Guardie di confine

Serie: Zug


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un'altra missione dello Zug

Data e ora: 5 maggio 2023, 11.00 (ora locale)

Quadrante: confine tra Afghanistan e Uzbekistan

Numero uomini: 15

Armi: Heckler & Koch G3

Obiettivo: individuare le prove di un uso di armi segrete russe

***

«Siamo tornati a casa».

Alle parole di Egon, lo Zug esultò.

Lì, tra montagne e deserto, la frontiera tra Afghanistan e Uzbekistan si confondeva.

A dire il vero sono stato di stanza più a est, ma anche qui a Mazar-i-Sharif sono di casa, pensò Egon Meyer. L’Asia era il suo amore, ma era come se fosse appassionato di serpenti: non poteva amoreggiare con una vipera.

Egon diede l’incarico di sorvegliare il perimetro delle ricerche al caporale Weber, il quale reagì dicendo:

«Jawohl, herr Kommandant».

Le jeep erano poco lontane, lo Zug aveva abbandonato la colonna e adesso stava perlustrando il terreno. Controllare l’intero deserto era impossibile, loro si erano basati sulle informazioni satellitari: molte migliaia di chilometri più in alto, i satelliti del BND avevano esaminato ogni metro quadro di territorio – nuvole permettendo – finché non si era arrivati a una conclusione.

Egon ordinò: «Sapete cosa fare. Iniziamo!».

I membri dello Zug obbedirono.

Come se il suolo fosse minato, controllarono ogni palmo di terreno. Anche Egon fornì il suo contributo.

***

Dopo un’ora nella quale Egon pensò che meritava un po’ di riposo nella sua casa di Neukölln, Berlino, fu lui ad accorgersi di qualcosa di strano. «Bene».

Dieter Jung si girò a guardare. «Ha avuto successo?».

«Sì, esatto». Sollevò con la mano un sasso che un tempo era stato sabbia, ma una temperatura elevata aveva trasformato in pietra.

Gli operatori rimasero al loro posto, continuarono a perlustrare il terreno.

Egon repertò il sasso neanche fosse un uomo della scientifica. Una volta tornato a Bonn, nel quartiere Hardthöhe, gli esperti del ministero federale della Difesa l’avrebbero analizzato.

Egon si chiese quali diavolerie stessero usando i russi. E dire che decenni prima si era tanto temuto delle Wunderwaffen di Hitler.

Tornò a impegnarsi finché la radio crepitò:

«Signor tenente, sta arrivando qualcuno».

«Chi, Axel?».

«Teste di straccio».

***

I raghead giunsero lì come se fossero a un concerto metal. Più che il pogo, pensavano a sparare all’impazzata. Di fronte alla loro confusione – forse erano abituati a sparare in aria nelle ricorrenze di festa più che a combattere – lo Zug si radunò come se fosse una falange. Gli Hecker & Koch G3, grazie al calibro testato persino nel Salvador, investirono i Talebani che per ogni ferita causata ai tedeschi avevano dieci morti.

Axel si era ritirato fino alle jeep, con lui il resto dello Zug. Il caporale si rivolse a Egon: «Li conosco, io. Possiamo sconfiggerli».

«No, caporale» ribatté Egon. «Un conto era quando eravamo qui con l’ISAF, un altro adesso che sono loro a guidare l’Afghanistan. Questa è una missione clandestina, non rimane che ritirarci».

La pressione degli studenti coranici continuò, montò, esagerò.

Lo Zug salì sulle jeep e, prima che il nemico mostrasse gli artigli come gli RPG, si ritirò verso l’Uzbekistan. Meglio così.

Serie: Zug


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