I giorni grandi

Serie: Ritrovarsi


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All’inizio della primavera Adele si laureò e poco dopo entrò alla Scuola di Specializzazione. Quando sapemmo che era stata ammessa ci abbracciammo forte e io sentii un enorme senso di orgoglio per la sua ferma sicurezza nel cammino che aveva intrapreso.

I mesi successivi li ricordo come un continuo avvicinamento e rimescolamento delle nostre vite che pian piano si fondevano in una sola perché con Adele riuscivamo a condividere tutto, ci scambiavamo i nostri interessi e ne creavamo di nuovi comuni. Quello che stavo vivendo mi fece capire quanto non ero stato felice durante la mia storia con Simona in cui avevo sempre vissuto una vita parallela che non ero mai riuscito a fondere con la sua.

Con Adele riuscivo a parlare di tutto: le raccontavo dei miei interessi, delle passioni che mi animavano, dei libri che leggevo, e lei mi ascoltava sempre con attenzione e interesse, pronta a fare domande. Non dovevo più nascondere lo spazio che tutto ciò occupava nella mia mente, perché Adele ammirava la mia curiosità e la passione che mettevo nelle cose. Allo stesso modo, lei faceva lo stesso con i suoi studi o i concerti, e poi ci appassionavamo insieme a nuovi interessi e attività: imparammo a ballare i balli di coppia latino-americani, il rock, il boogie, e andammo in montagna insieme.

E non erano solo le attività che facevamo insieme che ci davano gioia, era anche la presenza uno dell’altra. Passavamo ore a parlare, ridere e condividere speranze, sogni, progetti e idee, Adele era diventata la mia confidente con cui potevo esprimere tutto quello che pensavo.

Durante l’estate andammo in vacanza insieme in un piccolo paese sulla costa occidentale della Sardegna e non mi sembrava di aver passato vacanze così belle. Riuscivamo a godere di ogni esperienza insieme, pronti entrambi a provare quello che proponeva l’altro. La portai in spiagge lontane, con avvicinamenti a piedi di più di un’ora, lei mi portò a ballare danze latino americane, io le proposi di andare in un locale con musica ska e lei si divertì a vedermi ballare saltellando in posizioni che variavo continuamente.

A ottobre proposi ad Adele di fare un viaggio a cui pensavo da anni, da quando avevo trovato nella libreria di mio padre una guida turistica della Germania, con all’interno un foglio scritto da lui con il programma di un viaggio sulla Strada Romantica che aveva fatto con mia madre quando erano fidanzati. Era incredibilmente dettagliato, riportava per ogni giorno la tappa, le cose da vedere, i riferimenti alle pagine sulla guida. Mi era sembrato una testimonianza tangibile dell’amore che avevano condiviso e dell’esperienza che avevano vissuto insieme e ora pensavo che mi sarebbe piaciuto farlo con Adele. Così le mostrai quel foglio, lei lesse con attenzione le annotazioni di mio padre e mi disse che era bellissimo e che quei ricordi potevano davvero guidarci.

Partimmo un paio di settimane dopo cominciando il nostro viaggio in auto verso la Germania. La prima tappa fu il castello di Neuschwanstein con le sue torri uscite da un racconto fiabesco che sembravano toccare il cielo. Proseguimmo poi lungo la strada che procedeva dritta su un territorio pianeggiante fatto di prati verdissimi con mucche che pascolavano pacifiche e ci fermammo in piccoli villaggi immersi nella quiete della campagna bavarese. A Rothenburg ob der Tauber vedemmo le case a graticcio che sembrarono venire direttamente da una cartolina. A Dinkelsbühl percorremmo le mura medievali che ricordavano un’epoca dimenticata. Ad Augsburg, seduti su una panchina nella piazza del municipio, guardammo il sole calante dipingere di toni dorati le facciate degli antichi palazzi circostanti. A Wurzburg salimmo alla fortezza Marienberg e passeggiammo nel Fürstengarten, il giardino del principe, da cui ammirammo dall’alto il centro storico, al di là del fiume Meno con il suo ponte vecchio, le alte torri sul municipio e le guglie delle chiese sparse per la città.

L’ultimo giorno, prima di partire per il ritorno telefonai a casa e mi rispose mia madre. Le raccontai delle cose che avevamo visto e alla fine le dissi che avevamo voluto seguire le loro orme e speravamo di continuare a farlo. Lei mi ringraziò e mi disse con voce tremante che era bellissimo quello che le avevo detto. Sentii distintamente che le mie parole l’avevano commossa e anch’io sentivo le lacrime agli occhi.

Quando riattaccai guardai Adele accanto a me e ci sentimmo parte di un legame speciale che univa le generazioni. In quel momento mi sembrò di aver chiuso un cerchio. 

Serie: Ritrovarsi


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Discussioni

    1. Si, hai ragione, scusa: avevo provato a cambiare il nome nel documento word e poi quando l’ho incollato quì mi sono dimenticato di cambiarlo di nuovo: ora l’ho corretto.
      Grazie per la segnalazione.

  1. Bellissimo racconto, confermo.
    Ma qui c’è troppa fretta. In un momento come questo, in cui avviene qualcosa di così fondamentale, e in un certo qual modo critico per l’intera esistenza del protagonista, non riesco a credere che non ci siano dei fermo-immagine dei genitori, dei suoceri, degli altri invitati al matrimonio. I testimoni della sposa. Qualcuno, insomma, che si infili per caso nel “cono” entro il quale si è concentrata la visione del protagonista. E anche i momenti cruciali in cui arriva la sposa e si incamminano insieme, sono troppo veloci. Un momento particolare, un episodio che resta impresso. Io ne ho tanti, come se la sequenza temporale si fosse frammentata in un caleidoscopio di fotogrammi. Il fazzolettino di carta passato di soppiatto dalla testimone della sposa e poi nascosto nella manica del vestito, ad esempio. O la spallina traditrice. O… o tanti altri.
    A meno che, non ci aspetti una qualche sorpresa nella prossima puntata…

    1. No, hai ragione, rileggendo quest’ultimo capitolo mi sono accorto anch’io che ci vogliono più particolari.
      La prima parte deve andare volutamente più veloce, perché occorre che si veda il passaggio dei mesi nel rapporto fra i due protagonisti, ma poi effettivamente ci vuole qualche episodio in più e in effetti ho anche cominciato a pensarci.
      Probabilmente è risultato così veloce perché mi ero molto concentrato sul capitolo prima (gli episodi 1, 2 e 3 della seconda stagione), che era più difficile, perché avevo un’idea ben precisa delle emozioni e delle descrizioni che volevo mostrare e non ero sicuro di riuscirci (infatti credo di averci messo due mesi con le tante revisioni) e quando sono arrivato a questo l’ho risolto in modo più sbrigativo, anche perché dovevo ancora scrivere il capitolo dell’incontro con Laura e anche quello lo sentivo impegnativo.
      Sono davvero contento di questo riscontro, è molto utile e conferma anche una mia impressione, ti ringrazio molto.