I guardiani della guerra

Serie: L'Ombra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lasciato il bosco delle illusioni, l’Ombra si incammina verso il sentiero
che aveva dovuto abbandonare, partecipando a nuovi incontri.

Evaporata donna Illusione, il cono di luce riapparve, stavolta a sfiorare da tergo l’Ombra, per costringerla a camminare più veloce.

La seguì fino al monolite, dove si spense, permettendole di riprendere fiato. Superata la grossa pietra, L’Ombra si rese conto che il sentiero aveva mutato la pendenza: se prima declinava dolcemente, ora saliva aspramente, come si fosse steso in verticale.

Sul ciglio del sentiero c’erano una tigre e la divisa di un soldato che, come fosse riempita da un corpo umano, se ne stava a terra con un fucile accanto e una macchia rossa sul petto.

Incuriosita, l’Ombra si avvicinò, confondendosi tra le ombre delle fronde, toccate da un leggero raggio di sole.

«Sei stato coraggioso, perciò ti omaggio della mia presenza, io che sono l’emblema dell’eroe» disse la tigre.

«Ti ringrazio per l’onore che mi fai» rispose il soldato, allentando la cinghia dell’elmetto che indossava. «Seppure il non aver paura mi renda più audace e sicuro nello stanare il nemico, di certo, non fa di me un uomo migliore» aggiunse.

«Io guardo il valore del combattente, non la morale del suo comportamento. D’altronde, se fai il falegname, tratti il legno come materia del tuo mestiere, così come il soldato tratta la guerra come il nemico da annientare» controbatté il felino.

«Se non me lo avessero comandato, non avrei fatto il soldato!»

«Hai ubbidito a un tuo preciso dovere.»

«Avessi avuto veramente coraggio, avrei disertato» confessò il soldato, schiacciando la mano contro il petto per tappare il foro da cui usciva sangue.

«Ti fa male la ferita?»

«A tratti, mi toglie il respiro.»

«Beh, lo sapevi che, durante la battaglia, saresti stato un possibile bersaglio.»

«Sì, ma non ero in battaglia, quando il proiettile mi si è fermato addosso. Ero di guardia sul ponte che segna il confine tra chi avanza e chi lo manda indietro: la divisa del nemico aveva due occhi come i miei e sul viso il mio stesso terrore di essere fatto fuori. È stato un attimo in cui ho visto lui come me e io come lo specchio suo. È stato un attimo fatale, perché io non ho sparato, a differenza dell’altro» raccontò il soldato, mentre si afflosciavano i suoi panni. Al che la tigre, con un ruggito ardito e con i muscoli scolpiti, balzò nel bosco e più non si vide.

«Quel soldato sarà ricordato come esempio di coraggio e non come martire che è caduto per la pietà che ha avuto.» pensò l’Ombra.

Stava procedendo  sul sentiero, quando il fischio del merlo ne anticipò la presenza.

«Oh! Sei di buon umore, pennuto canterino» esclamò.

«Oh, sei di nuovo da queste parti!» rispose il merlo.

«Come vedi.»

«Vedo che hai abbandonato il bosco delle illusioni; ma sei sicura ti sia propizio andare avanti, piuttosto che cambiare strada?»

«Se cerchi di intimorirmi, sprechi solo tempo, perché nessun evento farà di me quella che torna indietro!»

«Va’ pure, ma nel caso incontrassi un nemico, sappi che di te non avrebbe pietà, come il soldato che hai visto.» l’ammonì, alzandosi in volo con le ali aperte, per raggiungere un rapace dal becco adunco che lo aspettava in bassa quota.

L’Ombra proseguì sul sentiero, tra la selvaggia vegetazione, dove mai un piede si era posato. Raggiunta una terza cima, gli occhi le si riempirono di una radura pietrosa, con la nebbia a fare da cielo, e di una figura in un ampio mantello.

Si avvicinò per vederne la faccia: non aveva carne e ossa, ma aveva denti senza labbra e gli occhi erano fornaci di lava, quando è fuori appena dal vulcano.

E non era sola! Un’altra figura veniva in avanti, per portarsi in primo piano. Era esile, con una veste bianca fino alle caviglie, due trecce posate sul petto e la bocca aveva di una vipera.

«Chi siete?» chiese l’Ombra, mentre un recinto di materia fosforescente la circondava, per farla prigioniera.

«Io e l’altro siamo i soldati di quello che si nutre della guerra e della discordia che l’umana gente semina e coltiva. Noi combattiamo per rendere vana qualsiasi idea di pace e di armonia abbia le potenzialità per espandersi e attecchire al punto da poter cambiare l’intero agire umano!» proclamò.

L’Ombra tacque, in attesa di capire qualcosa di più.

«Prima di tutto devi sapere che io sono colei che instilla dubbi e incertezze, perché resti un’utopia, ciò che nella realtà potrebbe avvenire!»

«Cioè, tu neghi la possibilità di ciò che potrebbe accadere?»

«Quando l’uomo si interroga sulla natura umana e si chiede se essa possa essere altra da quella che la sua storia insegna, io intervengo per convincerlo del ragionare mio, ovvero che la natura umana non può essere diversa, se non in una realtà che non esiste!» confermò con fierezza.

Continua...

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Discussioni

  1. Il soldato che si guarda negli occhi del nemico e non riesce a sparare. Ti si stringe qualcosa dentro, perché sai che quel gesto di umanità gli è costato tutto. E l’Ombra che prosegue nonostante l’avvertimento ti fa venire voglia di camminare con lei.