
I doveri di un eroe
Serie: Il gatto di fuoco
- Episodio 1: La regina dei gatti
- Episodio 2: I doveri di un eroe
STAGIONE 1
«Forse non posso rifiutarmi» brontolò Pino mentre si avviava nel vicolo dell’ultimo rapimento. «Ma posso fallire. Quella micetta e tutte le sue incarnazioni non potranno costringermi a fare un bel lavoro. Darò un’occhiata in giro, poi me ne torno a dormire.»
Il vicolo puzzava come una lettiera vecchia di tre giorni ed era pieno di spazzatura e umidità; a sentire la regina, Batuffolo era stato visto entrare lì.
Poi si era volatilizzato.
La sparizione dei gatti era fatto terribile, ma Pino avrebbe preferito che se ne occupasse qualcun altro. Se solo non avesse mangiato quel peperoncino luminoso, adesso se ne sarebbe stato a ronfare in qualche garage, invece di schivare pozzanghere melmose.
Ma c’era un cartello: Attenzione peperoncino geneticamente modificato! Non toccare, non guardare, non annusare. State alla larga!!!
Troppi divieti per poter resistere.
Così adesso tutti credevano che lui avesse dei superpoteri.
Lanciò ancora uno sguardo svogliato, poi si girò per andarsene e comunicare il fallimento delle indagini.
Non aveva fatto i conti con due mani enormi che lo afferrarono.
«Ecco l’ultimo ingrediente per la mia zuppa» sghignazzò qualcuno, Pino sentì un dolore acuto tra le scapole, e il tempo diventò gommoso.
Fece appena in tempo a sfoderare gli artigli, ma la presa si fece ancora più forte. Preso dal panico, moltiplicò i suoi sforzi, soffiando, mordendo e scalciando. Poi un grido di dolore, le dita misteriose si aprirono e cadde sull’asfalto bagnato.
Senza girarsi indietro fuggì.
***
«Buongiorno, supereroe!» esclamò Jolly.
Pino si guardò intorno confuso, il sole illuminava le tegole grigie e familiari del suo tetto, gli uccellini cinguettavano invisibili tra i rami, attendendo solo di diventare colazione.
Era mattina.
«Non sono un supereroe. Che è successo?»
«Non lo so, ieri sei arrivato barcollando, hai borbottato qualcosa e poi sei svenuto.»
«Ero nel vicolo dove è sparito Batuffolo e il rapitore ha cercato di prendere anche me» ricordò con un brivido. «Ma sono fuggito.»
«Perché sei un supereroe!»
«Ti ho detto di no» sbraitò Pino, contrasse le spalle e il dolore gli riportò altri ricordi. «Deve avermi iniettato qualcosa. E così che rapisce i gatti, li anestetizza. Però a me non ha fatto effetto.»
«Perché sei un supereroe!»
«Smettila! Io mi tiro fuori, perché mai dovrei rischiare una delle mie vite?»
Jolly sorrise sornione. «Ti devo rispondere o la sai da solo?»
Lo sapeva benissimo: perché era un supereroe!
«Va bene, da dove iniziamo?»
«Facile dal costume» disse Jolly e tirò fuori da dietro un camino una maschera rosso fuoco con impresso un peperoncino, un mantello e una cintura dello stesso colore.
«Quella roba non me la metto.»
«Tutti i supereroi hanno un costume. Serve a proteggere l’identità segreta.»
«Ma lo sanno tutti che sono io. Quanti gatti ci sono in città che hanno mangiato un peperoncino geneticamente modificato?»
«Serve anche a intimorire il nemico!»
«Vestito come un pomodoro flambé? Non credo proprio.»
Jolly mostrò i denti. «Insomma, ci ho lavorato tutta la notte e te lo metti, chiaro?»
«Va bene» cedette Pino. «Ma la cintura a che serve?»
«Per l’arma segreta, va riempita di peperoncino.»
«Te lo scordi. L’unica volta che l’ho fatto mi sono bruciato tutta la bocca. Ho mangiato di crocchette frullate per una settimana.»
Jolly dovette ritenersi soddisfatto perché non aggiunse altro, si infilò dietro un angolo e tornò con un pezzo di stoffa bianca tutta infangata. «Ora occupiamoci di questo.»
«Cos’è?» chiese Pino.
«Non lo so lo avevi tra le zampe ieri quando sei arrivato.»
Il pezzo di stoffa faceva parte di un vestito, forse strappato durante la colluttazione. Riportava il ricamo di una casetta in filo rosso, la scritta diceva: Ristorante Stellato “La Casa Rossa.”
«Ora che ci penso quel criminale ha parlato di una zuppa» rimuginò Pino. «Possibile che…»
L’idea che gli venne in mente era così terribile che non riuscì a pronunciarla.
Eppure, era l’unica possibile.
***
Il ristorante stellato “La Casa rossa” era molto diverso dal vicolo della sera prima. Era pulito, illuminato e pieno zeppo di persone.
Sarebbe stato difficile entrare. Per chiunque non fosse un gatto.
Pino scivolò nel vicolo posteriore, passando per i tetti. Di solito i gatti non attirano l’attenzione degli umani, questo se hanno la decenza di non indossare maschera e mantello rosso fuoco.
Si nascose tra i cassonetti, con gli occhi fissi sulla porta di servizio. Dopo qualche minuto, un cameriere uscì con una sigaretta in bocca e gli occhi fissi sul cellulare. Pino fu dentro prima che la porta si richiudesse.
La cucina era un caos di gambe e urla, odori di ogni tipo, alcuni divini altri rivoltati. A una prima occhiata, non era il posto giusto per conservare dei gatti rapiti.
Lo sguardo finì su una porta con scritto: Stanza privata – vietato l’ingresso a chiunque!
L’ultima volta che aveva ignorato un cartello di divieto aveva ricevuto in cambio un alito infuocato e un costume ridicolo; eppure, il suo istinto felino gli diceva che era lì che doveva andare.
Ma come aprire la porta?
C’erano un sacco di utensili che avrebbe potuto usare, se solo avesse avuto le mani. Ma la natura aveva compensato la mancanza dei pollici opponibili con una scaltrezza distruttiva.
Caricò le zampe posteriori e, con un salto perfetto, atterrò tra pentole e padelle. Il cuoco che lo vide rimase così di sasso che per qualche secondo non riuscì a far altro che indicarlo; Pino fece in tempo ad afferrare una coscia di pollo croccante, prima che il tipo afferrasse la mannaia più vicina e cercasse di colpirlo.
Non ci andò nemmeno vicino, ma il rumore attirò l’attenzione di tutti.
«Un randagio!» gridò qualcuno.
«Un ladro!» rispose un altro.
«Chiamate lo chef Gerard.»
Era scoppiato un vero inferno e Pino col mantello svolazzante e la cosciotta in bocca, schivava i colpi e ogni tanto graffiava qualcuno. Quando fu pronto, saltò sulla pelata di un maître che passava di lì. Il poveretto, prima ancora di capire cosa stesse succedendo, si trovò stampata una padella in faccia e cadde all’indietro, proprio sulla porta misteriosa, scardinandola del tutto.
Pino non perse tempo e saltò dentro la stanza buia.
Una grossa rete, piena di gatti, stava appesa sopra un pentolone ribollente.
«Chi sei?» miagolò uno dei mici.
«Ehmm… sono Pino. Sono qui per salvarvi!»
«La regina dei gatti ci ha mandato un supereroe!» risposero quelli in coro.
«Non lo sono.»
«Hai il mantello» obiettò il micio.
Non c’era tempo per stare a discutere, fuori le voci si stavano facendo concitate e presto qualcuno sarebbe entrato, nonostante il divieto.
Saltò sulla rete e cominciò a farla dondolare avanti e indietro, e quando prese abbastanza velocità, con un’unghiata precisa tagliò la corda che la teneva ancorata al soffitto.
La rete piombò a terra in un coro di miagolii di protesta, si aprì come un fiore all’alba. Decine e decine di pellicce colorate e code di ogni tipo si sparsero sul pavimento lurido. Appena i gatti si furono ripresi dalla botta si fiondarono fuori.
Per ultimo sballonzolò fuori una palla di pelo bianca.
«Io sono Batuffolo, grazie per averci salvati. I miei umani saranno molto in pensiero. Sei un vero supereroe!»
«Non sono un supereroe» gridò Pino mentre il micio usciva, quello non gli rispose nemmeno. Ma l’importante era che i gatti della città fossero salvi.
Pino guardò ancora nel buio, per essere sicuro che nessuno fosse rimasto indietro, poi uscì. Non fece nemmeno tre passi che il mantello rosso si impigliò. Si voltò furibondo, maledicendo Jolly e le sue trovate, solo per accorgersi che non si era impigliato: era stato catturato.
«Hai liberato i miei ingredienti» urlò furioso lo chef, sollevandolo da terra. Aveva il viso rosso come un pomodoro e due ridicoli baffetti neri che puntavano all’insu come lancette dell’orologio.
«La mia ricetta è rovinata. Nessuno stasera potrà assaggiare la mia ultima creazione: la zuppa di gatti!»
Pino protestò, cercando di divincolarsi, ma riuscì solo ad annodarsi nel costume. L’infido Gerard lo teneva ben lontano dal viso, non poteva nemmeno cercare di accecarlo!
«Però magari posso prepararne una porzione per me!»
Il malefico chef sghignazzò avvicinandosi al pentolone. L’acqua calda ribolliva a pochi centimetri e Pino capì di essere spacciato.
Se solo se ne fosse scappato subito, non si sarebbe trovato in quella situazione!
Come avrebbe fatto a fuggire? Lui non era il supereroe che tutti credevano.
Poi ebbe un’illuminazione. Aveva tardato a uscire per essere sicuro di aver salvato tutti!
Non era una cosa da supereroi?
Con l’ultimo sforzo, infilò le zampe nella cintura, fino a stringere un oggetto lungo e gommoso. Era sicuro che Jolly non lo avrebbe ascoltato, i gatti fanno sempre come gli pare.
Tirò fuori il peperoncino e lo ingoiò.
L’inferno gli esplose dentro, prima ancora che il malefico ortaggio raggiungesse lo stomaco. Gli occhi iniziarono a lacrimare, la gola pizzicava da matti e la pancia sembrava stesse ospitando il congresso mondiale delle rane scalmanate.
Aprì la bocca e con un rutto gigante incendiò ogni cosa.
Quando si svegliò una lingua rasposa lo stava leccando.
Fa che sia la bella siamese pensò aprendo gli occhi. Invece trovò Jolly.
«Ti sei svegliato finalmente. Puzzi come un ratto al forno.»
Pino si guardò intorno, il ristorante “La Casa Rossa” era in preda alle fiamme, tutti i clienti mezzi bruciacchiati stavano inveendo contro lo chef.
«Hai fatto un bel fuocherello, eh?» disse l’amico. «Però hai salvato tutti, sei o non sei un supereroe?»
«Sai che ti dico» rispose Pino guardando il suo acerrimo nemico cercare di calmare la folla inferocita. «Da oggi chiamami gatto di fuoco!»
Serie: Il gatto di fuoco
- Episodio 1: La regina dei gatti
- Episodio 2: I doveri di un eroe
Il tuo racconto sembra un ‘vecchio’ classico della letteratura per ragazzi, ma con ingredienti e protagonisti nuovi e freschi. Una scrittura come la tua appassiona noi che siamo pubblico adulto, posso immaginare quanto appassioni un pubblico più giovane! E questo decreta sicuramente il tuo successo. Storia avvincente e protagonisti accattivanti. Bravissimo 🙂
Ciao Cristina, grazie mille per il tuo bel commento. Sono contento che ti sia piaciuto
Un abbraccio
Fantastico, c’è un nuovo sceriffo in città e non vorrei mai essere nei panni del brutto ceffo che dovrà vedersela con lui. Pino per sempre.
Ciao Roberto.
grazie per aver letto la storia, Pino ti ringrazia per il supporto!
Un abbraccio
Mi piace molto questo Pino, al suo potere col peperoncino; più che un gatto pare un draghetto, un eroico sputafuoco, contro il malefico cuoco che nella zuppa di felino voleva metterci anche il micino. Evviva i 🐱 🐱 🐱 liberi e felici; lunga vita a Pino e ai suoi amici.
Ciao Maria Luisa,
grazie infinite per aver letto la storia e per il bel commento.
Un abbraccio
Un piccolo commento in rima giocosa, da sottolineare con matita rossa per piú di un refuso nelle preposizioni. Pardon, Alessandro.
Mmm. Questo racconto mi ha fatto venire fame. Ahahah. Scherzo, ovviamente…
Episodio davvero sfizioso e divertente. Niente da dire, Pino è proprio un vero eroe.
Complimenti Alessandro.
Ciao Super Dario,
è sempre un piacere averti tra i commenti.
Grazie per aver letto il racconto e per il bel feedback
Ma perché solo a me ha commosso???
Ciao Elena, grazie per aver letto la mia storia.
Non ti preoccupare per le lacrime, deve essere colpa di tutta questo peperoncino :-*
Eroe proprio malgrado, ma pur sempre eroe (super!). Che la forza del peperoncino sia con Pino! Storia leggera e avvincente allo stesso tempo, nella letteratura per ragazzi ti muovi davvero a tuo agio.
Ciao Tiziano, grazie infinite per questo bel commento.
Mi onori
Alle prossima
“Aprì la bocca e con un rutto gigante incendiò ogni cosa.”
me lo sentivo che un super potere se lo poteva procurare in qualche modo 😂
Eh nelle storie per ragazzi, niente fa piu’ ridere dei rumori corporali. Ogni tanto ci vanno messi
” perché mai dovrei rischiare una delle mie vite?”
🤣🤣🤣
🙂
“😃 ❤️ 😂 👏”
Mi ha fatto ridere 😂 😂 😂
non si vede la frase 😛
La frase era “Il vicolo puzzava come una lettiera vecchia di tre giorni” 😂
Una sola parola: wow!
GRazie Kenji, mi fa piacere che ti sia piaciuto
Bellissimo! In un mondo dove troppi stufosi “normali” fingono per mostrarsi gli eroi che non sono, arriva Pino. Che si ostina a voler essere normale, ma è il più eroe di tutti ❤️
Bellissima anche l’immagine.
GRazie,
Dea per aver letto e apprezzato il racconto.
Un abbraccio
Ale
Adorabile, con lui che poverino si ostina a ribadire la sua normalità. Forse te l’ho già scritto perché sono vecchia e mi ripeto, ma il tuo supergatto mi sembra l’evoluzione più logica e conseguente del gattone nero, Behemoth, che troviamo in Il Maestro e Margherita.
Ciao Francesca,
grazie per il bel commento e per il tempo che hai dedicato alla ia storiella. Di solito le reference troppo alte mi mettono in soggezione, ma ti ringrazio di cuore.
Alla prossima :-*