Gucci Gucci e la “Bebe Che È Lì”

Nel reame di Lettone era scesa la luce rossa di fiamma della sera: veniva da una Luna che i Sapientoni chiamavano Abat-Jour, la dolce stella delle Nannee, le fate del sonno.

Il cavaliere del reame, col favore delle ombre, assediò il Castello di Cushini e ne espugnò la fortezza: era alla ricerca di un manufatto leggendario, dai poteri miracolosi, la “Bebe Che È Lì”.

La regina di Lettone era stata avvelenata dalla malvagia Paianora, la strega della puzza e delle cose soffocanti, evocatrice dei cattivi pensieri e patrona di tutti i cattivi consiglieri, che col suo alito le aveva tolto il sonno per sempre.

“C’è un mago” gli disse il Re, “che vive nelle terre di Lasotto, il quale può aiutarci nell’impresa! Armati, coraggioso Cavaliere del Reame, e parti!”

Attraversò la Distesa dei Casacci, le alte Montagne di Bobbili se le lasciò alle spalle. Tutti sanno che, per arrivare nelle terre di Lasotto, si ha da attraversare per un verso o per l’altro il Passo di MuriStretti. Gli uccelli a fatica ci volavano in mezzo, le lucertole non ci trovavano il sole se non a mezzogiorno, ed era tana di Ragni, Zarazze e creature da incubo cucite di ombre e carbone: i Patammi.

Un ragno cercò di passargli davanti e fargli un’imboscata: il cavaliere del reame aveva già da tempo la Spada di Lagno, una lama incantata con le Rune dello Schiamazzo e della Baraonda, che al primo fendente confuse così tanto il predatore da lasciarlo stordito fra le rocce.

Gli toccò di affrontare una Zarazza succhiasangue, piccola e ronzante, che gli sfilò la spada dalla mano. Tra uno schiaffone e l’altro gli scappò un Colpo del Leone: spezzò le ali alla Zarazza, la quale fuggì per la paura.

Alla soglia del Regno di Lasotto divenne tutto improvvisamente buio. A spada tratta, il Cavaliere del Reame avanzò e fu subito tutto un bisbigliare, uno strisciare. Era di certo un Patamma: doveva combattere.

All’improvviso si alzò una luce che illuminò ogni cosa, ed era bianca e forte, così forte che il Patamma dovette fuggire in cerca delle tenebre.

Veniva, quel brillare, da una Torre lunghissima fatta di Pallesti, Locchi, Negni e ogni altra pietra preziosa e gemma. Viveva, lassù, il mago Gucci Gucci, un teriantropo dell’antica razza di Puleche, sapiente nelle cose che interessano ai maghi e nelle cose che riguardano i guerrieri, il quale aveva visto tutto nella sua Palla di Chioco Nera.

“È il mio aiuto che cercate, per salvare la Regina! Ma io questo lo sapevo già: son mago! Dentro questa biglia mia incantata ho visto quello ch’è successo, e so quel che ci serve! Senti bene: c’è una cosa nascosta, guardacaso qui vicino dal potere della Traccia. È una statua vecchissima, tutta d’Oro e Staplica, che l’antica tribù dei pigmei Nikiogi aveva creato per non perdersi le cose importanti. Curioso come siano scomparsi misteriosamente dimenticandola sull’altare del tempio; corri a prenderla e partiamo: ci indicherà la strada per la Bebe che è lì”.

Scese lungo i Pendii delle cose liscie, e vide il Valoton per la prima volta: il gigantesco legno sacro alto fino al cielo, tutto tondeggiante, all’ombra del quale stava il tempio dei Nikiogi: trovò sull’altare la statua e con essa s’involò da Gucci Gucci.

Partirono alla volta del Regno di Nacuci, e non trovarono la Bebe; non era neanche nelle pericolose Terre di Cemallo, dove l’Oscuro Signore Madùm governava i fili delle cose che non si vedono e scrutava tutto coi suoi occhi.

Provarono quindi nella tana del Drago Zush, che non si accorse di loro per il sonno, e non la trovarono. Nella Terra del Sole non c’era, e neanche nel mondo rovesciato e immacolato di Ganibet: tornarono quindi nelle Terre di Lettone per annunciare la sconfitta quand’ecco, alla soglia del regno, la statua iniziò a fare versacci, urla e gesti, a dire che l’artefatto era vicino!

E di tutti i posti dov’erano stati, fra tutti i guai in cui si erano cacciati, il magico artefatto stava proprio lì: impigliato ad una roccia, in una grotta sotto il Reame di Lettone.

Tornarono vittoriosi e il potere della Bebe che è lì guarì la Regina: il Cavaliere del Reame fu premiato per il suo valore e chiunque ritrovò il sonno nel regno di Lettone.

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Discussioni

  1. ” creature da incubo cucite di ombre e carbone”
    ne ho presa una a caso come esempio, ma ogni tua frase è una danza di parole a ritmo di poesia. Questo racconto sembra un incrocio tra Gianni Rodari e Alessandro Bergonzoni 🙂