GIULIO CABALLARIO

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Gregorio e Cleros raggiungono il carcere di Monte Perto dove, il primo, riesce a convincere la guardia carceraria a permettergli di vedere suo nipote. Intanto, lungo il valico dell'alba, una misteriosa figura individua qualcosa in un dirupo.

PIAZZALE DEL CARCERE DI MONTE PERTO

Lo vide da lontano. Aveva bisogno d’aria, poiché l’ambiente del carcere lo stava opprimendo. Era riuscito, in quelle ore di costernazione, a strappare dalla bocca della guardia carceraria il motivo per il quale il corpo di suo nipote fosse stato spostato proprio all’interno della prigione e non nel più vicino ospedale della zona: ”non avevano più posti disponibili. Qui, nella valle, solo noi e l’ospedale abbiamo questo tipo di stanze” spiegò, facendo riferimento al luogo della struttura adibito a ospitare le vittime di crimini violenti.

Uscì, una lacrima gli cadde sulla guancia e un leggero soffio di vento gli scompigliò leggermente i capelli non appena attraversò l’uscio del grande portone in legno. Con un dito asciugò gli occhi umidi quando lo vide, irto, dinanzi a lui: suo padre, Giulio. Lo guardava in tralice, con quell’aria severa, strabordante di rabbia e col malsano desiderio di umiliarlo, come quando da piccolo combinava una marachella: lo pestava violentemente più e più volte provocandogli lividi e gonfiori orrendi sul corpo e causandogli, in conseguenza di ciò, dolori lancinanti. Ma se Gregorio osava anche solo lamentarsi a causa del dolore, il genitore ricominciava a picchiarlo con maggior forza utilizzando il suo frustino da cavallo, adoperato normalmente quando era solito andare al galoppo.

«Noto che sei il solito stupido di sempre…» gli disse sprezzante, vomitando cattive parole e senza rivolgergli nemmeno un piccolo cenno di saluto.

«Anche la tua cattiveria è sempre è la stessa…» rispose a tono Gregorio. «Dovresti vivere tra le bestie. Anzi, mi correggo, meglio da solo, visto che gli animali, almeno, son capaci di provare affetto.»

L’uomo alzò il braccio per colpirlo come aveva fatto più volte in passato, ma si ritrovò bloccato da una decisa presa del figlio.

«Non ti azzardare» lo avvertì perentorio. In uno sguardo di sfida puntò i suoi occhi in quelli marroni del padre: non gli faceva più paura, ormai. Scaraventò bruscamente il braccio lontano riprendendo subito a parlare: «Abbi almeno rispetto per tuo nipote.»

Indicò con enfasi l’edificio alle sue spalle ma non si voltò. Desiderava solo guardarlo in faccia, voleva dimostrargli che ormai non lo temeva più. Il padre mandò giù la collera ingoiando tutta la saliva presente in bocca e sistemandosi il cappotto. Quando era sul punto di scoppiare in un accesso d’ira si comportava sempre in quel modo, lo conosceva bene. Ma in quell’occasione, stranamente, si contenne.

«Mio nipote?» chiese retorico. «Era proprio come te. Almeno, in questo caso, qualcuno ha avuto la brillante idea di toglierlo di mezzo.»

Di fronte a quelle parole, Gregorio serrò i pugni e contrasse con forza la mandibola, desideroso di saltargli addosso e colpirlo fino a fargli ritirare ogni singola parola. Suo padre dimostrava di essere il solito uomo privo di umanità, pronto a guardare gli altri dall’alto in basso senza remore.

«Perché sei venuto allora?» gli domandò. Voleva sentirsi dire la verità. Del resto, considerando la sua schiettezza sapeva che pur di ferirlo gliel’avrebbe rivelata tranquillamente. L’uomo fece un’espressione infastidita, poi rispose, velenosamente: «Credevi davvero di essere in grado di crescere un bambino? Hai sempre dato enormi dispiaceri, non hai mai fatto nulla di positivo nella tua vita. E questa ne è la chiara dimostrazione.»

“Quanto livore nei miei confronti” pensò Gregorio, mentre l’altro proseguiva: «Volevo rinfacciartelo. Chissà cosa hai fatto a Enea…»

”Enea”, pensò nuovamente suo figlio. Ora lo chiamava col suo nome. Lo utilizzava per abbatterlo moralmente e umiliarlo, come aveva sempre fatto: prima lo colpiva psicologicamente, e poi fisicamente. Ma questa volta, poteva solo tentare di ferirlo nell’animo.

«Sei un mostro. Hai il coraggio di usare un povero bambino per ferire me» commentò la scena. «Se vuoi farlo, offendi solo il sottoscritto, ma non sfruttare Enea.»

«Questa è la realtà, sei tu a non comprendere. Ma del resto, non hai mai capito nulla» ribatté suo padre, un sorriso beffardo sulle labbra.

Gregorio avanzò di qualche passò per colpire suo padre quando, all’improvviso, Cleros interruppe la loro conversazione.

VALICO DELL’ALBA

Con un suo sottoposto, il commissario giunse presso il luogo del ritrovamento del bambino di prima mattina. Per raggiungere il punto preciso in cui era stato rinvenuto il cadavere, aveva incontrato non poche difficoltà, però, alla fine, era riuscito nel suo obiettivo. Osservò attentamente la zona perimetrata dai nastri segnalatici delle forze dell’ordine sperando, in tal modo, di scoprire qualche traccia, un indizio o anche solo un elemento da utilizzare nelle indagini, ma nulla. Suo malgrado, emerse in modo chiaro quanto la scena del crimine fosse stata sensibilmente inquinata, precedentemente: la fanghiglia, il piccolo torrente poco lontano, oltre al calpestio degli agenti della scientifica e dei poliziotti, e alla inevitabile presenza di animali selvaggi nel burrone, rendevano vane tutte le sue speranze. Del resto, appariva evidente fin dagli albori del caso l’impossibilità di evitare l’inquinamento delle possibili prove presenti.

«Qui non c’è nulla commissario!» fece eco ai suoi pensieri il sottoposto, confermando quanto già aveva intuito. «In questo posto è impossibile trovare qualcosa.»

«Purtroppo hai ragione,» constatò. «Possiamo soltanto prenderne atto.»

In quelle circostanze presentatesi, il commissario non poteva far altro che ritornare in città, mesto e nervoso, e con i mancati aggiornamenti della scientifica a pesare ancor più sulla sua mente. In cuor suo, l’uomo percepiva la dolorosa sensazione di essersi addentrato in un vicolo cieco, incapace com’era, in quel momento, di rendere giustizia alla piccola vittima.

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. La figura del padre è stata delineata abbastanza bene e dà profondità alla narrazione.
    Credo andrebbe solo alleggerito e rivisto un po’ il testo per togliere qualche frase non necessaria, a volte retorica, e rendere più fluida la lettura.

    1. Ciao Giuseppe, sì apporterò le dovute modifiche. Però non mi è ancora chiara una cosa: è possibile modificare i racconti già pubblicati senza conseguenze per il testo stesso?

        1. Ah perfetto, grazie mille!! Purtroppo al momento il sito non mi dà la possibilità di modificare il racconto, m appena possibile lo farò. Grazie ancora!

  2. Terribile la figura del padre di Gregorio, e descritta benissimo. Hai reso il lato peggiore degli esseri umani, descrivendolo brutalmente, ma lasciando il giudizio a noi. Credo tu sia stato molto bravo, perchè non è per niente facile riuscire a descrivere queste figure. Ottimo lavoro.

  3. Il padre di Gregorio è incommentabile a dir poco. Sembra quasi assurdo leggere le brutte parole che riserva al figlio, eppure esistono veramente del genere e spesso sono molto più vicine a noi di quanto si possa pensare. Avvilente è il termine corretto.
    Avvilente tanto quanto la situazione del commissario, il quale si trova una bella gatta da pelare.

  4. La scena dell”incontro’ con il padre è così reale che mi ci è voluto un attimo per capire cosa stesse accadendo. Poi, sono stata trascinata dai pensieri del povero Gregorio che si avvicina al momento in cui vedrà il nipote. Alla fine ho sentito la frustrazione del commissario che vorrebbe fare giustizia, soprattutto per il bimbo, ma anche, credo per Gregorio. Un episodio molto bello e significativo che svela segreti di quella famiglia. Se posso, in questo caso, ti suggerirei una revisione del testo per renderlo migliore perché, a mio avviso ci sono alcune cose da sistemare e, forse, lasciare che i dialoghi fluiscano maggiormente, senza voler troppo spiegare da parte nostra. Ma questo è solamente un mio punto di vista 🙂

  5. Coinvolgente. Il signor Caballario, il personaggio sadico, padre di Gregorio, appare tutt’ altro che finto, attraverso il dialogo e i ricordi di un figlio, vittima di una padre frustrato e violento. Uno dei tanti ancora esistenti nella nostra società. Ci si domanda poi come mai tanti casi di femminicidio.

  6. Ciao Alfredo, molto toccante l’ultima frase, rende benissimo la frustrazione del commissario e la paura di non poter fare giustizia.
    Terribile e disumana la figura del padre di Gregorio, completamente incapace di provare empatia. La storia continua ad essere interessante, le frasi e i dialoghi potrebbero essere un pochino meno ridondanti, ma è solo un mio parere.
    Bravo!

    1. Ciao Melania. Innanzitutto grazie per aver letto e commentato, gentilissima. In questo episodio sì, alcuni sono un po’ ridondanti ma volevo rendere meglio l’idea, descrivere con maggior enfasi e dettagli il rapporto di Gregorio col padre. Forse mi sono lasciato prendere un po’ troppo la mano, non so ahah. Grazie comunque!!

  7. Viene da pensare che un dialogo simile, tra padre e figlio, sia impossibile ma purtroppo so che non è vero, non, per fortuna, per esperienza diretta ma per quella di un amico di gioventù. Tristissimo che possa accadere ancora. Belle pagine Alfredo!

  8. Veramente bello. Certo che con un padre così è meglio crescere in un orfanotrofio. Il massimo della cattiveria, far sentire in colpa il figlio. Magari, è proprio il padre che ha un ruolo nella morte di Enea.

    1. Ciao Concetta, è cattiveria pura, concordo. Poi chissà, può darsi che abbia avuto un ruolo nella morte di Enea, oppure no. Chi lo sa ahahah. Lo scoprirete solo leggendo ahah. Grazie ancora!!