I gatti della Valcuvia

Reinhard osservava quella vallata dall’alto dei monti. Era verde, con boschi e piccoli villaggi, sembrava bella.

Portando in spalla l’alabarda, seguì la compagnia che stava scendendo nella Valcuvia.

«Fra poco saremo al castello» disse il capitano.

Infatti aveva ragione: raggiunsero un maniero perso nei boschi, accanto a un luogo noto come Castello Cabiaglio. Lì altri lanzichenecchi al servizio degli Asburgo li accolsero e dissero: «Qua sono molto attivi i briganti… sono predoni che hanno in odio gli spagnoli».

Tutti annuirono, ma non rimasero stupiti della cosa: erano lì per combattere, non solo per fare una missione di rappresentanza nel ducato di Milano.

Il giorno dopo, Reinhard fu assegnato a una pattuglia e si mise a marciare fra le colline e i monti di quella vallata. Un commilitone diceva: «Ci chiamano “gatti”, gatti perché dicono che ci arrampichiamo sui monti come questi animali».

Reinhard rise, lui non aveva nulla della grazia di un gatto. Né lui né gli altri.

Continuarono con quella missione di pattuglia e passarono accanto a un laghetto con una cascata.

«Dissetiamoci che fa caldo…» disse il sergente che comandava quella pattuglia.

Il sergente dispose delle sentinelle e tutti riempirono le borracce di acqua fresca, poi bevvero.

Fu in quel momento che Reinhard si accorse che una delle sentinelle mancava all’appello. «Ma…».

Ci fu una detonazione, quindi il sergente cadde sul fogliame morto stecchito.

Si riunirono in gruppo e degli straccioni saltarono fuori dalle rocce con picche e pistole, gridavano qualcosa in dialetto lombardo.

Erano i briganti antispagnoli.

Reinhard era protestante, ma serviva i cattolici Asburgo che qualche anno prima avevano combattuto alla Montagna Bianca. Socchiuse gli occhi e aspettò che i briganti gli si avvicinassero.

Uno giunse vicino alla sua alabarda e Reinhard gli spaccò il capo.

Quella marmaglia di bricconi si spaventò e i lanzichenecchi esplosero di rabbia e li caricarono.

Picche trafissero, alabarde spaccarono, spade decapitarono, poi le pistole detonarono.

Rimasero pochi briganti che chiesero pietà.

I lanzichenecchi risero e allora ebbero cura di disarmarli, abbracciarli e mandarli via. I briganti erano perplessi ma i lanzichenecchi no.

In genere erano i ratti a portare la peste, non i gatti della Valcuvia.

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Discussioni

    1. Ciao Micol! Be’, fra le migliaia di parole del romanzo di Alessandro Manzoni è un po’ difficile ricordare tutto… io l’avevo memorizzato perché all’epoca delle elementari avevo sbirciato un libro che parlava di varie materia, fra cui la letteratura, e c’erano dei passi de I promessi sposi. Così lo lessi e vidi che Manzoni aveva definito i lanzichenecchi dei gatti… o meglio “si arrampicavano come gatti”. Vedi, il fatto era che all’epoca ero un bambino curioso e volevo sapere tante cose, quindi grazie a quell’entusiasmo memorizzai la faccenda… invece anni dopo, alle superiori, quando ci fu da studiare il testo ero abbastanza scocciato e non avevo più l’entusiasmo di anni prima.
      Grazie per il tuo commento!

  1. Come ho letto il titolo, mi son precipitato a leggere questo racconto!!
    Ma è vero che i lanzichenecchi venivano chiamati “gatti” dai locali? Non l’avevo mai sentita!
    Come sai, io vivo in Valcuvia, e per la precisione a Cavona. Ad ogni paese è associato un soprannome che indica i suoi abitanti: i asen de Cabiei (gli Asini di Castel Cabiaglio), i matt de Ranc (i matti di Rancio), i bupp de Cuvi (i cani, in dialetto arcaico – ora sarebbe “can” – di Cuvio), eccetera eccetera, fino ai Gatt de Caona (I gatti di Cavona).
    Sulla fontana nella piazzetta del santuario c’è anche una testa di gatto.
    Inoltre Cavona si trova sotto Castel Cabiaglio, alle pendici del monte Martinello, che come tutte le montagne della zona è caratterizzato da fenomeni di carsismo. A Cavona c’è una grotta che è detta “dei Lanzichenecchi”, perchè si narra che vi avessero trovato rifugio durante le loro scorribande.

    1. Ciao Sergio! Ti spiego, in teoria questo racconto in base all’ordine cronologico lo dovevo inviare a Inksection e oggi avrei dovuto pubblicare un racconto sulla Guerra d’Indocina, invece ho invertito le destinazioni perché di questo racconto ti avevo detto qualcosa e volevo che lo leggessi.
      Posta questa premessa, la Valcuvia non la frequento da tantissimo tempo e non sapevo dei soprannomi, ma il motivo per cui ho scelto questo titolo è semplice: ne “I promessi sposi” quando si parla dei lanzichenecchi che arrivano in Lombardia si dice che si arrampicarono come gatti sui monti (non cito testualmente perché non saprei dove ritrovare questo brano), perciò tutto qua, alla base di questa scelta non ci sta nulla di elaborato.
      Grazie per il tuo commento 🙂