo una curva, la stradina piena di buche li portò nel mezzo di un gruppo di baracche rom con i bambini che giocavano scalzi, le mamme che stendevano i panni o cucinavano all’aperto e alcuni uomini che discutevano vicino a dei mezzi stracarichi di rifiuti metallici di varia origine. Davanti a loro c’era un’altra macchina.
«Ma, tirano le pietre alle macchine.»
«Tranquillo, alla nostra non le tirano.»
Si fermò davanti a un ragazzo un po’ più grande.
«Mi dai il sacchetto che c’è sotto il tuo sedile»
Prese il contenuto, una decina di stecche di cioccolata.
«Mi raccomando, dividile per bene.»
«Grazie, Atena!»
Ripartirono e dopo pochi metri erano su una strada secondaria, ma asfaltata.
Arrivò il momento della domanda che doveva farle.
«Il tuo tipo? Ci sarà anche lui?»
«No, è andato a Creta, a trovare un suo amico. Così mi ha detto, figurati.»
«Dici che non è vero?»
«Nikos non farebbe neanche trecento metri per andare da un suo amico, a meno che non porti almeno una quarta.»
Bisogna dire che in certi momenti è veramente difficile trovare qualcosa da dire che possa andare bene.
Forse per toglierlo dal panico, una moto che li aveva appena superati rallentò e il passeggero estrasse una pistola col silenziatore e colpì lo pneumatico anteriore sinistro. La smart sbandò ma Atena riuscì a fermarsi senza problemi. Atena infilò una mano sotto il sedile, ma non fece in tempo. La canna del silenziatore era già a contatto del suo collo, dal momento che il finestrino era ancora aperto.
«Non ci provare. Dammi il giocattolo.»
Il tizio prese la pistola e la passò al complice, che si diresse ad aprire il piccolo bagagliaio.
«Domani alle dieci a questo indirizzo, con quello che sai.»
Con la pistola sempre sul collo di Atena, le porse un biglietto, controllando anche che Carlo non si muovesse.
«Vedi di esserci, altrimenti verremo a casa tua a farci offrire un caffè.»
Risalirono sulla moto e se ne andarono. La strada era deserta e anche se fosse passato qualcuno, non si sarebbe fermato di certo.
Atena uscì e si sedette sul muretto esterno di un casa. Carlo non si era mosso per tutto il tempo. Non appena la vide con lo sguardo fisso nel vuoto, uscì per andare da lei: «Come stai?»
«Non mi serve niente. Dobbiamo cambiare la ruota.»
***
«Ricordati che lavoro come cassiera al supermercato vicino al tuo ufficio. È lì che ci siamo conosciuti.»
«Beh, più o meno. Anche fortunata che sei di riposo il sabato.»
«Ogni tanto, capita.»
La madre, come tutte le mamme greche, era di una gentilezza esagerata verso gli amici della figlia.
«Mamma, smettila. E tu dille di no, altrimenti ti fa mangiare finché non scoppi. Andiamo fuori a fumare.»
Dietro la semplice casetta, ristrutturata per la metà, c’era un angolino riparato e coperto con un vecchio tavolo di legno, con un posacenere pieno. Il telefono di Atena, appoggiato sul tavolo, si illuminò, e c’era scritto: Artemis.
«C’è un problema, possiamo anticipare? Domani pomeriggio è tardi. Può essere che dobbiamo annullare tutto. Ok, entro stasera ti avviso.»
Spense la sigaretta e si alzò: «Vieni».
C’era un piccolo magazzino, con una porta metallica, chiusa con un lucchetto arrugginito. Aprì ed entrarono in una stanza con dei ripiani metallici. In una scatola di legno, un oggetto avvolto in una decina di strati di materiale da imballaggio. Prese un taglierino e tagliò, uno strato alla volta, l’imballaggio. Alla fine strappò l’ultimo strato con attenzione. Dentro c’era un vaso, e esattamente dove aveva tagliato un’immagine. Lo guardò, senza dire niente.
«Sembra Hermes la raffigurazione. Non credo ci serva una prova di autenticità, ce l’abbiamo già avuta stamattina. Scusa, Artemis si chiama la ricettatrice? Va bene, non dico niente stavolta.»
«Ho appuntamento con il perito dell’acquirente domani pomeriggio. Dovrei portare via mia madre.»
«Non guardarmi così. Portarla a casa mia non mi sembra una buona idea.»
***
«Ti porto a casa.»
«Posso guidare io?»
Incredibilmente Atena accettò e si trovarono in coda ad un semaforo. Traffico anche di sabato sera. Carlo ne approfittò per guardarla in viso. Era bella, anche se stanca. O forse lo era ancora di più: «Domani andiamo a restituire il vaso, e poi una bella nuotata?»
Atena iniziò a piangere, come se la sua armatura e lo scudo da guerriera avessero ceduto, senza preavviso. «Ti seguo da mesi e non so il perché. Ti ho usato per i miei casini con un altro. Continuo a mentire a tutti tranne a te, perché non ci riesco. Non sono una dea.»
«Hai ragione, non lo sei. Il mio è solo un modo stupido di comportarmi. Non sarai una dea, ma la mia sì.»
«Anche dopo la giornata di oggi?»
«Sì.»
Ed erano solo labbra, sapore di lacrime e il suono dei clacson delle auto dietro di loro.
NdA:
– Atena è un nome comune ad Atene.
– Per i greci quando il mare dista più di dieci chilometri, è lontano.
– La smart in una zona della periferia di Atene è un’auto molto diffusa, spesso collegata ad una parte della società che vive di espedienti.
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