Gli extraterrestri

Serie: Lo strano caso della scomparsa di Gigio Zucca e del suo (altrettanto inspiegabile) ritorno

Scemato l’interesse per la scomparsa di Gigio Zucca, molti avevano voluto dimenticarsi anche di Giovanni Vinger, l’unico amico – si diceva maliziosi – che avesse mai avuto. Dal canto suo, egli ne era stato ben contento. Si sentiva abbastanza in colpa, per averlo lasciato solo nel momento del bisogno, che non avrebbe sopportato di essere additato come il responsabile della sua scomparsa… oltretutto da gente che non sapeva una beata fava di come erano andate veramente le cose!

– Qual è il suo nome?

– Giovanni Vinger.

– Luogo e data di nascita.

– Sono nato a Castel S. Giovanni. Il 13 Dicembre 1934.

– Stato civile?

– Solitario.

– Non siamo qui per prenderci in giro, signor Vinger! – Il carabiniere sospirò platealmente. – Celibe, coniugato o vedovo?

– Celibe.

– Quando ha preso la residenza a Portentosa?

– Nel 1953.

Fino a quel momento aveva confermato tutti i dati in possesso dell’anagrafe, ma ora arrivava il bello. 

O il brutto.

Davanti a lui, nell’ufficio della polizia comunale, c’erano il vigile stesso, il dottor Cassani e un ufficiale dei carabinieri venuto dal capoluogo. Se si aspettassero che rispondesse correttamente a tutte le domande, come a un esame scolastico, non ne sapeva dirlo, per il semplice fatto che non ne aveva affrontato nessuno in vita sua. Ma era pronto ad accontentarli.

– Conosce questa persona? – gli mostrarono una fotografia del disperso.

– Sì, era… è Gigio Zucca.

A quella precisazione Arturo Cassani perse per un istante la trebisonda.

– Ricorda quando l’ha visto per l’ultima volta?

– In che anno siamo?

– In che anno siamo? Ma lei dove è stato ultimam… – Cassani strinse il braccio all’ufficiale, per calmarlo. – Siamo nel 1985.

– Tre anni fa, perché eravamo diventati campioni del mondo. Era estate, ma non ricordo con precisione il giorno.

– Gigio Zucca è scomparso il 20 Agosto. Cosa successe quella sera?

– Posso avere dell’acqua?

– Pensa di parlare molto, – intervenne il carabiniere, con un pizzico di ironia.

– Tre anni! – fu la risposta lapidaria.

Portarono l’acqua.

– Prima di continuare voglio sapere se si sente bene, in questo momento? – chiese il dottore.

– Credo di sì. Sì.

– Bene. Comunque se ha bisogno io sono qui apposta.

– Quella sera eravamo al Caffè Eldorado a guardare a giocare la briscola, come al solito e bevemmo un po’ troppo. Come al solito. Finché il barista non ci cacciò fuori, perché disturbavamo. Gigio Zucca era strano, pur avendolo visto bere parecchio, i suoi occhi erano attenti, ci si poteva specch… Cominciò a guardarsi attorno e a dire delle cose incomprensibili. Non aveva tutti i suoi a casa, lo sapevano tutti, ma quella sera, ubriaco o no, stava esagerando. Disse che quelli stavano arrivando e lui non si sarebbe lasciato mettere nel sacco. Gli dissi che non capivo cosa diceva. Mi afferrò per il collo della camicia e disse che ero un vigliacco. Io gli risposi a tono, che non aveva tutti i suoi a casa e che lo sapevano tutti, ma che non pensavo fosse marcio fino a quel punto! Non la prese affatto bene e mi tirò un montante, lasciandomi stordito nell’acqua fredda del fosso. Mi ripresi dopo un po’, quando Gigio se n’era già andato, mi trascinai fuori a fatica e mi… 

– A noi risulta che fu trovato ancora nel fosso.

Trafisse il disturbatore con lo sguardo. – Se lo dite voi… 

I convenuti si guardarono l’un l’altro, poi decisero di andare oltre.

– …incamminai, quando si alzò un forte vento e si sentiva odore di bruciato. Poi ci fu una grande luce, era un elicottero o un aereo, credo. Non sono molto sicuro. Non mi ricordo bene, poteva essere qualsiasi cosa. Non so quanto durò. Credo di aver impiegato un tempo infinito per trascinarmi a casa e mettermi a letto.

L’attenzione dei presenti era un po’ scemata durante il corso del racconto. L’ufficiale del corpo si era ormai tagliato tutte le unghie delle mani. Il dottore stava pensando alla giornata seguente, tanto era convinto che non sarebbe uscito niente di interessante.

– Da quella sera non ha più rivisto Gigio Zucca?

– E chi lo rivide più?

– Nessuno, ma lei lo lasciò prima della sua scomparsa?

– Credo di sì, quel pugno era terribilmente solido!

– Nei mesi successivi, non ne ebbe più notizia?

– Dimenticai tutto per alcune settimane. Ero ubriaco e avevo preso un pugno niente male. Poi cominciai a realizzare che era sparito. Mi passò la voglia di bere.

Per confermare si scolò l’acqua rimasta. 

– Poi loro sono venuti a prendere anche me.

Sei occhi spalancati si volsero verso di lui, seguendo lo scatto di tre teste.

– Gigio aveva ragione. Non avevo mai visto degli occhi così grandi, da potersi specchiare. Ed io l’ho lasciato solo. – Giovanni piagnucolò, come un bambino smarrito. – Mi aveva chiesto aiuto e io non gli ho creduto, – disse ancora, biascicando le parole.

– Aspetti, riavvolga il nastro! – intervenne l’ufficiale dei carabinieri.

– Ci fu una luce fortissima, come quella sera, che mi investì in pieno, mentre tornavo a casa in bicicletta. Ero sobrio, ma non potei fare a meno di coprirmi gli occhi con un braccio e persi il controllo del mezzo. Caddi nel canale vuoto. Sentivo un forte odore di bruciato, come quella sera e il vento non mi lasciava respirare, la polvere mi entrava negli occhi e in bocca. Poi la luce mi prese dall’alto, si spostava lentamente. Era bianca e blu, intermittente e poi il vento cessò e… – l’ultima parola gli si spense in gola. Sembrò venire meno.

Il Carabiniere lo sostenne e il dottor Cassani gli preparò una pastiglia e un bicchiere d’acqua. Gli apparve in stato confusionale.

– Cerchi di non farsi prendere dal panico. Qualunque cosa abbia visto, non può essere così tremenda da impazzire, – gli disse Cassani, senza troppa convinzione.

In effetti tutta quella storia sembrava un caso fuori dalla norma.

Il vigile era il più impressionato dall’accaduto. Arturo Cassani gli strinse forte un braccio e lo invitò a seguirlo un istante nell’altra stanza.

– Gli faccia prendere la pastiglia, – ordinò all’ufficiale. – Torniamo subito.

Il vigile lo seguì docile come un agnellino.

– Cosa le avevo detto? Ha aperto il vaso di Pandora. Chissà cos’altro salterà fuori da quella mente malata. –  Non si azzardò a replicare. – Lo ha visto anche lei. Non ci sta con la testa!

Arturo si morse la lingua. Vedeva la vita di Gina, Gigino e la sua a un passo dal rotolare a valle come una valanga.

– Se ci saranno ripercussioni per la mia famiglia, la riterrò direttamente responsabile!

– Dottore? – chiamò l’ufficiale.

Ritornarono.

Giovanni si era ripreso bene, anzi, sembrava pure incazzato, come se le colpe di ciò che aveva passato fossero di quelli che gli stavano attorno.

– Si sente meglio?

– Mi guardi negli occhi! Le sembro uno che spara cazzate?

Cassani lo scrutò a fondo. Scorse nei suoi occhi una sorta di consapevolezza.

– Mai visto occhi tanto grandi. Ci si poteva specchiare dentro! Quelli erano extraterrestri! Com’è vero che io mi chiamo Giovanni Vinger!

*

Non ha tutti i suoi a casa, ma non lo sospettava nessuno! Manco a dirlo, nei giorni seguenti, quella fu la battuta che si udì sommessamente sulle bocche della gente. Il dottor Cassani consigliò il ricovero di Giovanni in una struttura adatta.

Il racconto di Giovanni si era diffuso più in fretta del passaggio di una stella cadente. Una sparizione misteriosa era già tanta roba, per un paesino così piccolo. Due assomigliavano a un’apocalisse. Qualcuno pensò di fare affari d’oro con la pubblicità che la televisione avrebbe fatto a Portentosa, tuttavia non si vide che il macilento cronista di un almanacco stampato in bianco e nero.

Arturo riprese la sua routine quotidiana, fatta di malanni passeggeri e casi irrecuperabili, appunto. La vita con Gina e Gigino era di basso profilo, cercando di non attirare troppe attenzioni su di loro.

La bottega di Marziale restò chiusa in segno di lutto. Richi “Riccio” se ne stava seduto sulla soglia di marmo, appoggiato alla serranda abbassata.

A ogni passante faceva lo stesso gesto, picchiettandosi un dito sulla tempia.

*

Dall’ospizio nel quale era stato ricoverato, Giovanni continuava a ripetere la sua versione dei fatti. Medici, infermieri e pazienti, spazientiti, lo avevano presto emarginato. Rischiavano di uscirne pazzi pure loro.

Gina Zucca ebbe il coraggio di andarlo a trovare solo una volta, giusto per constatare cosa fosse rimasto dell’uomo che era stato amico di suo marito.

Gli screzi con Arturo furono sanati e riprese quella parvenza di serenità che era stata la sua vita da quando c’erano lui e il piccolo. Nonostante ciò si teneva in bilico tra diverse e contrastanti sensazioni: la convinzione di aver trovato la felicità e la certezza che i nodi si sarebbero ripresentati, in maniera inaspettata, al pettine.

Serie: Lo strano caso della scomparsa di Gigio Zucca e del suo (altrettanto inspiegabile) ritorno
  • Episodio 1: Gigio Zucca
  • Episodio 2: Gina Zucca
  • Episodio 3: Arturo Cassani
  • Episodio 4: Giovanni Vinger
  • Episodio 5: Gli extraterrestri
  • Episodio 6: Betta “Crazy” Vinger
  • Episodio 7: Giorgio Vinger, primario
  • Episodio 8: Gigio e Betta
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    Discussioni

    1. Ciao Emanuele, finalmente è stata rivelato al mondo cosa accadde quella notte! Sono curiosa comunque di conoscere il seguito, ho come la sensazione che un colpo di scena mi attenda dietro l’angolo.

      1. Grazie davvero, Nicoletta. L’ho scritto e riscritto tante di quelle volte, che spero di aver fatto un bel lavoro.