Giulio duella nelle Terre degli Artigli del Nord

Serie: L'odissea del nitalo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Giulio e Tito continuano la loro fug

Correvano.

Gli scheletrici li inseguivano.

Giulio si girò a guardare. «Non demordono».

«Cosa credevi, che si arrendessero? Quelli non sono umani come noi, sono non-morti» borbottò Tito.

Giulio si rimise al passo con lui. «Lo so molto bene, ma speravo che qua nelle Terre degli Artigli del Nord avessero paura».

«Loro non hanno paura di nulla, se non della Noia della morte. E adesso, poi, che è giorno! Al massimo temeranno gli yeti, ma non ce ne sono in vista e vogliono acciuffarci. Ci lasceranno stare solo quando ci avranno a disposizione. O meglio, non ci lasceranno mai stare».

Giulio imprecò.

Continuarono a correre e se Tito guardava sempre dritto davanti a sé, Giulio ogni tanto si girava a controllare cosa stessero facendo gli inseguitori. Si rese conto che si erano sfilacciati, forse sarebbe stato meglio che al loro posto ci fossero dei cavalmortieri e non dei semplici armati, ma Giulio era l’ultimo che voleva dargli un suggerimento.

Sia Giulio che Tito erano allenati agli sforzi fisici, però non si sapeva mai che avessero ceduto. Gli armati, sfilacciati o meno, ne potevano approfittare.

Giulio intravide fra l’erba della steppa delle ossa. Gli sembravano di lupo e uomo allo stesso tempo: un lupo mannaro che per motivi ignoti era morto in quel punto mentre aveva le sue forme bestiali. «Ora basta! Difendiamoci». Recuperò un femore del mostro e lo agitò.

«Vuoi batterti?».

Per un istante a Giulio venne paura che Tito volesse abbandonarlo a se stesso, ma al contrario l’amico prese l’altro femore e lo agitò pure lui come se fosse una spada.

«E battiamoci» sbottò Tito.

Giulio si sentì più forte.

Gli armati gli erano addosso, Giulio abbatté un colpo di femore sullo scudo di un armato. Il colpo fu abbastanza potente da spezzare il braccio al cimiteriano, il femore non si ruppe.

Tito combatté gli scheletri, Giulio lo affiancò. Si batterono come lupi: era tutto un volteggiare di ossa e spade, Giulio trovò ironico combattere degli scheletrici con delle ossa. Dopo che i femori si consumarono, prima Giulio poi Tito raccolsero spade e scudi e li usarono per frantumare le ossa agli armati, condannandoli così alla Noia della morte.

Dopo aver spezzato osso dopo osso una decina di armati, ne stavano arrivando altri ma per il momento erano ancora abbastanza lontani.

«Scappiamo!» ordinò Giulio.

Tito lo seguì. Dopo un minuto, per alleggerirsi, si sbarazzarono dell’equipaggiamento cimiteriano.

Corsero verso sud.

Si sarebbero salvati?

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Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Interessante l’idea delle ossa di lupo mannaro trovate nelle Terre degli Artigli del Nord, e quella della successiva battaglia. 
    A mio parere un sorriso di divertimento al lettore è assicurato, quando Giulio e Tito combattono con delle ossa contro gli scheletri d’ossa.
    Inoltre ottima pensata, almeno nessuno può muovere accuse di razzismo scheletrico.