I baci di Natale
Le mura della città scintillano di stelle naturali e di bagliori di luminarie infuocate di desideri.
Noi con i cappelli natalizi e i calici nelle mani fredde oscilliamo sotto il cielo e il tavolino, quei cappelli gli abbiamo portati io e lui, giovani e innamorati, scappati via dai pranzi di famiglia e dagli abbracci, pronti appena dopo le undici a viverci la nostra personale Vigilia di Natale con i suoi amici.
“Il caffè delle mura” così chic e così storico si incornicia in una Lucca maestosa e in festa.
“Bacio! Bacio! Bacio!”
I ragazzi di fronte a noi ci guardano divertiti e noi sedute vicine ci mettiamo a ridere, adesso al posto dei cappelli abbiamo dei cerchietti che ci fanno sembrare delle piccole renne umane.
“Ma lo facciamo davvero?”
Io e lei ce lo diciamo più con gli occhi che con la voce, strizziamo le ciglia impregnate di mascara e ancora ridiamo e brindiamo.
Poi Yoshiko, la sua faccia tonda e piccola, un po’ thailandese e un po’ giapponese, avvicina il suo naso minuto al mio più pronunciato.
“Famolo!”
Ma è un romano che sa di toscano perché tutti di noi, di nascita o di adozione, sotto quel cielo nitido di nero e oro bianco, ormai lo siamo.
Dal pianoforte poco lontano da noi, appena dentro il grande salone dalle volte altissime e luminose, qualcuno sta suonando “White Christmas” in un modo lento e armonico, come se da un momento all’altro dovesse prendere a cantare Sinatra, appoggiato all’albero di Natale luccicante con la sua aria ammiccante.
Bernardo mi guarda a lungo come a capire se lo farò davvero ora che Yoshiko sta ad appena due centimetri dal mio volto, ed io, leggera e sottile, lo guardo quel tanto che basta a fermagli nella testa quella immagine di me così, provocatrice, libera, diversa dal solito e di scatto bacio quelle due bocche femminili davanti alle mie.
È un bacio soffice, delicato, di sole labbra appoggiate che premono appena le une sull’altre, poi lanciamo le mani in aria entrambe, a farle vibrare allegre come campanelle piene di anelli e braccialetti tintinnanti mentre le bocche si aprono appena a sorriso, perché ci scappa da ridere, e i nostri fidanzati fanno la òla a guardarci, qualcuno urla più forte e forse qualcuno ci osserva, le mani oscillano ancora nell’aria e quando non riusciamo più a smettere di ridere ci stacchiamo, i denti bianchi e felici a vista, le labbra scoperte di lucidalabbra ormai consumati e umide solo del nostro bacio, di questo gesto lento tra noi due.
“Sicchè l’avete fatto!”
I ragazzi ci guardano solari e soddisfatti, ma subito le loro mani ci richiamano a sé, esperte guide del tragitto verso casa del loro amore.
E sono di nuovo baci.
Ma baci caldi, passionali, non umidi ma completamente bagnati di labbra spalancate ad accogliere l’altro.
Le bocche arcate, voraci di possedere e aversi, anche in mezzo a tutti, come a beffeggiare il vischio di Natale assente sopra di noi, e ribadire che noi ci baciamo lo stesso.
E staccarsi è come rinunciare a un pezzo di corpo che ti tieni in vita più dell’ossigeno.
Siamo rossi del sangue che ha pompato il cuore per la passione, per l’aria un po’ fresca addosso, per il vino in giro nel nostro corpo, a passeggio come noi per le vie dell’amore e per un Natale giovane, appena cominciato, che nessuno di noi aveva potuto immaginare così spensierato, noi quattro così, amici e innamorati, a darsi i baci di Natale con un senso supremo e immenso di immortalità, senza bisogno di nessun tipo pubblicità a garantirci la felicità.
“Chiediamo a Beppe un altro giro?”
Denis rimasto in silenzio e con in braccio ancora la piccola Yoshiko rannicchiata sulle sue ginocchia e ad un gesto dal suo collo, indica in modo interrogativo i nostri bicchieri vuoti.
Io sono sulla spalla destra di Bernardo, sento il suo respiro caldo attraversarmi la guancia e scendere sul collo e arrivare fino al seno, oltrepassando la scollatura del mio top nero con le paillette oro, lo sento che arriva anche fino alla pancia, e quando arriva davvero alla pancia la voglia di fare l’amore diventa una brace viva che ha bisogno di aria per infiammarsi e liberarsi in vampate altissime e sciolte.
Forse lui lo sente a pieno questo calore di cui ne diventa la fonte perché mi bacia la fronte e mi tocca la pancia pianissimo, come se solo io e lui lo potessimo vedere.
“Penso che io e Nadia adesso c’è ne torniamo a casa, non so ve ne siete accorti ma è ufficialmente Natale.”
Guardiamo tutti all’insù, istintivamente, come in attesa di un fiocco di neve che tanto da noi non cadrà.
Vedo Denis un po’ deluso sul volto, ma poi ci alziamo, allegri e caldi come prima e ci abbracciamo tutti insieme.
“Buon Natale gente!”
È un coro ilare quello che si innalza tra noi mentre Beppe spezza il nostro abbraccio e fa scoppiare un bottiglia di champagne fra i tavolini, è uno scoppio fragoroso di mani che battono mentre quelle di Bernardo non mollano mai le mie.
Lucca è bella perché storica com’è ti impone di camminare ovunque vuoi andare, ed è così che io e Bernardo camminiamo nei tragitti verso casa, abbracciati stretti e uniti, con le mani che si cercano e i muri pronti ad accogliere i nostri baci e i nostri segreti, mentre ci confidiamo le emozioni di ciò che viviamo.
“È stata una bella serata.”
“Sì, è vero.”
“Non ho mai passato un Natale così bello.”
Si ferma improvviso e nonostante la sua altezza lontana dalla mia, è come se adesso avessi i suoi occhi chiari dentro di me, la sincerità con cui mi ha detto quella frase è disarmante.
“Anche per me è così.”
Lo bacio forte, con la forza dolce del mio affetto e l’aria di dicembre che mi entra nelle narici come un profumo di pan di spezie inebriante e avvolgente, la mano destra mi luccica dell’anello che mi ha regalato per il compleanno.
“Mi sembra che ti piaccia.”
Annuisco, a volte la felicità fa paura perché sai che prima o poi andrà via.
Ma è Natale, e il nostro amore è qualcosa che voglio continuare a scartare come un piccolo dono quotidiano.
Mi guarda soddisfatto.
“Bene, preparati per quello di fidanzamento.”
“Perché?”
“Perché quest’estate ti sposo.”
Io rido e non lo prendo sul serio, ma lui mi bacia ancora e in un attimo i baci di Natale diventano come piccole caramelle dolci di promesse.
A casa abbiamo acceso il camino e questa volta sono io che da YuoTube faccio svolazzare la voce di Sinatra nelle stanze, dalla casa più sotto vedo la luce della camera di mia madre accesa e le mando un messaggio di auguri, non vedo l’ora di raggiungerla domani mattina per raccontarle tutto, lei si affaccia alla finestra e al posto che mandarmi un messaggio mi saluta con la mano, Bernardo è seduto sugli scalini di fuori e fuma una sigaretta, lo fa per me, perché sa che il fumo mi da fastidio ma io lo raggiungo lo stesso e lo bacio, e i suoi baci hanno il nostro sapore anche se lui sta fumando.
Ci siamo cambiati, io ho i capelli raccolti con la frangia e tutti scalati che non stanno a posto nemmeno con mille forcine e una maglietta rossa che mi arriva alle ginocchia, non ho freddo anche se il sasso ha una prima superficie quasi gelida, lui ha dei vecchi pantaloni grigi e logori e una maglietta nera con una moto stilizzata, io sono struccata ormai, il nostro casale ha un che di magico con le stelle che più diventa notte e più sono nitide.
Non c’è nulla di più semplice che io e lui su quei vecchi scalini di sasso a guardar l’inoltrare della notte di Natale fino a quando un gatto nero non ci arriva accanto.
Si struscia addosso alla gamba di Bernardo e comincia a fare le fusa, poi pian piano che lo accarezza gli bacia la mano e il polso.
“Amore, guarda che bello. Forse ha fame. Se gli dessimo del latte?”
Io mi stacco da loro e vado a prendere una ciotola dove versarlo.
Quel gatto nero e lucidissimo senza nemmeno dirci grazie si getta nella ciotola, affamatissimo.
Noi lo guardiamo, colmi di un affetto che racchiude davvero tante emozioni.
Io rimango sulla porta ad ammirare entrambi, a piedi nudi ed emozionata sapendo che se qualcuno mi chiedesse cos’è l’amore, io adesso risponderei questo.
Intanto il gatto gli torna accanto e lo bacia ancora mentre lui si gira verso di me.
“Ehi, dov’è la mia gatta preferita?”
“Ma piantala.”
Ed io rido, spiritosa.
Lo prendo a colpetti sulle spalle ma lui mi fa sedere e mi bacia, ancora.
Alla fine di questo bacio la sua frase mi rimane nitida in testa.
“Voglio un figlio.”
Ed io rido, dolcissima.
Perché forse i baci di Natale sono proprio questo, i desideri esauditi da portarci accanto per tutto l’anno.
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“Perché forse i baci di Natale sono proprio questo, i desideri esauditi da portarci accanto per tutto l’anno. “
Questo passaggio mi è piaciuto. Un racconto dolce e allegro, molto natalizio
Molto emozionante
@kenji-albani grazie mille per avermi letta ❤️