I binari della luce

Buio. Solo buio.

Eppure Sivart riusciva a vedere attraverso la sua retina, ormai geneticamente modificata nel tempo.

Nessuno ricordava più come fosse stato il mondo prima di allora, i profumi, i colori, i suoni di un posto felice.

Ciononostante Sivart aveva trovato la sua serenità: la sua vita era semplice ma comunque ricca di amore.

Conviveva ormai da anni con la sua amica Mairim, che forse tanto amica non era, visto che già dalle scuole medie aveva un debole per lei. Ma le lasciava i suoi spazi.

Sivart lavorava in una centrale elettrica, che distribuiva illuminazione alla sua città, centellinando ogni kW, come fosse luce d’oro. I lampioni erano fiochi, quel tanto per vedere il degrado che si poteva trovare lungo le strade: marciapiedi appena sollevati dalla strada, buche nelle vie, crepe sui muri, con quel velo di grigiore tipico delle città dove non ci si aspetta più niente.

Dopo l’orario di chiusura delle poche fabbriche della zona e dei negozietti di quartiere, non rimaneva molto da fare. Eppure Sivart riusciva a trovare il bello in ogni cosa: un modo per andare avanti, sperando in un futuro.

Mairim si fece trovare pronta per uscire: i capelli corvini lunghi e mossi, raccolti in una morbida treccia, il bianco vestito a fiori che le aveva regalato Sivart per il suo compleanno, le scarpe leggermente consunte ma pulite che, con un leggero tacco, snellivano ancor di più la sua figura già esile di costituzione.

Sivart le prese teneramente la mano, portandola a fare una semplice passeggiata, dove una volta doveva esserci stato un prato, con un arco in memoria ai caduti per la Guerra dei Portali. Adesso si potevano trovare solo rovi, con i colori spenti tipici di una qualsiasi giornata di tardo autunno.

Sivart prese un lungo filo di erba rampicante e con le sue abili mani creò una collana per la sua amata: il momento si era fatto magico. Il suo dito indice prese a sfiorare la guancia della ragazza e dai suoi occhi trasparì subito l’amore che provava per lei, e Mairim non sembrava volersene allontanare. I volti dei due giovani si stavano attraendo e la magia era palpabile intorno a loro, quando un boato fece vibrare l’aria che li avvolgeva.

Si guardarono intorno spaventati, cercando di capire da dove provenisse: camminando circospetti, seguirono le onde sonore che si espandevano nella penombra.

No. Non poteva essere!

Sivart si trovò di fronte all’entrata di un tunnel, dove prima rovi e macerie ne impedivano l’accesso. E adesso davanti a lui poteva notare un Portale; pensava che dopo la Guerra fossero stati tutti distrutti. Ma in quel momento la sola vista di quelle rotaie, che un tempo univano i mondi, lo riempì di paura ed eccitazione.

Cosa poteva fare? Cosa avrebbe voluto fare.

Disse a Mairim di tornare a casa e che poi si sarebbe organizzato per andare ad esplorare ciò che poteva esserci in fondo al tunnel.

Con fatica cominciò il percorso verso una nuova speranza; nonostante la gamba gli facesse ancora male, dopo l’incidente in fabbrica, la curiosità ebbe il sopravvento.

Il buio e l’umidità cominciarono a bagnare l’animo di Sivart e quelle rotaie sembravano non finire mai, ma ad un certo punto dietro la curva spuntò una luce che fece intravedere un brillante prato verde.

Gli occhi bruciavano per quel bagliore, cui non era preparato e le gambe lo reggevano a malapena.

Si guardò intorno e poco distante notò un piccolo villaggio. Con gli occhi chiusi a fessura, mentre con la mano tentava di farsi ombra, si avvicinò e nel giardino di una delle case vide qualcosa che lo sconvolse fino quasi a fargli perdere i sensi. Un brivido freddo gli percorse la schiena e sapeva che, se avesse voluto mantenere la sua stabilità mentale, avrebbe dovuto parlare con Mairim.

Fu lunga la serata per descrivere ciò che quel Portale gli aveva rivelato e, per quanto non fosse stato avaro di dettagli, Mairim faceva fatica a credergli.

Dopo una serie di ragionamenti, decisero che quello sarebbe stato il loro futuro, così prepararono i loro bagagli, da caricare su un carretto arrugginito che usavano solitamente in giardino, per avventurarsi verso la nuova vita.

***

Si trovarono di fronte quella porta e bussarono con timore: una giovane coppia sorridente li fece accomodare.

Mairim, sconvolta, vide che erano i loro doppi di quell’universo, la loro immagine riflessa.

I ragazzi tesero la mano, presentandosi ai nuovi venuti:

“Siamo Travis e Miriam, piacere di conoscervi!”

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. A tratti mi vengono i brividi, perché giorno dopo giorno mi accorgo che le storie d’amore, quelle di una volta, sono rimaste sono nei libri. Per questo mi piace leggere, per provare ancora quella sensazione degli incontri che non riesco più a vedere intorno a me. Grazie.

  2. Ciao Isabella. In un periodo buio come questo, ho apprezzato la porta, la possibilità di passare in un universo parallelo. La speranza. E poi, devo dirti che ho invidiato Mairim per il semplice fatto che si preparava per andare a fare una passeggiata. Legale e consentita! Bellissimo ?

    1. Ciao Cristina,
      grazie per quello che mi hai scritto, in effetti volevo proprio creare un mondo in cui tutti possono avere in qualche modo un’altra possibilità. Per la passeggiata… Mentre scrivevo la stavo sognando ?

  3. Ciao Isabella, che bella sorpresa 😀
    Mi piaci in questa tua veste di scrittrice distopico/fantascientifica, l’idea dei mondi paralleli è azzeccata. Mi unisco ad Alessandro nello sperare che questa sia una serie. Rimangono troppe curiosità da appagare. Vorrei sapere di più sulla Guerra dei Portali e sulla necessità che ha spinto la popolazione a modificare geneticamente la retina dei loro occhi.