Guida Ebbasta

QUANDO GUIDI, GUIDA E BASTA.

È l’invito che appare a caratteri cubitali su di un gigantesco tabellone luminoso rivolto dal gestore dell’autostrada a tutti gli automobilisti in transito impegnati in attività incompatibili con uno stile di guida prudente, come ad esempio rispondere ai messaggi goliardici di un gruppo WhatsApp creato da un ex compagno delle medie ritrovato da poco, o a smanettare sull’iPhone 16Pro Max, quello top di gamma, in cerca di qualche sconcertante video su Tik Tok, come quello che mostra un idiota bruciarsi le palle versandosi nelle mutande dell’olio esausto rimasto nella padella delle patatine fritte, video, diventato subito virale, postato dallo stesso idiota dall’altra parte del mondo, geolocalizzato a Bismarck che non è la capitale della bistecca con l’uovo a l’occhio ma la capitale del Nord Dakota (USA), che ha ottenuto, con sua immensa gioia, un milione di like da altrettanti idioti che lo hanno condiviso, e che a loro volta lo hanno girato ai loro amici; qualcuno lo avrà cestinato immediatamente, non tutti gli amici sono degli idioti: per fortuna.    

Quando vedo a distanza di qualche chilometro lo stesso messaggio penso sia rivolto a me che mi chiamo Guido, pur non chiamandomi mai per nome, sono sempre gli altri a chiamarmi: «Ciao Guido». E io, quasi sempre, rispondo per educazione: «Ciao amico mio».   

Quando guido, guido, Ebbasta lo mando a quel paese, non so dov’è, non ho la sfera di cristallo. Quando sento la voce volutamente distorta di Sfera Ebbasta che canta Male (Male è il titolo di un suo brano, lui è bravissimo a cantare Male, s’impegna pure) mi fa stare male, e cambio d’istinto e il più velocemente possibile stazione radio. 

“Nontereggae più” Sfera: e basta lo dico io e il mio amico Rino che ti osserva divertito dall’alto di un cielo blu, sempre più blu; sarai pure primo in classifica ma che significa? Pieghi le dita della mano mimando una pitrentotto e fai le corna con quella stessa mano per dire I LOVE YOU. Io non ti amo. E neanche ti odio: Sfera, ti evito. 

Sei stato bravo a intercettare i gusti delle nuove generazioni sempre affascinate dalle tendenze musicali d’oltre oceano. Sapevi d’incontrare il favore del pubblico, solo quello giovanile, e hai vinto la scommessa ottenendo milioni di visualizzazioni che ti hanno riempito le tasche. Io ne ho piene le tasche, anche se le mie sono vuote, dei tuoi testi fuori di testa snocciolati come in uno scioglilingua per bambini senza prendere mai respiro, in un rap che non mi rap-presenta, ma che rap-presenta, purtroppo, il meglio del peggio di questi tempi. Per fortuna alla radio non ti vedo ma ti immagino come ti mostri in un tuo video, vestito con una pelliccia colore rosa fucsia, spero sintetica, che fa a pendant con i tuoi capelli tinti di un rosa shocking, sembri un fumetto rosa che nulla ha a che fare con Rosa Fumetto, con più anelli che dita della mano da farti sembrare il vero Signore degli Anelli, con la pelle tutta tatuata da destare grande meraviglia, tatuata forse anche dove non batte il sole; se lo hai già fatto non mi meraviglia affatto, per te nulla è off-limits, come il tuo outfit sempre oltre le righe. Non è proprio un bel vedere, Sfera. A te preferisco Vittoria Belvedere che di anni ne ha cinquanta e più, solo cinquantuno, anche se non canta. Adesso non ti sento più, ho cambiato stazione. E basta parlare di Sfera Ebbasta.

Sto cercando un’altra stazione per le mie due orecchie sensibili che mai e poi mai forerei con un piercing, ci potrei mettere un fiore, le fiorerei, così tanto per dire.  

Dribblo tra un rapper e un’altro, tra un rapper e un’altro ancora, tra un rapper e un trapper, anche se è sempre la stessa solfa, una noia infinita ad un ritmo ossessivo dettato dal metronomo di un sequencer impostato tra gli 80 e 100 BPM. 

Cambio cento stazioni e più finché arrivo a fine corsa, sui 108 FM. Ascolto Onda Verde, la stazione di servizio. Al termine delle notizie programmo di fermarmi tra un po’, alla prossima stazione di servizio che quasi sempre ha i servizi guasti. Chiamatela con il vero nome cazzo! Stazione con disservizio.

Spengo la radio. 

Sto in silenzio. 

Ascolto.

Anche questa è musica: il rombo del motore rodato da migliaia di chilometri, i cigolii degli ammortizzatori spompi, il rumore dell’aria trafitta da una lancia, dalla mia vecchia Lancia, un modello fuori produzione da diversi anni. 

Accendo la radio – non sono un piromane, lo giuro – . Basta rapper dai nomi insoliti, improbabili, alcuni impronunciabili come Coez, Rkomi, Ghali, Salmo, Guè, Emis Killa, Gemitaiz, Fedez, Nitro, Lazza, Kaos, Ghemon, Izi, J-Ax, Ernia, Marracash, Inoki, Shiva, Fabri Fibra, Ensi, Nayt, Noyz, Tony Effe, Narcos. Finalmente ho trovato un rapper dal nome piacevole, dal profumo agrumato che ricorda tanto una fragranza mediterranea. Con lui la mia lingua sarà più clemente: parlo di Clemente Maccaro in arte Clementino. Lo sento come uno di famiglia: Clementino devo fare mea culpa, non conosco il tuo disco d’oro: “Mea culpa”. Ora mi aspetto di essere giudicato da te che sei stato giudice a The Voice Senior. Confido nella tua magnanimità, sono certo che sarai clemente. Tu  lo sei di nome e di fatto, tutto filerà liscio come l’olio, come l’olio Clemente. 

Lungo la striscia d’asfalto a più corsie chiamata impropriamente autostrada, nononostante la fila interminabile di autoarticolati, tutti vicini vicini da sembrare il trenino della festa di capodanno – ma tutti questi bisonti provenienti dalla fiera dell’est chi li ha fatti entrare? – macino chilometri su chilometri viaggiando sulla corsia più a destra, la meno trafficata, quella dei pensionati rincoglioniti, dei principianti inesperti, del gentil sesso solitamente ligio al rispetto del codice stradale, considerato da tutti gli altri automobilisti desueto, rigido, perché impone solo obblighi, divieti e non ti lascia fare che cazzo ti pare, quella corsia che per l’italiano medio al volante è considerata la corsia della vergogna. Mantenere rigorosamente la destra non è un invito, è un obbligo che non viene rispettato neanche dagli elettori e simpatizzanti di destra, figuriamoci da quelli dell’opposizione.  

Gli ex democristiani guidano, ovviamente, sulla corsia di centro segnalando con la freccia eventuali spostamenti verso il centro destra o il centro sinistra.

Premo freneticame il pollice sinistro per cambiare stazione, ho i comandi al volante, finché sento una voce femminile che non mi annoia mai, sensuale, calda,  inconfondibile, profonda e bella: è quella di Elodie che ricoprirei di lodi togliendo le due lettere “e” del nome, quella iniziale e quella finale. Lei incanta. M’incanta ogni volta che l’ascolto È sempre un’emozione diversa. Quando la vedo stravedo per lei, è così da quando la vidi scendere le scale del teatro Ariston con quelle gambe lunghe e affusolate mostrate senza pudore da uno spacco vertiginoso; lei pareva una dea scendere l’Olimpo, io le venivo incontro, gradus ad Parnassum.

Canta Andromeda, la canzone che preferisco e che ora è già finita. L’ascolterei infinite volte fino allo sfinimento. 

Guido, guarda la strada. Dico a me stesso. Non devi distrarti, Elodie non è per te: Guido, guida e basta. 

La strada corre. Anche la mia fantasia corre, corre veloce: non incontra ostacoli.

Quando guido la notte mi stanco anche se Guido La Notte è il mio nome completo. È un banale gioco di parole che mi piace lo stesso, tanto da prendermi spesso in giro. L’autoironia non a caso è sinonimo d’intelligenza, così anticipo qualunque giudizio altrui mostrando una tale autorevolezza da zittire qualsiasi critica sul nascere. 

Ora è ancora giorno, così ne aprofitto per non guidare la notte. Ricordo la volta che un tutore dell’ordine della Benemerita mi fermò per un controllo di routine e leggendo il mio nome dalla patente, con un sorrisino sarcastico, disse: «Complimenti Sig. Guido La Notte». 

«Perché?» chiesi incuriosito. 

«Perché guida di giorno.»  

Lo guardai fulminandolo con gli occhi; farmi prendere per i fondelli proprio da un Carabiniere con una battuta scontata al 50% è davvero umiliante. 

«Mi perdoni Sig. Guido La Notte, oggi non è giornata, anche se è giorno fin dalle prime luci dell’alba. Ecco, le restituisco la sua patente di guida; guidi con prudenza Sig. Guido e arrivederla.» 

«Mi affiderò a San Guido» risposi.

Com’ero caduto in basso. Ci mancava solo Gloria Guida (attrice) alla guida, con a fianco Guido Guidi (fotografo) passare davanti a San Guido (oratorio) con a bordo una cassa di bottiglie di Guidalberto (un vino rosso pregiato), acquistate nella Tenuta San Guido. Io l’ironia, come la forfora malevola, la prevengo. Quanto ad autoironia sono imbattibile. Non per dire, ma Guido La Notte le battute le pensa di giorno e le scrive la notte sul tablet. 

La mia corsa sta per finire, prendo la corsia di decelerazione segnalando lo spostamento a destra con la freccia: io la uso sempre, la mia Lancia ne è dotata; per molti invece la freccia è un inutile optional. 

Posteggio a pettine.

Mi dirigo verso la toilette dell’autogrill per uno sversamento urgente: ne avevo proprio bisogno. Dopo un buon caffè nero al bar, è un eufemismo perché assaporare un buon caffè in un autogrill è un’impresa, riparto. 

Accendo il motore;

accendo la radio;

accendo una sigaretta;

accendo la fantasia.

   https://www.facebook.com/watch/?v=2232262313735930

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Discussioni

  1. “Quando la vedo stravedo per lei”
    Non ricordo dove e non ricordo quando, ma sono certa che questa tua passione è già venuta fuori, almeno in un paio di racconti. Ahi, ahi Guido. Pensa a guidare 😂

    1. Hai ragione, non ti sfugge niente. Da una ricerca con filtro Elodie, lei compare in due librick di gennaio e febbraio 2023:
      Da “Più veloce della luce”
      «Comandante» è sempre il secondo pilota «Secondo me sarà un viaggio indimenticabile, i nostri occhi vedranno da vicino la costellazione di Andromeda, sarà più eccitante che vedere Elodie cantare Andromeda con una minigonna da Vertigine!»
      Da “Il festival dei fiori”
      «Il motivo di Elodie non me lo ricordo perché l’ho ascoltata con gli occhi. Le lodi per Elodie non si sprecano, ne bastano solo Due: bella e brava.»

    1. Grazie Melania, sono contento ti sua piaciuto Guido. I giochi di parole sono il mio marchio di fabbrica. Tutti i miei librick ne contengono a iosa. Ne trovo sempre degli altri e a volte me ne meraviglio io stesso. Se ti piacciono, e ti piace anche un po’ d’ironia e di umorismo, hai da leggerne per ore.

  2. Intricato, ironico e pungente come sempre. Nelle tue verità c’è il motivo per cui non accendo mai la radio in macchina, ma mi limito alle mie playlist. Definire rappers molti di quelli che hai nominato è una bestemmia, il problema è che loro stessi e il loro pubblico hanno la pretesa di farci credere che quella schifezza senza alcuna metrica sia rap, dunque sono loro i primi a bestemmiare. In quella lista che hai fatto c’è un nome che stona: Marco Fiorito, in arte Kaos ( o Kaos One, è lo stesso). Lui è il rap cosi’ come dovrebbe essere, è un maestro che purtroppo ha già più di cinquant’anni e dunque poco da dire alle nuove generazioni. Consiglio vivamente l’ascolto quantomeno dell’album “Post scripta” o, se la musica disturba, quantomeno la lettura dei suoi testi.

    1. Ascolterò il tuo consiglio e Post Scripta. Io salverei Caparezza, infatti non l’ho inserito nell’elenco e tutto sommato anche Madame. Nel caos della musica rap Kaos mi è sfuggito, io nel caos non mi ci ritrovo, sfuggo, cambio stazione. Grazie Francesco per aver avuto il coraggio di leggere la mia ultima sciocchezza.

  3. Condivido alcuni gusti di Guido La notte su certi rapper che non mi rap-presentano e anche la simpatia per Clementino. Mi ha incuriosito il suo disco d’oro. Prima o poi lo ascolterò.
    E mi piace, ancora una volta, il modo leggero ma efficace, di fare anche un po’ di satira politica, con nonchalance,

    1. Guido La Notte non è giovane, è sul viale del tramonto e certi gusti non riesce proprio a digerirli. D’altronde quello che ascoltava cinquanta anni fa a quei tempi faceva scalpore, genitori e nonni inorridivano. Qualche frecciatina di qua e di là dà sapore al racconto e poi mettere il ditonellapiaga (è una giovane e bella cantante) nei mali di questa società mi diverte. Grazie del puntuale e lusinghiero commento.

  4. Il tuo scrivere è come una lama sottile: quando pensi non faccia danni già sanguini. Ho una figlia che ama quel tipo di musica… è riuscita anche a farmi apprezzare qualcosa di Madame.

    1. Al femminile la musica rap è meno violenta, meno estrema, meno sessista, meno noiosa. Di conseguenza più ascoltabile. Madame a Sanremo è piaciuta anche a me. Ora mi conosci, sai che non ho peli sulla lingua, e una lama al posto della penna, quella del tablet.

  5. Non amo la musica trap ma la rispetto, alla fine piace e non è bello quel che è bello, ma quel che piace. E’ un genere così, che so che non è amato da molti (spallucce). Il tuo librick è simpatico come sempre